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Amarcord - 2005, Spalletti dà alla luce il 4-2-3-1 dei record

di Gabriele Chiocchio

Nuovo appuntamento con il viaggio nel tempo di Vocegiallorossa.it, che ogni mercoledì ripercorrerà eventi accaduti nel passato nella settimana di riferimento. Quest’oggi si torna al dicembre del 2005.

La prima Roma di Luciano Spalletti è nel suo peggior momento: i venti punti raccolti in quindici giornate sono un magro bottino, il gioco è tutto tranne che piacevole e funzionale e la sconfitta interna contro il Palermo ha gettato tutto l’ambiente in una depressione quasi irreversibile, con il tecnico addirittura in odore di esonero. A tutto questo, si aggiunge un’infermeria stracolma, soprattutto di attaccanti: per la trasferta di Genova contro la Sampdoria di Novellino sono indisponibili tutti i giocatori avanzati tranne Totti, che Spalletti decide di schierare come terminale offensivo davanti a una batteria di centrocampisti offensivi composta da Tommasi, Perrotta e Taddei. E questo permette di mettere in scena, nella a suo modo storica data del 18 dicembre 2005, la rivoluzione tattica creata dal tecnico di Certaldo: da quella sera si cominciano a vedere i capisaldi della Roma che avrebbe dato spettacolo e ottenuto risultati in Italia e in Europa, con le incursioni di Perrotta sugli spazi liberati da Totti e la fascia coperta con intensità da parte di Rodrigo Taddei, in attesa della qualità di Mancini che sarebbe rientrato a gennaio. La gara finisce 1-1, con un gol di Totti e il pareggio doriano di Flachi su calcio di rigore, ma più che punti importanti quella partita consegna una Roma ritrovata e sicura, che avrebbe poi inanellato la serie record di 11 vittorie consecutive.


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