Conferenza stampa - Gasperini: “Domani torna Pellegrini. Malen meglio davanti alla porta. Vogliamo costruire qualcosa che rimanga”
Oggi alle ore 13:30 il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini parlerà ai media in conferenza stampa in vista della sfida di domenica alle ore 18:00 contro il Torino. Come di consueto, Vocegiallorossa.it fornirà ai propri lettori le parole del tecnico in tempo reale.
"No, beh, era riferito a questa scomparsa di Commisso che chiaramente ha fatto sensazione, anche se si sapevano le condizioni. Soprattutto anche al di là della rivalità che nel campo è sempre molto importante, però poi dopo, questa è l'essenza poi della vita che mette va sopra ad ogni rivalità chiaramente, poi anche questa società dove io ho vissuto anche la tragedia di Barone che dovevamo giocare la partita, quella di Astori, insomma abbiamo vissuta tutti. È chiaro che dispiace, anche questa società che è così martoriata da queste cose. E stamattina c'era anche qui Bove, tanto per rimanere sempre alla Fiorentina, che ha risolto il contratto e andrà a giocare in Inghilterra e questa almeno è una gran bella notizia per lui, per il ragazzo che finalmente torna a giocare a calcio, che è quello che desidera fortemente. Quindi, insomma, una notizia brutta e una bella".
facciamo innanzitutto le condoglianze, anche a nome dei colleghi, per quanto riguarda la scomparsa legata alla Fiorentina. Venendo alla partita di domani: qual è la condizione generale della squadra? C’è qualcuno che si è perso per strada, penso ad esempio a Ferguson. E poi una sua valutazione, anche parziale, sui due nuovi acquisti che hanno iniziato ad allenarsi, Malen e Robinio Vaz.
«Per quanto riguarda la situazione generale, la squadra sta sicuramente meglio rispetto agli ultimi quindici o venti giorni, tra fine dicembre e gennaio. È rientrato Ndicka, abbiamo smaltito le squalifiche di Hermoso, Mancini e Cristante. Anche in avanti rientrerà Pellegrini e molto probabilmente anche Ferguson, che ha preso una forte contusione ma sembra averla superata dopo una settimana: oggi proverà e potrebbe essere convocato. Sono arrivati due giocatori nuovi e abbiamo quindi recuperato un po’ di numeri. Andiamo a giocare a Torino dispiaciuti per l’eliminazione in Coppa Italia, ma in campionato arriviamo da ottimi risultati e da una buona classifica, quindi sarà un’altra partita. Per quanto riguarda i nuovi, Vaz ha fatto solamente due allenamenti, mentre Malen uno. Sono due operazioni completamente diverse. Una è chiaramente in prospettiva: un ragazzo molto giovane, con qualità che andremo a scoprire poco alla volta. L’altra è quella di Malen, che è un nazionale olandese e sono molto contento che sia arrivato. Credo sia stata un’operazione possibile anche grazie alla presenza qui di Ryan Friedkin, altrimenti sarebbe stato molto difficile. È stata un’operazione molto veloce: quando si è presentata questa possibilità, ne abbiamo parlato con Ryan e con Massara, è stato dato l’ok e si è chiusa in pochissimo tempo. Abbiamo preso, secondo me, un giocatore molto importante, che sono convinto farà molto bene. Ha le caratteristiche giuste e, come tutti i giocatori che arrivano, avrà bisogno magari di un po’ di tempo per inserirsi e per giocare con continuità. Però è un giocatore che ha giocato parecchio nell’Aston Villa ed è titolare della nazionale olandese. Sono convinto che piacerà molto».
Torno sul discorso dei giovani. Le cito alcuni dati: Robinio Vaz18 anni, Ziolkowski 20, Pisilli 21, Wesley 22, Soulé 22, Rensch 22 e Ghilardi 23. Sono tutti giocatori arrivati nell’ultimo anno e mezzo. L’altra sera lei ha detto di essere disponibile ad allenare una squadra giovane, a patto che siano chiari gli obiettivi. Il senso era questo, se non ho capito male. Le chiedo allora: come si fa a vincere subito con una squadra di fatto Under 23?
«Questo chiaramente non è possibile. Diciamo però che stiamo tenendo il piede in due scarpe. C’è uno zoccolo duro che è sicuramente competitivo e, per essere ancora più competitivi, è evidente che abbiamo bisogno di migliorare il reparto offensivo, con giocatori come Malen, che è arrivato. Contemporaneamente la società guarda anche al futuro, investendo su ragazzi ai quali non si può chiedere di essere subito competitivi, soprattutto contro le squadre che affrontiamo in campionato e, in particolare, contro quelle che occupano le prime posizioni della classifica. L’idea è quella di costruire, di portare avanti un progetto che possa avere continuità nel tempo e che possa lasciare qualcosa di concreto. Qualcosa che rimanga e che non venga bruciato ogni anno, di volta in volta».
