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E vissero tutti felici e contenti?

di Gabriele Chiocchio
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Vedere le prestazioni di Lorenzo Pellegrini con la maglia del Sassuolo e della nazionale Under 21 ha fatto maturare due sensazioni ben distinte: l’appetito di rivedere in giallorosso un centrocampista classe 1996 capace di realizzare 8 gol e 8 assist e, soprattutto, il disappunto di dover vedere la Roma spendere dei soldi per riportarlo a casa. Per l’esattezza 10 milioni di euro, contro gli 1,25 ricevuti a giugno di due anni fa, soldi che allora servivano per contenere la perdita del primo dei tre bilanci sotto il controllo dell’UEFA, dopo il patto transattivo firmato a maggio 2015. Un’operazione spesso contestata nei termini oltre che nelle cifre, che però restituisce alla società giallorossa un calciatore fatto e finito, credibile da inserire nelle rotazioni e di formazione del vivaio, elemento che non è di per sé una medaglia al valore come ormai va di moda pensare ma che, semplicemente, porta il vantaggio pratico di non dover utilizzare uno dei 17 slot per i giocatori non formati in Italia. Questo perché Pellegrini ha avuto la possibilità di giocare in una realtà superiore a quelle dove normalmente si fanno maturare i giovani, con una struttura di gioco ben definita e l’opportunità - oggettivamente imprevista ai tempi della cessione, ma certamente ben gradita - di mettere i piedi oltre i confini nazionali anche coi grandi, dopo averlo fatto da protagonista nella Youth League 2014/2015, condita dal gol segnato al Manchester City a Latina. Ci si chiede se non si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato con un semplice prestito secco - come quello, ad esempio, di Pol Lirola dalla Juventus - o con un prestito con diritto di riscatto e controriscatto, che sempre nel 2015 permise alla Roma di riavere Alessio Romagnoli, poi rivenduto a 25 milioni di euro, a fronte di un investimento a cifre ben più basse di quelle di Pellegrini: al di là di tutte le possibili ipotesi di utilizzo - e quindi evoluzione del giocatore - legate a formule, contesti e momenti del Sassuolo, la risposta non sta tanto in quello che sta accadendo in questi giorni ma in quanto accadeva due anni fa, quando fu effettuata un’operazione decisamente più finanziaria che tecnica e rivolta più all’allora presente che al presente futuro. Parlando di una società in cui ogni euro conta come la Roma è normale preoccuparsi anche di un ammortamento annuo di un paio di milioni; dall’altra parte, però, c’è la consapevolezza di detenere un cartellino che, visti i prezzi che girano, soprattutto per elementi italiani, vale più del prezzo di listino. Probabilmente abbastanza perché la storia possa essere considerata a lieto fine.


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