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Allenatore, dirigente, "trainager": tutto ciò che c'è da sapere su Ralf Rangnick

di Marco Rossi Mercanti
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Marco Rossi Mercanti

La nuova Roma del Friedkin Group è – ovviamente – ancora un cantiere aperto essendosi insidiati come nuovi proprietari solo lo scorso 17 agosto. Il tecnico Paulo Fonseca è stato confermato a inizio attraverso una chiamata da parte di Dan e Ryan Friedkin, che hanno voluto così ribadire la loro fiducia nei suoi confronti., ma ora è tornato nuovamente in discussione. Dal punto di vista dirigenziale, invece, Fienga e De Sanctis si stanno occupando del mercato. Per ricoprire tale carica, tra i tanti nomi che circolano c’è anche quello del tedesco Ralf Rangnick, dimessosi dai quadri societari del gruppo Red Bull nel mese di luglio. Andiamo a capire meglio chi sia questa figura, che si autodefinisce “trainager”.

L’ALLENATORE – Nato a Backnang, cittadina teutonica situata nel land del Baden-Württemberg, il 29 giugno 1958, dopo una carriera da calciatore (centrocampista) nelle serie minori, passa dall’altra parte e inizia ad allenare. I primi club guidati sono il Viktoria Backnang, selezione locale del suo paese natale, il TSV Lippoldsweiler e il Korb. Nel 1994 firma per lo Stoccarda, guidando la Selezione Under 19 per 4 anni, prima di approdare al Reutlingen e all’UlmaNel 1999 ritorna allo Stoccarda, dove guida la Prima Squadra sino a portarla alla conquista della Coppa Intertoto 1999/2000, primo trofeo internazione della formazione teutonica. Nella stagione 2001/2002 firma per l’Hannover 96, portando il club a una storica promozione in Bundesliga, conquistata con il record di punti ottenuti da una compagine di Zweite Liga (75). Nel 2004, invece, allena per la prima volta lo Schalke 04, chiudendo il campionato secondo alle spalle del “solito” Bayern Monaco e aggiungendo in bacheca una Coppa di Lega tedesca. Nell’annata 2006/2007 decide, a sorpresa, di ripartire dall’Hoffenheim, formazione di terza serie. In due anni, Rangnick trascina la squadra addirittura in Bundesliga, dimettendosi nel gennaio 2011 per divergenze sul mercato, in quella che resta la sua esperienza più lunga su una panchina. Nel marzo successivo torna brevemente alla guida dello Schalke 04, trascinandolo sino alle semifinali di Champions League e alla vittoria della Coppa e della Supercoppa di Germania: si dimetterà poi a settembre a causa di una sindrome da esaurimento.

Palmarès: 1 Coppa di Germania (Schalke 04, 2010/2011), 1 Coppa di Lega tedesca (Schalke 04, 2004/2005), 1 Supercoppa di Germania (Schalke 04, 2011), 1 Zweite Liga (Hannover 96, 2001/2002), 1 Coppa Intertoto (Stoccarda, 2000).

IL DIRIGENTE – Nel 2012 abbandona momentaneamente la carriera di allenatore per iniziare quella da direttore sportivo delle due squadre del gruppo Red Bull, ovvero Lipsia e Salisburgo. Nel 2015/2016, torna in panchina guidando la compagine tedesca e lasciando l’incarico di ds della formazione austriaca. Dopo aver ottenuto la promozione in Bundesliga, si dimette da tecnico per restare solo come direttore sportivo. Nel 2018, si risiede sulla panchina del Lipsia per un’altra stagione, chiusa con la sconfitta per 3-0 nella finale di Coppa di Germania contro il Bayern Monaco. Nel 2019 diventa responsabile dello sport e dello sviluppo calcistico del gruppo Red Bull, mantenendo la carica sino allo scorso luglio come accennato nell’incipit dell’articolo. Proprio negli ultimi mesi, il suo nome è stato spesso accostato alla panchina del Milan per sostituire Stefano Pioli, preso come “traghettatore” dopo l’esonero di Giampaolo. Tuttavia, l’ottimo rendimento del Diavolo post-lockdown, ha portato i rossoneri a confermare il tecnico emiliano, lasciando Rangnick con l’amaro in bocca.

IL CARATTERE DEL “TRAINAGER” - Per capire meglio i tratti della personalità di Rangnick, proponiamo uno stralcio dell’intervista che Christian Falk, giornalista della Bild, ha concesso a milannews.it il 12 maggio scorso, quando il nome di Rangnick era in piena orbita rossonera:

«Una cosa è chiara: Rangnick vuole moltissima influenza nel club. Egli non vuole soltanto dirigere gli allenamenti o scegliere le informazioni ma prendere decisioni riguardo i trasferimenti e soprattutto l’area scouting. Tra l’altro, l’allenatore tedesco ha grande influenza e competenza anche nel campo medico. Per questa ragione ha descritto l’incarico come una sfida: se diventa troppo difficile portarla a termine, non la accetterà. Rangnick è una persona molto ambiziosa. Se fa qualcosa, la porta a termine al cento per cento. Non per niente lo chiamano il “Professore” in Germania».

