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Roma-Qarabag 1-0 - Da Zero a Dieci - La mentalità di Di Francesco, la noia di Alisson e Totti che aveva previsto tutto...

di Alessandro Carducci

0 – I motivi per non essere felici. Una volta tanto è andato tutto bene. Tutto. Ma proprio tutto. Rarità.

1 – Il brivido corso ieri per una distrazione di Fazio nel finale. È andata bene.

2 – I gol decisivi di Perotti negli ultimi mesi. Uno che non segna molto ma, quando lo fa, preferisce concentrarsi sui gol che fanno la storia. Prima la rete contro il Genoa, nel Totti day, che ha consegnato la Champions alla Roma e ora il gol che ha proiettato i giallorossi primi nel girone. Pochi ma buoni.

3 – Il posto che un po' tutti pronosticavamo al momento del sorteggio. Con la scudettata inglese e la squadra che aveva giocato finali su finali in Champions negli ultimi anni, come poteva una Roma ancora in embrione poter competere? Come? Arrivando prima, ecco come.

4 – Tre gli anni previsti per vedere finito lo stadio. Ottimisticamente, firmeremmo tutti per vederlo completato in 4.

5 – Gli anni di travaglio per partorire il sì definitivo. Si può dire di tutto degli americani ma non che non abbiano pazienza.

6 – Voto di stima da Alisson. Si trova il pallone in braccio in un paio di occasioni e poi nulla, non deve fare assolutamente niente. Sta diventando un'abitudine.

7 – Alla mentalità di Di Francesco, che si è sgolato per tutta la partita per non vedere la Roma arretrare ma per vederla continuare ad attaccare, anche dopo il gol.

8 – I dribbling riusciti da Perotti. Il numero uno per distacco considerando che i secondi in classifica sono Fazio, Nainggolan ed El Shaarawy, con appena due dribbling.

9 - I tiri out su 20 tentativi totali. Bisogna aggiustare un pochino la mira.

10 – Il sorriso suo. Il sorriso del numero 10 al momento del sorteggio: “Guarda se proprio lui doveva tirar fuori queste squadre...”. Forse aveva previsto tutto. E noi no.


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