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La guida di Fonseca, la classe e l'umiltà dei tre tenori. Unico neo, la poca cattiveria sotto porta

di Alessandro Carducci
Fonte: L'editoriale di Alessandro Carducci

La Roma ha dominato la Fiorentina, vincendo con merito e anzi con un risultato fin troppo stretto.
I giallorossi si sono mossi come un blocco unico, rimanendo sempre corti e quando tutto funziona i singoli si esaltano. Mancini e Ibanez hanno fatto una grandissima gara, sempre in anticipo sia su Ribery e sia su Callejon. Da registrare la conferma di Spinazzola e la crescita di Pellegrini, tornato ai suoi livelli.
Il trio in avanti è da spettacolo: Pedro, Mkhitaryan e Dzeko sembra che giochino insieme da anni. Qualità, quantità, classe, blasone, esperienza e tanta umiltà, caratteristica spesso sottovalutata ma fondamentale per definirsi dei campioni. Pedro, in particolare, pur avendo vinto di tutto è arrivato a Roma con l’umiltà di un giovincello di belle speranze e questi atteggiamenti sono fondamentali per dare l’esempio al gruppo, ai giovani.
In questo contesto, non si può non sottolineare la sapiente guida di Paulo Fonseca: il portoghese rischia qualcosa in Europa, optando per turnover maestosi, ma ne guadagna in campionato. La classifica sorride e si spera che non si parli più di Fonseca in bilico, almeno per qualche settimana.
Unico neo, la cattiveria sotto porta. La Roma ha vinto 2-0 ma avrebbe potuto segnare almeno 5 gol. Contro i toscani è andata bene ma la poca concretezza potrebbe essere un problema in gare più equilibrate.  


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