Lo stesso Rangnick, nella recente intervista a Il Corriere della Sera del 30 agosto, ha parlato dei motivi del mancato arrivo al Milan, parlando anche della Roma. Ecco uno stralcio delle sue parole, dove spiega anche perché si definisce “trainager”:

Perché non ha accettato il Milan?
«Una risposta semplice può essere: c’è stato il COVID-19. Ero stato contattato a fine ottobre, quando il Milan era quattordicesimo a 3 punti dalla retrocessione. Mi ha colpito la conoscenza che avevano del mio lavoro passato. Poi Pioli ha vinto 9 partite e ne ha pareggiate 3, così la faccenda è terminata. Eravamo d’accordo sul fatto che cambiare, a quel punto, non sarebbe stato saggio nell’immediato. Sul medio-lungo termine non so e questa può essere una risposta più complessa. Di sicuro non ho cambiato convinzioni e filosofia».

Nel corso dei suoi anni da allenatore, ha valorizzato calciatori come Mané e Firmino per citarne due…
«Tra Hoffenheim, Salisburgo e Lipsia la crescita di valore dei giocatori è passata da 120 milioni a 1.200 milioni. Quando abbiamo comprato Timo Werner per 14 milioni dallo Stoccarda, dove non giocò le ultime quattro partite, molti pensavano che avevamo pagato troppo, ma io avevo visto il potenziale per il nostro gioco. All’Hoffenheim abbiamo preso Luis Gustavo dalla Serie B brasiliana e poi è arrivato in Seleçao tre anni dopo. Kimmich è arrivato dagli Allievi Under 19 dello Stoccarda e due anni dopo Pep è diventato titolare al Bayern Monaco e in Nazionale».

Cosa intende per “trainager”?
«Trainer, allenatore, ma anche manager. Risultato sportivo ed economico fanno parte dello stesso progetto e un head coach dà il meglio di sé quando sceglie i calciatori adatti al suo gioco e non subisce decisioni altrui. Klopp al Liverpool — con Firmino, Mané, Keita, Matip, van Dijk, Salah, Robertson, Alisson — lo sta facendo e i risultati sono arrivati. Serve sostenibilità a medio-lungo termine e tutto parte da un concetto: l’idea fortissima del calcio da proporre. L’identità porta al sistema di gioco, alla Red Bull tutte le squadre (Salisburgo, Lipsia, New York e Bragantino) giocano allo stesso modo».

Sarebbe meglio partire da zero o con una proprietà nuova come, per fare un esempio italiano, la Roma?
«Roma è una metropoli mondiale e la Roma è un club di tradizione europea, che ha vinto l’ultimo dei suoi tre scudetti 20 anni fa e l’ultimo trofeo 12 anni fa, la Coppa Italia. Sarà interessante vedere come i nuovi proprietari Dan e Ryan Friedkin, imprenditori di successo, cercheranno di rimettere la Roma sulla strada del successo»

IL CALCIO DI RANGNICK – Dal momento che Fonseca è stato confermato sulla panchina giallorossa, l’eventuale arrivo di Ralf Rangnick nella Capitale sarà “solo” come direttore sportivo. Tuttavia, andiamo brevemente ad analizzare quella che è la sua idea di calcio. Il “Professore” è un tecnico versatile, dato che nel corso della carriera ha utilizzato diversi moduli. Ad esempio, nella sua ultima stagione al Lipsia, è sceso in campo con un 4-4-2, ma si è schierato con il 4-3-3 e anche con la difesa a tre, sistema che la Roma dovrebbe continuare a utilizzare nella prossima annata. Il modulo, però, preferito da Rangnick è quello con le due linee da quattro, dove i due esterni offensivi possono tramutare la loro posizione da laterali a quella di due trequartisti alle spalle delle due punte. La costruzione dal basso, con l’allineamento dei centrali di difesa con il portiere in modo da creare una prima linea a tre per iniziare a giocare la sfera, non fa parte del suo credo calcistico. Le squadre di Rangnick, infatti, giocano in verticale, avendo come primi riferimenti i due attaccanti, favorendo l’inserimento di uno dei due esterni di centrocampo o di uno dei centrali di centrocampo pronti ad aggredire lo spazio. Pertanto, la finalità è quella di attaccare l’area di rigore con 5-6 uomini, creando densità e spazi nei quali provare a punire gli avversari.


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