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L'alternativa per finire il lavoro

di Gabriele Chiocchio
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio

Al suo arrivo a Roma, Luciano Spalletti aveva una doppia missione da compiere: riportare la Roma nelle posizioni di classifica di vertice e risollevare un gruppo completamente svuotato prima di tutto a livello di gioco. Quanto mostrato dalla squadra del girone di ritorno fa sì che i dividendi generati dal lavoro del tecnico di Certaldo siano ben superiori ai 46 punti e al terzo posto (obiettivo comunque insufficiente, viste le premesse della stagione, ma impensabile dopo le prime 19 giornate) ottenuti: la Roma, oggi, ha un sistema di gioco definito, riconoscibile ed efficace, dal quale ripartire il prossimo anno. Il pericolo, ora, è quello che in alcuni casi si era verificato nel primo ciclo Spalletti: innamorarsene e proporlo anche in situazioni oggettivamente complicate o che comunque richiedono un altro approccio alla partita. Nelle 19 gare di campionato disputate dal 14 gennaio a oggi, la Roma ha incontrato in media meno squadre pronte ad alzare la barricata rispetto a quanto se ne possano affrontare in una stagione intera, vuoi perché di valore medio comunque consistente, vuoi perché con obiettivi già raggiunti, vuoi per scelta dei propri allenatori. Nella stagione che verrà, però, si ripartirà da zero e il rischio di impantanarsi nei pochi spazi lasciati aperti da compagini alla ricerca del punticino buono per salvarsi o per proseguire una serie positiva sarà tangibile, e si rivelerà dunque necessaria un'alternativa di gioco in grado di cambiare le carte in tavola. Impossibile non fare riferimento a un possibile aumento del fattore fisico durante la partita, come peraltro già avvenuto in alcune occasioni, con l'inserimento di un centravanti, ed ecco che le vicende di campo si intrecciano con quelle del mercato che, di fatto, è già cominciato. "Ci vuole un calciatore come Dzeko, se non sarà lui uno con quelle caratteristiche" ha dichiarato Spalletti dopo il match con il Milan, e se l'intenzione sarà quella di considerare un vero 9 come un piano B e non come quello principale appare un controsenso tenere in panchina un costo annuo ingente (circa 9 milioni lordi di stipendio, più l'ammortamento di ciascuno dei 5 anni di contratto del suo cartellino, pagato circa 17 milioni) per una società come la Roma, impelagata nelle sabbie mobili del financial fair-play. Spalletti ha le idee chiare e sa cosa serve per non vedersi limitato come nella sua prima esperienza in giallorosso, ora tocca a società e giocatore trovare la soluzione per far sì che il tecnico abbia a disposizione tutti gli strumenti che servono per finire il lavoro.


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