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Non mancano i soldi, mancano le idee

di Gabriele Chiocchio
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Mancano una ventina di giorni al 30 giugno e conosciamo perfettamente quelle che sono le impellenti necessità di Tiago Pinto, vale a dire racimolare quei 30-40 milioni di plusvalenze per presentare all’UEFA dei conti che rispettino le prescrizioni date alla Roma dall’organismo europeo. Una missione che il GM ha preso molto seriamente, tanto da averla di fatto annunciata ancor prima che finisse il campionato, e che dovrà essere portata a termine per non crearsi altri ostacoli in futuro.

In attesa che questa situazione si risolva, ci si può però chiedere come ci si è arrivati. Già in passato la Roma aveva dovuto accettare un settlement agreement a causa di parametri finanziari non in linea con quanto richiesto dall’UEFA, e ne era uscita agendo nel modo più virtuoso possibile tra quelli che potessero garantire contemporaneamente anche un’elevata competitività, vale a dire vendendo e ricomprando calciatori per sistemare il bilancio con le plusvalenze e al contempo creare patrimonio per continuare questo ciclo. Non certo il migliore dei sistemi in assoluto, perché una volta sbagliato qualche acquisto il meccanismo si è rotto, ma un metodo che aveva permesso alla Roma di centrare per cinque volte di fila la qualificazione alla Champions League, quando oltretutto i posti erano tre (compreso quello per il playoff) e non quattro.

L’attuale proprietà ha evidentemente cambiato strada, arrivando a cedere titolari solo quando non se ne poteva più fare a meno (Veretout e Zaniolo) e accettando perdite che sono descritte come monstre da chi ha visto il bilancio (si parla di oltre 210 milioni di euro di passivo nell’ultima relazione annuale): non migliorando i conti con la voce di attivo più consistente negli ultimi anni, arrivare a dover scendere nuovamente a patti con l’UEFA è stata solo mera conseguenza. Qui non ci chiederemo se la situazione lasciata dai precedenti proprietari fosse irrecuperabile o se, al contrario, chi è arrivato dopo non si è curato di sistemarla: il fatto è che Tiago Pinto oggi si trova a dover lavorare con dei paletti davvero stringenti e l’unica strada che ha la Roma per non doverlo più fare in futuro è tornare almeno a un rosso più accettabile, che poi è quello che la UEFA le ha prescritto nel settlement agreement. 

Può non piacere o può essere ritenuto ingiusto, ma lo scopo di certi regolamenti è quello di riportare le società a uno stato più sano e la Roma dovrà inevitabilmente seguire questo percorso: il “problema” è farlo mantenendo (anzi, possibilmente aumentando) la competitività sul campo, e per questo gli ultimi cinque anni, con zero qualificazioni alla Champions League, hanno dimostrato che più che i soldi ci vogliono le idee, che da queste parti latitano da parecchio tempo. È questo il primo miglioramento che ci si aspetta dai giallorossi in questa estate: il resto sarà una conseguenza, stavolta in positivo.


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