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Nainggolan azzanna ogni centimetro, troppo poco per Gervinho. Ora in apnea fino alla fine della stagione

di Alessandro Carducci

“Non faccio i complimenti ai ragazzi perché domenica c'è un'altra partita e dobbiamo riprendere i 3 punti”. Dopo averlo visto a tratti dimesso, se non abbattuto, Rudi Garcia dopo la partita con il Sassuolo non abbassa la guardia. La sua Roma non segnava più di due gol da tanti, troppi, mesi e quella di ieri è una boccata di ossigeno che consente alla squadra di poter respirare almeno fino alla gara contro il Genoa. Poi si va in apnea per il rush finale contro Milan, Udinese, Lazio e Palermo.

MODULI – Potremmo discutere per giorni sul 4-3-3 e sul 4-3-1-2: la verità è che ieri la Roma avrebbe giocato un ottimo primo tempo a prescindere dal sistema di gioco. Sono i giocatori che contano: le loro qualità (la botta di Florenzi) ma soprattutto l'atteggiamento della squadra. Nel primo tempo i capitolini hanno tenuto finalmente la difesa alta, mantenendo così la squadra corta, compatta, muovendosi da squadra e rischiando il meno possibile. Nella ripresa, i ragazzi di Garcia si sono accontentati di gestire la stanchezza perché più di tanto la Roma, a certi ritmi, non può correre. Ad eccezione di Nainggolan, ovviamente.

UNA FURIA - L'ex Cagliari è un moto perpetuo, un'inesauribile fonte di energia. Non si limita a correre: lui aggredisce ogni metro di campo, ogni caviglia che osa frapporsi tra lui e il pallone. Spazza via tutto, recupera palloni e smista il gioco. Quando perde palla, si getta anima e corpo per rimediare all'errore. Dà l'anima e ha il fiato per poterlo fare.
Oltre a un Florenzi sempre più a suo agio sulla fascia destra (ma che gol ha fatto?), da registrare anche la crescita di Pjanic. Dopo la confortante prova di San Siro, alza il tiro e timbra il terzo gol della serata, dopo aver aperto le danze con l'assist a Doumbia. Sicuramente l'assenza di Totti lo agevola e l'ex Lione ha più campo per mostrare il suo talento.
Si salva all'ultimo appello Gervinho: prestazione anonima la sua, se non fosse per la giocata che porta al gol di Pjanic. Troppo poco e ancora sfumato il ricordo del giocatore che, fino a pochi mesi, faceva impazzire le difese avversarie.


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