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Patro Eisden, Nainggolan: "Spalletti mi fece dormire a Trigoria per una settimana: veniva a controllare che non scappassi"

di Valerio Conti

Radja Nainggolan è stato ospite del podcast di SportiumFUN e si è raccontato senza filtri, ripercorrendo gli anni alla Roma, il rapporto con Spalletti, l’intesa con De Rossi e i momenti più intensi della sua carriera, dal quarto di finale di Champions League contro il Barcelona giocato nonostante l’infortunio, fino al gol dedicato alla madre scomparsa.

Puoi raccontare l’aneddoto di Spalletti che ti ha tenuto chiuso a Trigoria?
«Sì, mi aveva tenuto lì. Non mi ricordo esattamente il motivo, forse una partita importante o una punizione. Mi disse: “Adesso tu questa settimana dormi qui perché non voglio che esci”. Lui dormiva nella camera accanto e ogni sera, fino alle dieci e mezza, veniva a controllare che fossi in camera perché aveva paura che scappassi».

Sulla tenuta fisica.
«Mi sono sempre allenato, non salto mai in allenamento, non ho mai saltato un allenamento, ho giocato, lesionato, tutte cose che altri giocatori non avrebbero potuto fare, ma questa la gente non lo sa che ovviamente, ho giocato il quarto di finale di Champions League contro il Barcellona con centimetro di strappo al polpaccio.

Quali sono stati i tre gol più belli?
«Quello col Cagliari contro la Spal di controbalzo, quello con la nazionale contro il Galles all’Europeo e una semirovesciata contro il Genoa».

Chi era più forte di te ai tempi della Roma?
«L’unico che in quell’epoca era fortissimo era Vidal alla Juve».

Su De Rossi.
«Con De Rossi formavamo un centrocampo completo. È stato uno dei giocatori più forti con cui abbia mai giocato. Con lui ho avuto un bel rapporto. Io sono andato alla Spal quando lui era lì, che poi non è stata la storia che volevamo, perché lui dopo dieci giorni è stato cacciato e io sono rimasto là da solo. Daniele è una persona che mi ha dato tanto e quindi, quando ho potuto dargli qualcosa, l’ho fatto: fa parte di me. La gente che mi dà tanto cercherò di ricambiare sempre. Ho avuto la possibilità di andare alla Spal per lui, non perché volessi scendere di categoria».

Dopo la morte di tua madre hai segnato uno dei gol più importanti della tua carriera. Cosa hai provato?
«È stata la prima volta che mi sono commosso in campo. Il mio sogno era vederla soddisfatta per tutti gli sforzi che ha fatto per farmi arrivare così lontano e non l’ha mai potuto vivere, ma so che sarebbe stata fiera dell’uomo prima ancora che del calciatore».

Perché hai lasciato la Roma?
«Perché non mi sentivo più voluto: è arrivato il direttore Monchi, che voleva fare la sua squadra, perché il genio di Siviglia pensava di poter costruire in Italia una squadra come voleva lui. Voleva vendere tutti i giocatori di Sabatini. Sento ancora tanto affetto dai tifosi della Roma».

I tre migliori allenatori.
Medaglia d’oro a Spalletti, secondo me è lui quello che mi ha lanciato nella carriera a Piacenza. Con lui ho ancora oggi un bellissimo rapporto, perché ogni tanto lo sento. Terzo, metto Mario Somma. Anche Di Francesco è stato un bravo allenatore. Con Garcia ho un bellissimo rapporto».

Hai detto che vale più uno scudetto alla Roma che dieci alla Juve. Perché?
«Io sono andato in una società come la Roma, che per me è stata l’episodio più bello della mia storia. Volevo battermi contro la Juve e comunque, nei cinque anni che ci sono stata – tre anni secondi, un anno terzo – ce la siamo giocata. Poi, ovviamente, guardando la storia, la Roma ha fatto 87 punti, la Juve 92; l’anno dopo noi 82, loro 103… insomma, mancava sempre qualcosina, perché la Juve era troppo superiore in tutto. Quando una società come la Roma vince lo scudetto sarà festa per vent’anni, mentre la Juve lo vinci, lo devi rivincere continuamente. È diverso come sentimento».

Sugli episodi favorevoli nei confronti della Juventus.
«Io, quando hanno inaugurato la Juventus Stadium, col Cagliari ci andavo e ricordo una partita che pareggiammo 1-1 con un rigore inesistente a favore della Juve. Pensai: “Vabbè, siamo il Cagliari, una squadra piccola, la Juve sarà favorita”. Poi arrivo alla Roma: prima partita allo Juventus Stadium, perdiamo 3-2 con due rigori fuori area, e allora stessa storia con la Roma. Ed è da lì che mi nasce questa sensazione».


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