Volevo chiederle ancora di Malen. È un giocatore piuttosto duttile, anche se ha dichiarato di preferire la posizione di centravanti. Possiamo aspettarcelo in futuro anche insieme a un altro centravanti, quindi in una posizione più decentrata, oppure prevalentemente da punta centrale?
«Questo lo vedremo. Non possiamo riferirci troppo al futuro in questo momento. Attualmente lui è un centravanti. È il ruolo che predilige, quello in cui può sfruttare al meglio la sua rapidità, la capacità di tiro e di concludere con entrambi i piedi, con immediatezza e potenza. Credo quindi che debba giocare vicino alla porta».
Torno sull’attacco. Sono arrivati Malen e Robinio Vaz: secondo lei il pacchetto offensivo è completo o si aspetta altro in questa finestra di mercato?
«È un discorso che continuo a ripetere: ne parlo solo ed esclusivamente con la proprietà. Tutto dipende sempre dalle opportunità. Questa era un’opportunità importante: il ragazzo contattato ha subito dato disponibilità e l’operazione si è risolta in poco tempo. Quando invece le trattative cominciano a diventare lunghe, molto spesso poi diventano difficili da realizzare».
Baroni ha appena detto che Gasperini è uno dei migliori dieci allenatori d’Europa. Un allenatore con cui spesso se l’è giocata contro uno dei migliori dieci d’Europa. Lei come lo classifica, Baroni?
«Baroni ha fatto un ottimo lavoro ovunque sia stato. Nelle giovanili e poi, successivamente, in tutte le squadre professionistiche ha sempre ottenuto ottimi risultati. È un allenatore sicuramente apprezzato anche qui a Roma. Con la Lazio ha fatto molto bene. Al Torino la squadra viaggia sempre su quelle posizioni di classifica e magari non riesce a fare il salto più in alto, però lui ha dimostrato la capacità di inseguire un miglioramento continuo per la propria squadra».
Volevo chiederle dell’evoluzione di Soulé: è arrivato giocando tutta la fascia come quinto a destra, poi lo ha portato più avanti e contro il Sassuolo lo abbiamo visto di fatto da trequartista. Quali margini di miglioramento ha ancora e se, secondo lei, può crescere anche in quella posizione, dove servono caratteristiche diverse, come giocare più spalle alla porta. Oppure è stata una soluzione legata all’emergenza?
«Arriviamo da tre o quattro settimane di emergenza totale, quindi è chiaro che in queste situazioni vai a cercare l’adattabilità di chiunque. Devo dire che lui ha fatto bene, anche nella posizione vista contro il Sassuolo. È un ruolo che avevamo già provato a inizio anno e che, in determinate situazioni, può ricoprire. Io credo molto nell’utilità dei giocatori e non nella specificità, a meno che non si parli del portiere, anche se ormai pure i portieri si sono evoluti molto. È sicuramente un giocatore di valore. Poi, se da quinto riesce a diventare più attaccante, se passa da sei gol a dieci o quindici, chiaramente ne alza il valore. Su una cosa però siamo tutti d’accordo: è un giocatore di valore».
Se è possibile fare un passo indietro per chiarire l’evoluzione di una trattativa. Sembrava molto vicino Raspadori e poi, a un certo punto, è arrivato Malen. Può spiegare com’è andata? Erano alternative o piste parallele?
«Non faccio chiarimenti. Con Raspadori non ho mai parlato, con Malen sì. Con Malen ci sono stati tre o quattro giorni in cui si è chiuso tutto. Per quanto riguarda altre trattative, non lo so: io parlo solo delle cose che mi riguardano direttamente. Non conosco i dettagli e non partecipo alle trattative. Con Malen si è creata questa opportunità e la proprietà, come ho già detto, ha dato grande disponibilità. Massara poi è stato bravo a chiudere, perché la trattativa era già definita. Abbiamo coinvolto il giocatore ed è andato tutto nel modo giusto. Credo che abbiamo preso un bel giocatore, un giocatore forte. Poi, come sempre, sarà il campo a parlare, ma su questo siamo convinti».
Oggi sta parlando molto di opportunità. Le chiedo se si stanno valutando opportunità anche per il reparto difensivo oppure se lì la situazione può restare così fino alla fine del mercato.
«Questo non lo so, dovete parlarne con chi opera sul mercato: non è il mio settore, per fortuna. Il mercato è sempre qualcosa di molto chiacchierato, le opportunità nascono e finiscono anche nel giro di un’ora oppure vanno avanti per mesi. Io sono un uomo di campo e per me le cose devono essere sempre molto veloci: quando ci sono e quando si può intervenire su situazioni rapide, va bene».
