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Tommasi: "Mi chiedo se alla ripresa ci sarà lo stesso entusiasmo. Vogliamo tornare in campo il prima possibile, ma ora parlare di sport ha poco senso"

di Danilo Budite

Il Presidente dell'AIC Damiano Tommasi ha rilascito un'intervista alla Gazzetta dello Sport. Di seguito uno stralcio delle sue parole.

Quale può essere la soluzione?
"Alcune istituzioni, come FIFA E UEFA, potrebbero mettere a disposizione dei fondi per limitare le problematiche economiche. E inoltre, non dimentico il calcio femminile".

Il suo timore?
"Ultimamente è stato una splendida realtà - ma lo è tuttora -, che ha coinvolto tutti. Quindi, mi chiedo? Da adesso, o comunque dal momento in cui sarà tutto finito, quali saranno gli investimenti in questa direzione? Ci sarà ancora l’entusiasmo che ha accompagnato le ragazze prima del grande “stop”? Sono dubbi leciti, mi auguro che tutto ciò non si verifichi. E lo stesso vale per i ragazzi di Serie C e D, che nella peggiore delle ipotesi potrebbero addirittura cercare altro. Spiace avere certe paure e mi creda: avrei volentieri evitato di averne e di parlarne".

Il problema principale.
"Prendiamo, appunto, la D: quanti giocatori, con moglie e figli, vivono anche grazie al denaro del calcio? Per loro è un rimborso-spesa fondamentale, che insieme allo stipendio principale, per intenderci quello del “primo lavoro”, permette di arrivare alla fine del mese. In ogni caso, parecchio dipenderà dai tempi dell’eventuale ripresa. E qui, onestamente, c’è ancora dell’incertezza".

La sua previsione?
"Vorrei fare una premessa, doverosa nei confronti di chi ha perso i propri cari e che sta combattendo per salvare le vite, come i medici: in questo momento, parlare di sport ha veramente poco senso, anche se, da appassionati, non vediamo l’ora di tornare a divertirci il prima possibile. Guardiamo cosa sta accadendo fuori dalle nostre abitazioni: una palla da calcio viene dopo, oggi sarebbe importantissimo anche solo intravedere la luce in fondo al tunnel".

Sportivamente parlando, quando la vedremo?
"Diventa difficile sbilanciarsi, nessuno può farlo: presidenti, dirigenti, calciatori... nessuno. Solamente il virus e ciò che si sta cercando di fare per sconfiggerlo decideranno. Noto una cosa, utilizzo un paragone calcistico. Un giocatore subisce un infortunio particolarmente grave: lo capisce subito e parte carichissimo per tornare, ma poi l’ultimo mese è la parte che effettivamente conta. Ora manca poco alla guarigione, non serve avere fretta: è fondamentale procedere in maniera graduale".

Vuole dare uno sguardo ai campionati?
"La speranza, e sto parlando a nome dell’AIC, è di tornare in campo velocemente, magari già in estate. Sa, con le spiagge piene di bagnanti... Tuttavia, voglio ripetermi: per farlo, dovranno esserci le assolute garanzie. La salute e la sicurezza delle famiglie sono al primissimo posto, quando non ci sarà più alcun pericolo torneremo a pensare agli allenamenti e alla ripresa dei match ufficiali. Oggi contano altre cose: quante persone sono decedute? Quante di esse, e il pensiero va anche a Gianni Mura, un grande del giornalismo italiano, ci hanno lasciato senza ricevere il saluto che avrebbero meritato? Tutto questo non può passare in secondo piano. Come l’immagine dei mezzi militari, che a Bergamo trasportavano le bare: tra qualche anno, quegli scatti li vedremo sui libri di storia".

La questione allenamenti.
"Siscorso pressoché identico rispetto a quello delle partite: chi determina quando tornare a sudare? Nel caso, in che modo? Con la rosa al completo, a gruppetti o magari singolarmente? Pure qui, decideranno l’andamento naturale delle cose e il processo di ritorno, come dire, alla normalità".


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