.

Mourinho sopravvive grazie alle sue certezze

di Gabriele Chiocchio
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Quella che è appena iniziata è una di quelle settimane che definiscono una stagione: la partita di questa sera era il primo di tre step di una certa importanza dai quali dipendono molte delle cose che accadranno in futuro. Giovedì col Ludogorets non c’è altro risultato che la vittoria, mentre il derby di domenica è anche uno scontro diretto per la Champions League, ma avrebbe avuto un valore ben minore senza il presupposto di una vittoria contro il rabberciato Hellas Verona reduce da 6 sconfitte consecutive prima di quella di oggi.

E parlare di gioco, lo abbiamo detto tante volte, è ormai un esercizio fine a se stesso: la Roma di Mourinho non lo vuole, non lo cerca, non ci punta, non è attraverso questo che vuole esprimere la sua efficacia. Non l’ha fatto fino adesso, non lo ha fatto stasera, neanche contro un Hellas ridotto in dieci e costretto a difendere i suoi sedici metri non tentando neanche l’uscita. Anzi, soprattutto contro un Hellas ridotto in dieci e costretto a difendere i suoi sedici metri, perché questa è la classica situazione in cui il portoghese squilibra la squadra il più possibile, senza curarsi tanto di ruoli e posizioni, questa è l’estremizzazione del suo modo di pensare una squadra di calcio come insieme di materiale umano da sfruttare il più possibile e non come meccanismo da curare e oliare.

Così è andata anche stavolta e stavolta è andata bene, nel paradosso di aver messo più presupposti per bucare Montipò nel primo tempo, con una squadra più sensata, che nel secondo, in cui però alla fine di gol ne sono arrivati due. E l’altro paradosso è che a sistemare le cose non sono stati i vari Belotti, Shomurodov o persino Matic, fermato dalla traversa, ma quel Volpato che già aiutò a sistemare le cose con l’Hellas qualche mese fa all’Olimpico, e che oggi ha pescato il jolly con una mano a bassa percentuale. 

Citando qualche suo collega che aveva utilizzato questo termine in precedenza, José Mourinho ha parlato di “sopravvivere” fino al 13 novembre, quando alle ore 17:00 la Roma avrà finito la sua prima tranche di campionato: oggi Mourinho doveva sopravvivere e per sopravvivere si è affidato alla sua certezza, come chiunque avrebbe fatto al suo posto. Restano due gare in questa importante settimana e due nella successiva: l’obiettivo sarà sempre uno solo e sarà sempre lo stesso: sopravvivere.


Altre notizie
PUBBLICITÀ