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Mediocrità

di Alessandro Carducci

La mediocrità di cui è avvolta la Roma è così forte da riuscire a sovvertire qualunque circostanza favorevole. A Verona i giallorossi si sono ritrovati addirittura sopra di due gol e con il Chievo costretto subito a sostituire due giocatori infortunati, eppure alla fine è arrivato solo un punto. Contro un Milan in crisi nerissima, non è bastato il vantaggio iniziale per chiudere i conti. E così, dal derby in poi, l'unica vittoria è quella ottenuta contro un Genoa allo stremo e senza i suoi migliori giocatori.
Una mediocrità in cui la Roma sta lentamente, ma inesorabilmente sprofondando, che è riuscita a far eliminare i giallorossi anche dalla Coppa Italia, nonostante un calendario sfacciatamente fortunato e che neanche il tifoso più acceso avrebbe osato sperare. Una mediocrità che ha avvolto tutto l'ambiente. I dirigenti parlano il meno possibile, così come i calciatori. I tifosi se ne vanno, e questa è la cosa più triste. Colpa delle maledette barriere e di tutti quei provvedimenti che, con il pretesto dell'ordine pubblico, non fanno altro che scoraggiare i tifosi ma di certo anche l'amarezza di cui tutto l'ambiente Roma è pervaso non aiuta.

STADIO - Andare allo stadio, ormai, è diventata una prova di forza, di coraggio, di fede, una missione. L'ambiente è triste, freddo (molto più del clima) e l'emorragia di spettatori è irrefrenabile. Spettatori che assistono, inermi, a una squadra che senza colpo ferire sta gettando alle ortiche un campionato in cui avrebbe potuto, e dovuto, recitare una parte da protagonista. Sta gettando la spugna. La mediocrità si è insinuata in ogni fessura, la tristezza e lo sconforto sono i sentimenti predominanti. Non c'è rabbia, non c'è nemmeno isteria, non c'è allegria, vivacità, uno scatto di orgoglioA volte l'impressione è che non ci sia nulla. Tutto è tristemente ovattato, dagli spalti al campo non c'è un sussulto in grado di provocare un'emozione, una reazione che porti a un cambiamento effettivo della situazione. È da settimane che si ha la netta sensazione di rivivere la scorsa stagione, il lento declino che ha portato la Roma a rischiare di perdere il secondo posto. Quest'anno il declino è iniziato prima e le concorrenti sono aumentate. È da settimane che suonano i campanelli d'allarme ma è da settimane che, almeno apparentemente, non succede nulla. Nessuno scatto, nessun click (per dirla alla Garcia), nessun moto interiore, nessuna reazione. Tutto piatto, tutto prevedibile, tutto già visto.


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