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La (no) comfort zone della Roma

di Gabriele Chiocchio
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

L’arrivo di Mourinho era stato benedetto da qualcuno nella speranza di poter vincere partite che da queste parti si definiscono normali, vale a dire poco spettacolari e molto concrete. Ecco, la Roma - almeno in questo periodo - questa cosa non la sa proprio fare. Condurre una partita sorniona significa incanalarla su ritmi e, soprattutto, su frequenze nervose troppo basse per far sì che possa uscirne qualcosa di buono.

Contro il Napoli, visto il divario tecnico in favore degli azzurri, non c’era alternativa a una squadra battagliera e gli uomini in campo hanno abbondantemente risposto presente; questa sera il discorso era opposto e per gran parte della gara la Roma non è riuscita a fare quasi nulla per vincere la partita. Troppo compassata, troppo banale, troppo normale: probabilmente in quella condizione non avrebbe segnato nemmeno in cento minuti e più. 

Per sbloccarla, Mourinho - nella sua incarnazione chiamata Joao Sacramento, la cui presenza in panchina è stata quasi pleonastica vista la conformazione dell’Unipol Domus - l’ha fatta uscire dalla sua comfort zone per farla entrare nella propria: lo squilibrio. Il portoghese ha vinto tante partite - e lo ha già fatto anche a Roma - decidendo di voler anche rischiare di perderle e così ha fatto anche questa volta: dopo l’ingresso di Afena-Gyan al posto di Vina la Roma aveva sì un attaccante in più in grado di attaccare la profondità aprendo spazi, ma non aveva più un terzino sinistro, né tantomeno uno schieramento ben definito. Nulla che non si sia mai visto, appunto, ma evidentemente è stato la scintilla adatta per accendere tutti quanti sul piano dei nervi. Non certo quello della qualità di gioco, perché le occasioni create sono state frutto di palloni buttati dentro un po’ a caso e i gol di calci piazzati, ma, arrivati a fine ottobre, aspettarsi un calcio ragionato da questa squadra comincia a essere esercizio di fantasia.

Non lo è, e non dovrebbe esserlo a questo punto, aspettarsi invece una Roma feroce per più della mezz’ora circa che è riuscita a giocare “come deve” contro il Cagliari. E, soprattutto, non dovrebbe servire mettersi nella condizione di darsi un cazzotto per uno con l’avversario per farlo uscire dalla sua guardia: per ulteriori informazioni, chiedere a Pavoletti e anche a Rui Patricio. Se la Roma ha scelto di giocarsi le proprie chance in un modo deve sempre dare seguito a questa scelta con i fatti: giocare con gli stessi undici ogni tre giorni certamente non è ideale, ma non è nulla che dipenda da fattori esterni. Sta tutto dentro la comfort zone di Mourinho, che dovrà necessariamente essere quella della Roma ancora per un po’ di tempo.


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