.

Azzurro Totti

di Gabriele Chiocchio
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio

I colori di Francesco Totti, si sa, sono il giallo e il rosso. Ce n’è però un terzo, spesso meno considerato, ma quello che, teoricamente, unisce tutti, quello che appartiene ai migliori e che consacra i campioni: l’azzurro. Sono ormai quasi 10 anni che Totti non veste più - per scelta -  la maglia della nazionale, dopo 59 presenze spalmate in poco meno di 8 anni, 8 anni in cui il rapporto con quella maglia non è sempre stato idilliaco, tra sospetti di scarso attaccamento che venivano a galla a momenti alterni e addirittura una visita fiscale che l’allora CT Marcello Lippi lo costrinse a effettuare nel 2004 per accertarsi che un suo infortunio fosse reale: follia, se pensiamo a quanto accade oggi con giocatori a cui viene fatto passare ben altro o che vengono rimandati a casa per evitare stress e infortuni in amichevole. La verità, però, è che da quel 10 ottobre 1998 (data probabilmente anche troppo avanzata in relazione al suo talento e al suo rendimento nella stagione che portava ai mondiali francesi, ma da quell’orecchio Cesare Maldini non ci volle proprio sentire) e fino al 9 luglio del 2006 la nazionale italiana ha potuto usufruire di quello che è stato tra i più puri dispensatori di talento di una squadra che, storicamente, sulla classe ha fatto ben poco affidamento preferendo altri valori, ugualmente utili a vincere quattro Coppe del Mondo. “Totti non è decisivo in nazionale”, si diceva; poi si scorrono le partite e si scopre, magari con sgomento, che dove c’era vittoria c’era lui, tra gol (9 in totale, ma da centravanti in azzurro non ha giocato mai), assist (con i vari Inzaghi, Del Piero e Vieri che facevano chiedere ai tifosi della Roma cosa sarebbe potuta essere la loro squadra con un partner di livello per il loro Capitano), rigori guadagnati e giocate a ripetizione, perse nell’oblio dei ricordi perché sciorinate durante le noiose pause di campionato; ma anche d’estate, quando ci si sveste dei propri colori per indossarne uno uguale per tutti, Totti ha fatto sognare (quasi) tutta Italia e ha contribuito alla realizzazione del Sogno, con la S maiuscola. Trascinatore in Belgio e Olanda ed MVP di una finale che l’Italia avrebbe potuto vincere grazie a lui e che per qualcuno, addirittura, ha finito per perdere per colpa sua, reso da Trapattoni faro di un’Italia fin troppo conservativa (oltre che sfortunata, per così dire) in Corea e Giappone, indispensabile anche con qualche pezzo di metallo nelle gambe in Germania, con quattro assist in sette partite, quel calcio di rigore con l’Australia che nessuno in Italia (non solo tra i calciatori) avrebbe voluto tirare e una finale contro la Francia equilibrata fino alla sua sostituzione, dopo la quale ci fu bisogno di tanto cuore e di una difesa formato monstre - come era quella della squadra di Lippi - per portare a casa la Coppa. In mezzo, certo, anche qualche gara appannata e la macchia dello sputo a Christian Poulsen in Portogallo, a seguito di cui fu lasciato solo contro tutti, ma il rendimento azzurro di Francesco Totti è probabilmente ben migliore dell’alone che ha lasciato fino adesso. Chissà se tra qualche anno, quando le acque del tifo si saranno calmate e il classico revisionismo verrà fuori, cambierà qualcosa nella mente di tifosi e appassionati: sarebbe una cosa più giusta prima di tutto per loro.


Altre notizie
PUBBLICITÀ