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Gabrielli: "Risposta repressiva per tutti i comportamenti lesivi dell'ordine pubblico"

di Luca d'Alessandro
Fonte: Sky TG 24 - Radio Radio

Il prefetto Gabrielli ha parlato anche a SkyTG24 in merito allo stadio: "Lo stadio, per quanto qualcuno lo consideri una zona franca, è un luogo di pubblico spettacolo. Nulla di tutto questo ha carattere punitivo, ha il carattere precipuo di affermare, anche nelle curve, il rispetto delle regole. Ho condiviso e continuo a condividere queste misure, continuo a sostenere che solo se ci sarà un diverso modo di atteggiarsi del tifo potranno essere riviste, ma non si pensi che il gioco sia del tipo non rientriamo finché non togliete le barriere. Se questo è l’atteggiamento, di derby senza curve ne vedremo in maniera industriale”. Ha poi proseguito dicendo: "È ovvio che stiamo prendendo in considerazione che ciò possa avvenire. Da un lato la risposta sarà repressiva per tutti i comportamenti lesivi dell’ordine pubblico e della sicurezza, tutto questo poi inevitabilmente andrà a restringere gli spazi di dialogo e confronto”. Ha concluso sostenendo che: “Ognuno di noi non è responsabile solo delle proprie azioni, ma è responsabile anche delle comunità in cui vive”.

 

Il prefetto Franco Gabrielli è intervenuto a Radio Radio sulle tematiche legate al prossimo derby e la situazione di protesta delle Curve dopo la divisione dei due settori:

“Chi ha compiti di responsabilità laddove se li assume può diventare oggetto di queste contumelie. Io non sono arrivato il 2 aprile, c’erano delle indicazioni da parte della task force sulla sicurezza manifestazione sportive e l’indicazione del questore. La seconda cosa paradossale è che per me il tema delle Curve è un tema d’incolumità. Mi piacerebbe si prendesse coscienza che quando una Curva, la cui capienza è stabilita per 8700 persone (con posti in cui non si vedeva la partita)  per scavalchi e giochi vari, diventa per 11000 non si può fare. I comportamenti sono mutuati rispetto alle situazioni. Se anche nelle Curve ritornasse un modo corretto di stare allo stadio verrebbero tolte le barriere”.

Modo corretto?
"
Ieri mi sono visto il calcio internazionale. La gente se ne sta sulle sedute, non impegna le vie di fuga, non ci sono le immagini nelle curve nostrane. Ho provato anche a spiegarlo, mi rendo conto che nel nostro Paese il concetto della responsabilità è poco usato. Io ho una responsabilità giuridica e morale per il pubblico spettacolo. Se dentro la Curva ci fosse l’eventualità di un morto o un fatto grave, verrebbero a chiedere conto sicuramente a me. Mi sembra surreale che la gente si rifiuti di entrare allo stadio perché abbiamo semplicemente introdotto delle regole. Il vizio di fondo di questa vicenda sta nel fatto che qualcuno considera quello spazio come uno spazio proprio, invece quello è un luogo di pubblico spettacolo, è sottoposto a legge, a regole, è sottoposto a delle responsabilità in base a dei soggetti. Questo è il Paese in cui si tengono determinati comportamenti, in cui va tutto bene fino a che non succede qualcosa. In questa vicenda ho condiviso una scelta: un documento del 2014 del Ministro dell’Interno in cui si parla della divisione dei settori. Lo Stadio può essere anche inteso come uno spazio proprio, ma nel rispetto della legge. È il rispetto di una legge che in primis ha ad oggetto l’incolumità delle persone, perché quando in un settore di 8700 ce ne stanno 11000… come posso accettare una cosa del genere, ne va della mia coscienza".

"Il tema del creare delle condizione per ripristinare condizione, risponde al fine di riportare la fruibilità del calcio, qui sembra quasi che ci siano delle persone portatrici del tifo. Ma gli altri settori dello stadio? Sono tifosi di Serie B? Persone che non hanno a cuore la squadra? Credo che sia anche un’offesa alla stragrande maggioranza del tifo capitolino. Trovo immorale impiegare 1700 uomini per una partita, perché ancora ci sono manifestazioni di tifo violento come gli accoltellamenti. Dimostrateci nei fatti che il tifo è soltanto la partecipazione passionale a una manifestazioni e io sarà il primo a fare un passo indietro. Dimostrateci che tutto questo è superfluo, non sono barriere di cemento armato".

Situazioni per domenica?
"Non sono serenissimo, purtroppo anche lo scorso derby senza barriere dove non c’era tutta questa questione, ci sono stati 2 accoltellati e incidenti. Questo è il tifo che allontanerà le persone per bene allo stadio e porterà alla radicalizzazione dei confronti. Sono sempre per il buonsenso ma in alcuni settori il buonsenso non ha cittadinanza. Ci sono grandi professionisti che verranno impiegati. Se pensano che l’unica soluzione sia lo scontro, si farà sì che questo stato di cose prevarrà senza fine. Non sono sereno per domenica nel senso che so che determinati soggetti hanno determinate intenzioni di fare cose non positive. Ho l’obbligo di dire le cose come stanno. Mi auguro per primo come inizio di una ripartenza che l’appuntamento di domenica, rimanga nei confini di una protesta silente. Le tristi pungicature, sono il preludio dell’anticamera di situazioni gravissime"

Perché criminalizzare i tifosi? Multe per i cambi posto?
“Continuo a sostenere che la stragrande maggioranza di queste vicende, siano una questione di carattere culturale. Qualche giorno fa riflettevo a quanto sia cambiato il mondo grazie a Bin Laden per la sicurezza negli aeroporti. Nelle aule di giurisprudenza ci hanno insegnato che la legge segue i fatti e nel nostro Paese le leggi hanno un comportamento a pendolo. Le misure che la Questura ha posto in essere in questo campionato, hanno prodotto effetti meno negativi che nel passato. Il limite è quello di delegare totalmente a misure repressive che sono provvedimenti col fiato corto. Però c’è bisogno di una presa di posizione di chi va allo stadio per godersi la partita; è giusto urlare, insultare se è una cosa fine a se stessa e contestualizzata per sfogare la repressione di una settimana lavorativa, però poi basta, non deve sfociare nella violenza. Ci sono delle frange che sono molto aldilà dell’illegalità. La Curva, anche laddove è compressa, è pure sempre un 1/8 dello stadio. Questo è il classico campo nel quale tra i comportamenti delle persone e delle istituzioni c’è un punto di caduta. Perché non ci siano queste misure ci vuole il concorso delle persone. Il tifo non è un esercizio da educande, ma non è nemmeno un esercizio da delinquenti”.

Scadenza dei provvedimenti?
"Vediamo nei fatti questa stagione e il prossimo campionato vedremo se mantenerli o meno".

Collaborazione con le società?
"Poca da parte della società Roma, alla quale noi abbiamo comunicato il provvedimento una settimana dopo la fine del campionato. Invece di entrare in una logica corretta, si è immaginato che potesse essere rivisto. Qualcuno si è occupato più di fare telefonate, piuttosto che informare i tifosi della nuova capienza del settore. Il problema è che si è subito il provvedimento, ma non si è fatto nulla".

 


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