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La qualità conta più dei passaporti

di Gabriele Chiocchio
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio

Tempo di nazionale e tempo dell’ormai solita discussione sui troppi stranieri presenti nel nostro campionato, che secondo alcuni avrebbero contribuito all’impoverimento tecnico, quasi privo di precedenti, della squadra azzurra che si appresta a disputare l’europeo. Anche a Daniele De Rossi, intervenuto oggi in conferenza stampa, è stato chiesto se trovasse o meno scarso il contributo della Roma alla selezione, domanda che va inevitabilmente a intrecciarsi con le dichiarazioni di qualche settimana fa di Walter Sabatini, che denunciavano come di talenti italiani da coltivare ce ne siano - a suo dire - pochi. Nel giorno in cui la Repubblica Italiana compie 70 anni, dovrebbe essere abbastanza chiaro il concetto che i club lavorano principalmente per il proprio tornaconto e che non è loro responsabilità crescere forzatamente talenti del bel paese a discapito di elementi stranieri capaci di migliorare maggiormente il rendimento della squadra: in parole povere, gioca il più bravo, indipendentemente dal suo passaporto. Le politiche conservative si sono dimostrate inefficaci: limitare l’acquisto di extracomunitari dall’estero non crea una significativa differenza con l’acquisto di giocatori stranieri ma facenti parte dell’Unione Europea, mentre obbligare le squadre a schierare un numero definito di giocatori locali, provvedimento invocato per ultimo dall’ex CT Marcello Lippi, finirebbe solamente per ridurre il livello di competitività dei club, come tra l’altro già accaduto in Russia. Ogni società dovrebbe essere lasciata libera di crescere i propri talenti nel modo che ritiene opportuno, tanto più se si parla di un club come la Roma, che ogni anno piazza le proprie giovanili nelle fasi finali di categoria e che ha in giro per l’Italia tanti elementi considerati importanti, basti pensare a Matteo Politano e Lorenzo Pellegrini, tra gli artefici della rivelazione Sassuolo, e Federico Ricci, protagonista col suo Crotone della promozione in Serie A, tutti calciatori controllati attraverso varie formule dai giallorossi, che, nella peggiore delle ipotesi, possono richiamarli all’ovile al prezzo che varranno. Nel calcio del marketing e dei fatturati, l’idea di competere ai massimi livelli con una squadra formata per lo più da talenti locali è tanto romantica quanto irrealizzabile e da queste parti è naufragato anche il progetto di affiancare loro astri nascenti provenienti da fuori. Niente impedirà ad azzurri, azzurrini e azzurrabili di far parte della Roma o di altre grandi squadre della Serie A, se non la presenza di calciatori considerati più bravi di loro, e, a giudicare dalle valutazioni sulla rosa che si giocherà il titolo europeo in Francia, sorprendersi del massiccio utilizzo di giocatori d’oltreconfine risulta quantomeno poco corerente.


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