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Quando Dino Viola voleva costruire lo stadio della Roma...

di Marco Rossi Mercanti

È di oggi la notizia secondo la quale non è ancora chiusa la questione riguardante il possibile vincolo sulle tribune di Tor di Valle che ostacolerebbe la costruzione del nuovo stadio della Roma. Il MIBACT ha comunicato la volontà di attendere il ricorso presentato da Italia Nostra fino al 17 settembre e, almeno fino a quella data, tutto resterà fermo. Continua, dunque, la battaglia di James Pallotta per la costruzione del nuovo impianto giallorosso, proprio come in passato fece l'ex presidente Dino Viola, al quale fu impedita tale costruzione. 

A tal proposito, Vocegiallorossa.it propone ai nostri lettori uno stralcio del libro di Manuel Fondato "Dino Viola. La priginia del sogno", uscito nel gennaio scorso (ancora in testa alle classifiche), in merito alla costruzione di uno stadio a Roma.

"Ma la passeggiata pre partita con il sindaco non è solamente mera autocelebrazione, c’è anche una forte componente di pragmatismo. Nonostante sia ancora un Senatore della Repubblica Italiana, l’Ingegnere ha sempre tenuto la politica ben lontana dalla Roma, erigendo un muro, sempre più alto e rinforzato, tra il centro sportivo di Trigoria e i palazzi delle istituzioni. Gelosissimo della sua creatura non permetteva a nessuno di avvicinarsi ed essendo quella la sua unica attività, eccetto gli obblighi da parlamentare, non aveva bisogno di favori e non chiedeva nulla per non trovarsi nella scomoda posizione di dover ricambiare. Se qualcuno era in debito con lui cercava comunque di far incassare il credito alla sua squadra, come nel caso di Mantovani, che si sdebitò con lui prestandogli Vierchowod.

Anche oggi tessere buone relazioni con il sindaco e le istituzioni cittadine gli è funzionale per un progetto a cui sta ragionando da anni: costruire un grande stadio di proprietà della Roma. Il calcio è avviato verso una profonda trasformazione commerciale, muove sempre più capitali e per fare soldi servono soldi, soprattutto per mantenere un monte ingaggi di calciatori e staff tecnico sempre più gravosi nei bilanci. I giocatori si sentono legittimamente il perno decisivo dell’ingranaggio e pretendono di essere pagati in proporzione a quanto producono.

In Italia gli stadi sono tutti pubblici, di proprietà dei comuni o, come nel caso dell’Olimpico, del CONI. In Inghilterra e Spagna i proprietari sono invece i club, che sfruttano l’impianto anche attraverso musei dedicati alla propria storia, a esercizi commerciali, a negozi che vendono magliette e materiale ufficiale. Gioielli come l’Old Trafford del Manchester United, il Santiago Bernabeu del Real Madrid o il Camp Nou del Barcellona.

L’Ingegnere vorrebbe questo anche a Roma e deve muoversi nel vischioso sottobosco della burocrazia italiana. Da un paio di mesi si è acceso anche il motore della macchina organizzativa per mondiali del 1990 che due anni prima sono stati assegnati all’Italia.

Questo è il momento giusto per costruire un nuovo stadio in cui disputare la finale dei campionati del mondo. Bisogna cavalcare l’onda e approfittarne ora.

L’Ingegnere non è né palazzinaro né proprietario terriero, non gli interessa speculare e fare affari. Conoscendo profondamente il retroterra e il generone capitolini si sta muovendo da anni con cautela e diplomazia.

Già prima della fine del 1980 aveva illustrato il progetto di un nuovo stadio giallorosso alla Magliana al sindaco Luigi Petroselli. Tra i punti forti del pacchetto presentato, la formula di finanziamento che sarebbe stato a costo zero per la collettività, fatta eccezione per la realizzazione di una bretella di comunicazione che avrebbe collegato il raccordo anulare all’impianto.

 L’impianto avrebbe dovuto avere delle caratteristiche di flessibilità e multifunzionalità, con una copertura mobile. Era stato pensato anche per altre discipline sportive. La capienza prevista era di 86.000 posti, la stessa, più o meno, dello Stadio Olimpico.

Per i finanziamenti l’Ingegnere contava su alcuni sponsor, sulla cessione in appalto delle strutture di corredo dell’impianto e sulla vendita di abbonamenti pluriennali. La morte di Petroselli, nell’ottobre 1981 non aveva arenato l’idea, che era proseguita anche attraverso i suoi successori. L’area era ora stata spostata dalla Magliana alla Romanina e si attendeva il via libera dal consiglio comunale, considerando i tempi strettissimi per una simile opera".

 


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