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Non è successo niente. E a Mourinho va benissimo così

di Gabriele Chiocchio
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

“Andiamo lì con l’intenzione di arrivare in Albania con la gara di ritorno”. Non serviva neanche essere particolarmente attenti per capire quale fosse la missione principale di José Mourinho in questa prima metà della semifinale di Conference League. La Roma del pessimo record in terra inglese e dell’Olimpico che è stato e che sarà stracolmo di persone e di energia non aveva assolutamente la necessità di prendersi il passaggio del turno già al King Power Stadium e ha fatto ciò che serviva per trasformare questa eliminatoria in una partita secca da giocarsi tra le mura amiche.

Resta comunque chiaro che portare a Roma un risultato più positivo del pareggio sarebbe stato meglio e che qualche presupposto per poterlo fare si era anche creato. Aver segnato subito con Pellegrini stava significando poter mettere la gara sui binari più congeniali a quella che è la Roma in questo momento e al contesto del doppio confronto; essere arrivati ad aver speculato forse troppo su quel gol di vantaggio è stato un errore concettuale figlio però di mancanze tecniche che hanno reso un po’ monca la partita dei giallorossi. L’esempio è quello che fa Tammy Abraham a una manciata di minuti dalla fine della gara, con quel pallone difeso e servito a Sergio Oliveira con la successiva parata di Kasper Schmeichel: se all’inglese fossero riuscite più spesso giocate di questo tipo, anche di minor caratura, con più possibilità per i compagni di risalire il campo, l’incontro avrebbe avuto senz’altro un diverso equilibrio. Ma non solo lui: tante uscite sbagliate - sottolineate anche da Mourinho nel postpartita - hanno facilitato il compito del Leicester, comunque incapace di andare oltre il pareggio e, in generale, di creare a sua volta chissà quali presupposti per chiudere il primo round in vantaggio.

E proprio questo rende tutto quello che è successo questa sera quasi trascurabile. All’Olimpico tra meno di sette giorni sarà una partita completamente diversa per ambiente, impostazione tattica, impatto emozionale, e, attenzione, non necessariamente tutti questi elementi andranno a favore della Roma. Nei fatti non è successo praticamente niente: una sola vittoria divide la Roma dalla finale di Tirana e conterà solo quello che accadrà il 5 maggio. Proprio come voleva Mourinho.


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