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I giorni del non giudizio

di Gabriele Chiocchio
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Dopo Hellas Verona, Benevento e Udinese uno dei refrain più gettonati (e anche criticati dai tifosi) è stato “la Roma non è giudicabile”. Verità fino a un certo punto: gli avversari erano sì morbidi, ma i giallorossi in quelle tre gare hanno fatto vedere del loro e sottrarsi a un giudizio risultava operazione parziale o quantomeno superficiale. Oggi l’avversario era egualmente morbido - per quanto dotato di atteggiamento tipico di chi vince il proprio campionato, seppur di basso livello, discorsi ormai abbondantemente fatti da queste parti - e il giudizio può essere egualmente emesso. Sembrava che i giallorossi avessero trovato la chiave, con una proposta aggressiva e noncurante al punto giusto del contesto: difesa alta, centrocampo aggressivo e pallone tenuto costantemente nella metà campo del Qarabag. Due gol, poi un errore e tanti guai sia tattici che non: la squadra si è allungata troppo facilmente, le già non abbondantissime energie sono andate esaurendosi e la scarsa qualità del Qarabag si è rivelata elemento ancor più fondamentale per non trasformare un pomeriggio che poteva essere tranquillo in un amaro inizio di serata. Di elementi da giudicare dunque ce ne sono, Di Francesco ha preferito non farlo, dando peso ai tre punti messi idealmente sull’aereo sette anni dopo l’ultima volta in Champions League e accodandosi involontariamente - e con spirito ben diverso - a chi non lo ha fatto dopo gli ultimi 270 minuti di campionato. Un punto, però, prima o poi andrà fatto e l’appuntamento di domenica contro il Milan, che oltretutto coincide con la fine di questo primo scorcio di stagione, sembra sufficientemente adatto. Un punto che in ogni caso dovrà tener conto di almeno altri dodici in Serie A e quattro in Champions League, con pregi e difetti, qualità espresse e problemi evidenziati in quello che ancora è l’inizio di una strada da percorrere. Poteva anche andare peggio.


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