Si aspetta un Torino diverso domani rispetto alla partita di martedì in Coppa Italia oppure pensa che Baroni riproporrà la stessa gara?
«Il Torino è quello. Poi non so se varierà qualche giocatore, questo ci può stare: ha una rosa ampia, soprattutto a centrocampo e in attacco, un po’ più contata in difesa, ma comunque completa. Mi aspetto quel tipo di partita. Io, chiaramente, sarei anche contento di ripetere la partita, non il risultato. Come ho detto altre volte, vado sempre un po’ oltre il risultato. Abbiamo avuto belle occasioni, abbiamo rimontato due volte una partita, cosa che non era mai successa, forse solo una volta a Firenze, come avete sottolineato voi. Abbiamo avuto buone opportunità e possiamo sicuramente fare anche meglio, però credo che abbiamo fatto una buona gara. Poi nel finale la partita è girata così: poteva segnare ancora Arena, forse sarebbe stato troppo, ma ci siamo andati vicini. La partita dell’altra sera, da parte della Roma, mi ha soddisfatto. Capisco che per qualcuno il risultato non lo sia stato, ma a me sì».
Volevo chiederle come sta Ndicka. Ha affrontato un torneo molto diverso dal campionato, a eliminazione diretta, ed è stato un mese lontano dallo staff giallorosso: come lo ha ritrovato e in che condizioni è?
«È un tema importante, perché quando i giocatori rientrano da queste manifestazioni c’è sempre un periodo di riadattamento alle abitudini, che possono essere diverse. Stare via un mese non è poco. Non abbiamo avuto molto tempo: l’ho rimesso subito in campo e poi ha fatto praticamente un allenamento e oggi un altro. È chiaro che gioca in modo diverso rispetto alla nazionale. Da noi servono attenzione e concentrazione, anche nelle marcature, che sono un po’ più rigide. Speriamo che riesca a riattaccare subito con la concentrazione con cui lo avevamo lasciato, che era stata davvero notevole. Questo però lo potremo capire solo da domani. In ogni caso è una questione di pochi giorni, magari di una settimana: speriamo che già domani sia nella condizione giusta per la Roma».
Tanti club europei hanno iniziato a notare e ad apprezzare le qualità di El Aynaoui, soprattutto dopo le prestazioni in Coppa d’Africa. Com’è cambiata la sua valutazione sul giocatore nel corso dei mesi?
«A dire la verità, noi abbiamo sempre avuto subito la sensazione di trovarci di fronte a un giocatore giovane ma di valore, chiaramente da conoscere meglio. All’inizio della stagione le indicazioni erano più quelle di un giocatore offensivo, ma secondo me ha dimostrato, sia nella Roma sia vedendo le partite della sua nazionale, di essere un centrocampista molto affidabile in entrambe le fasi, anche in quella difensiva. È un ragazzo che, oltre a essere un atleta molto forte, è anche molto maturo e intelligente. Ha ancora margini di crescita: secondo me ne ha già fatti molti, ma ne avrà ancora. In ogni caso, già prima di andare in Coppa d’Africa, per noi era un giocatore solido».
Le insidie della partita di domani sono evidenti. Dati alla mano, il Torino può essere considerato una sorta di “bestia nera” della Roma in questa stagione. Lei stesso ha detto che si può e si deve fare meglio. Guardando anche al duello in panchina con Baroni, i numeri dicono che ha vinto circa il 30% degli scontri diretti. Cosa serve allora per battere questo Torino e quali sono le insidie maggiori dal punto di vista tattico?
«Penso che siano due squadre che si conoscono bene. Io alle “bestie nere” credo poco: ogni partita è una storia diversa. Speriamo magari di avere dalla nostra parte qualche episodio in più. Arriviamo a questa gara come a un’altra competizione, sicuramente molto motivati per continuare il nostro percorso in campionato e per dare continuità alla classifica. Al di là del risultato, lo ripeto, spero di poter ripetere la partita dell’altra sera. Se riusciremo a farlo, credo che potremo avere le nostre possibilità».
Mi soffermo su due giovani visti recentemente in campo, anche per l’assenza di Ndicka in Coppa d’Africa e per la situazione di emergenza in difesa: Ghilardi e Ziolkowski. Quanto li vede cresciuti rispetto all’inizio della stagione?
«Questa è una pagella che dovete fare voi. Sono due ragazzi che hanno grande voglia di crescere e di migliorarsi e rientrano in un’idea più di futuro che di immediato. A volte questo percorso può costare qualcosa, ma si lavora per cercare di dare continuità e costruire alle spalle di giocatori come Mancini, Hermoso e gli altri».