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AIC, Calcagno: "Preoccupati per la questione stipendi. Orari? Giocare di pomeriggio al Sud non è facile"

di Alessandro Pau

Il vicepresidente dell’Aic Umberto Calcagno è intervenuto a Centro Suono Sport nel corso della trasmissione Te la do io Tokyo per parlare della ripresa. Ecco le sue parole

Giocare le partite di pomeriggio durante la ripresa?
"Ho giocato per tanti anni nei campi di serie C del sud alle 15, e posso assicurare che non è facile. Spero che su questo si possa ragionare, ma andiamo per step. Noi stiamo aspettando i protocolli che sono in corso di validazione, è in programma per il prossimo 28 maggio una riunione importante, vediamo cosa uscirà fuori".

Si è parlato molto della questione stipendi dei calciatori. Siete preoccupati?
"Siamo molto preoccupati. La Federazione, con le norme emanate l’altro ieri, per cinque mesi e mezzo non controllerà nessun pagamento. Quindi per le società di Serie A, che avevano il controllo previsto al 31 di maggio per le mensilità di gennaio, febbraio e marzo, è stato tolto il controllo della mensilità di marzo. Quindi capite bene che per cinque mesi e mezzo non ci saranno stipendi. Posto che Marzo, aprile e maggio sono stati spostati all’ammissione al campionato, ma se i campionati andranno avanti, come ci auguriamo tutti, le iscrizioni verranno fatte a fine agosto. Noi dobbiamo considerare che non esistono solo i calciatori di Serie A, ci sono giocatori di Serie B e Serie C. Ricordo che il 70% dei calciatori di Serie C hanno un ingaggio lordo non superiore a 50mila euro; ecco a loro non controlliamo nulla per cinque mesi e mezzo. Vi sembra normale una cosa di questo tipo? Si sta ragionando su come rientrare in campo e ad oggi, l’unico presupposto deciso, è che si tornerà in campo senza esser pagati. Mi sembra una situazione assurda".

I calciatori sono tranquilli e sicuri di scendere in campo? Hanno espresso preoccupazioni?
"Sono tutti preoccupati, tutti i professionisti, non solo i calciatori. Io faccio l’avvocato e ci sono colleghi che ancora non hanno ricominciato a lavorare, per esempio. Tornando ai calciatori, abbiamo l’esempio di Michael Agazzi che non si è sentito sicuro e ha preferito risolvere il proprio contratto che ricominciare a giocare. Non c’è un discorso di essere pro o contro la ripresa: c’è una comunità scientifica che consiglia e ci sono protocolli in fase di validazione…vediamo. Poi dobbiamo vigilare che i protocolli vengano rispettati, ma questo fa parte del nostro lavoro. Bisogna valutare se ci sono le condizioni per ripartire, e n questo momento sembrano esserci. Ripartire non con il rischio zero, ovviamente, ma con un rischio minimo. Ma questo discorso vale per tutti i settori, non solo per il calcio".

Sembra che questa stagione possa finire il 20 agosto e la prossima ricominciare il primo settembre. Qual è la posizione dei calciatori, soprattutto per le settimane di ferie che gli spetterebbero?
"Le ferie vanno godute singolarmente, il calcolo non è uguale per tutta la squadra, è fatto sul singolo. La questione è già stata risolta, comunque. Uno dei primi DPCM del governo diceva di far godere le ferie ai dipendenti, in questa categoria rientrano anche i calciatori ovviamente. Per cui le settimane di marzo in cui non si è giocato, in cui non ci sé allenati, vengono ‘risolte’ in questo modo. Anche per questo prima parlavo dell’importanza della questione stipendi".

Sono state rimandate le elezioni dell’Associazione Italiane Calciatori, che prima o poi però ci saranno. Lei si candiderà?
"Certamente farò parte della partita. Il virus ha rimandato anche le nostre di elezioni, che spero comunque si faranno a breve. Anche perché ci aspetta un quadriennio importante, che condizionerà un’intera generazione di calciatori e secondo me condizionerà molto anche le società".

Qual è il suo programma?
"Le nostre proposte, quindi le mie e quelle del mio gruppo, è di andare in continuità con tutto quello che abbiamo fatto. Dobbiamo essere forti e mantenere tutte le tutele che oggi abbiamo. Continuare a confondere la riforma dei campionati con il format, cioè dire quante squadre è giusto avere, è sbagliato. Riforma dei campionati significa ridistribuire le risorse in maniera differente. Andiamo a vedere come fanno in Germania, Inghilterra e Spagna quale percentuale di diritti televisivi vengono distribuiti verso il basso, quanto è importante la piramide. Se parliamo della nuova Champions, ci rendiamo conto di cosa significherebbe fare 4 gironi da 8 invece che 8 da 4? Per questo dico che le decisioni che prenderemo nei prossimi anni condizioneranno generazioni di calciatori ma anche di presidente. A me sembra si stia andando nell’ottica di dare di più a chi ha molto e di preoccuparci poco di chi abita sotto di noi. Con la Superchampions, ad esempio, si rischia di non badare più a chi vive sul nostro stesso pianerottolo. Io sono sinceramente molto preoccupato da questo punto di vista".


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