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La catena di montaggio di Rudi Garcia

di Gabriele Chiocchio

Normalità è quanto si chiedeva alla Roma nei primi due anni di gestione americana, con le gestioni di Luis Enrique e Zdenek Zeman ed esperimenti di gioco non tradizionale non andati a buon fine. Normalità è quanto ha portato Rudi Garcia con il suo arrivo, ripartendo da zero e costruendo mattone su mattone la sua prima Roma. Normalità è ciò da cui è ripartito il tecnico di Nemours dopo un periodo nero, consentendole di restare a galla per la lotta al secondo posto (obiettivo letteralmente minimo, quello da cui non si poteva prescindere a inizio stagione).

Tre normalità diverse, un solo scopo: il risultato. E il risultato è arrivato con una gestione coerente del materiale a disposizione, rinunciando magari a trame di gioco spettacolari (e, in primo luogo, efficaci). Le assenze di Castan, Maicon e Strootman hanno privato i giallorossi, oltre che di una massiccia dose di personalità, di tre elementi definibili come totali: un centrale capace di impostare l’azione contrastando la pressione alta avversaria, un terzino offensivo con veci di cassaforte in cui chiudere il pallone in caso di difficoltà di possesso e un centrocampista in grado di svolgere entrambe le fasi di gioco con continuità e presenza. Molti degli uomini rimasti nell’elenco dei disponibili sono più catalogabili come specialisti: bravi nel loro ma poco costanti quando gli si chiede quel qualcosa in più in grado di fortificare il legame di squadra e rendere il totale maggiore della somma delle parti. Questo Rudi Garcia l’ha capito e ha dato a ognuno compiti più specifici e adatti alle caratteristiche: Doumbia non verrà più indietro a cucire il gioco ma si occuperà di finalizzarlo e di far salire i suoi, Ibarbo non ha caratteristiche da finalizzatore ma è utilissimo come equilibratore del tridente grazie alla sua mobilità e alla sua resistenza, Pjanic libero da un eccessivo lavoro di interdizione può sfruttare i suoi piedi come meglio sa fare. Certo, poi ci sono anche i Florenzi capaci di ricoprire con egual efficacia tre ruoli nel corso della stessa partita e i Nainggolan che occupano gli spazi di (almeno) due normali centrocampisti, ma la leggera svolta che la Roma ha avuto in queste ultime gare è dovuta a questa trasformazione in una sorta di catena di montaggio, anche a costo di inserire un difensore in più negli ultimi minuti di gara per mantenere il risultato fino al triplice fischio.

Una modo di fare calcio su cui è difficile costruire qualcosa che resti ad alti livelli, ma questo non è il momento di pensare al futuro. O meglio, è il momento di pensarci ma restando saldamente ancorati a un presente da cui questo futuro dipenderà: la differenza tra secondo, terzo e quarto posto è molto, troppo ampia e Rudi Garcia lo sa benissimo.


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