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Il filo che lega Spalletti a Sabatini

di Alessandro Carducci
Fonte: L'editoriale di Alessandro Carducci

Era lo scorso 7 ottobre quando Walter Sabatini, in una sala stampa gremita come poche altre volte, salutò tutti lasciando Trigoria dopo cinque lunghi anni. Cinque anni iniziati con una promessa, quella di operare una rivoluzione culturale che, dall'interno di Trigoria, potesse espandersi per tutto il tifo giallorosso. Un obiettivo ambizioso, soprattutto in una piazza spesso nevrotica come quella giallorossa. Un obiettivo, però, fallito come ammesso dallo stesso Sabatini in conferenza stampa: “Si riferiva all'esigenza di pensare alla vittoria come una necessità e non come una possibilità. A Trigoria, i calciatori, i tecnici, i dipendenti che ci sono devono cominciare a pensare che l'idea di vincere debba diventare una necessità. Tutti noi la dobbiamo considerare come un evento necessario e perché possa succedere serve una rivoluzione. Da questo punto di vista ho fallito. Auspico che Spalletti rimanga alla Roma almeno 5 anni e che riesca a centrare questo obiettivo, che non significa vincere, ma adeguare i comportamenti affiché succeda. Qui si perde e si vince alla stessa maniera ed è la nostra vera debolezza".

IL PRESENTE - Alla luce delle parole di Sabatini, quelle che il tecnico toscano ha pronunciato ieri sono emblematiche della svolta che Spalletti sta cercando di imprimere nelle testa dei suoi calciatori: “Nello spogliatoio si vedono facce molto motivate e determinate. Vogliamo seguire l'esempio della Juventus e vincere qualsiasi cosa ci passi davanti. I miei giocatori ora sentono il risultato come una necessità di vita, il loro umore dipende proprio da quello e questa è una cosa fondamentale”.
Sarà il tempo a dirci se Spalletti riuscirà lì dove Sabatini ha fallito, lì dove molti, prima di lui, hanno fallito. Sarebbe una svolta epocale nella storia della Roma.


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