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Tre punti tra passato e futuro

di Gabriele Chiocchio
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio

Dodici acquisti, un’estate passata a ruotare uomini, qualche perplessità e tante curiosità, soprattutto sulle scelte che Di Francesco avrebbe operato in questo inizio di stagione, quando, tendenzialmente, bisogna mandare in campo semplicemente la miglior formazione possibile, visto che le coppe ancora non ci sono. Ci si chiedeva se il tecnico si sarebbe, in sostanza, affidato al passato o al futuro: ha scelto, di fatto, la prima via, con nove undicesimi presenti anche la scorsa stagione, una novità schierata “d’obbligo” (Robin Olsen, da rivedere nell’atteggiamento oltre che in un paio di interventi), e un’unica novità, di nome e non solo, quel Javier Pastore che, nelle idee, dovrebbe cambiare il volto del centrocampo, donandogli la qualità mancata lo scorso anno. Cosa che - eufemismo - non è accaduta: il Flaco è stato probabilmente il peggiore in campo, sbagliando in cose che magari non lo caratterizzano ma non fornendo un plus neanche nel suo, con zero idee, un ritmo troppo basso e anche un gol divorato. Per lui ci sarà tempo (anche se, con la concorrenza così agguerrita, non ci si potrà permettere di aspettarlo troppo), rischiava di non essercene per la Roma che, non essendo, di fatto, cambiata come si voleva, contro il Torino stava cominciando ad annaspare negli stessi problemi che l’hanno (solo in parte, per fortuna) frenata nella un anno fa, imbottigliandosi sulle fasce alla ricerca di combinazioni quasi mai riuscite e costringendo Džeko a giocare per due. Un copione già visto, che Di Francesco ha provato a cambiare guardando al futuro: dalla panchina sono usciti prima Cristante, poi Schick e infine Justin Kluivert, con altrettanti cambi di assetto. Nessuno dei quali fruttuoso in sé, perché il gol di Džeko arriva da una giocata che l’olandese fa a destra, dopo essere stato “nominalmente” spostato a sinistra dopo l’ingresso del ceco, ma che hanno consegnato al campo una varietà e soprattutto una dose di freschezza che spesso non si vedevano. Non è da tutti esordire in Serie A e in neanche mezz’ora provare con un doppio passo e un cross morbido sul secondo palo spostandosi sull’esterno, è da ancora meno riuscire in entrambe le cose, agevolando quella che resta comunque una giocata enorme di un giocatore altrettanto enorme come Edin Džeko. Un’azione che miscela il (recente) passato con il (si spera prossimo) futuro e che consegna alla Roma i primi tre punti della sua stagione e otto giorni in cui poter ragionare, con una prima prova sul campo e non solo sulla carta, sui possibili equivoci da risolvere. Alcuni, a dire il vero, abbastanza evidenti.


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