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Bove si racconta: "Il Watford, una trattativa nata in aeroporto e a causa di mancanza di taxi"

di Simone Fabbretti

È ripartita la carriera di Edoardo Bove. Un lungo calvario iniziato quel maledetto 1° dicembre 2024, quando crollò in campo durante Fiorentina-Inter colto da un improvviso malore. La corsa in ospedale fu tempestiva per salvargli la vita, ma in Italia le regole sono chiare e chi ha dei defibrillatori sottocutanei non può tornare a svolgere sport a livello professionistico. In Inghilterra, tuttavia, le regole sono meno stringenti ed è per questo che nei giorni scorsi il centrocampista, dopo aver rescisso con la Roma, ha firmato un contratto con il Watford.

BOVE E LA TRATTATIVA COL WATFORD - «Non volevo stare con le braccia conserte ad aspettare un cambio di regolamento in Italia», le parole di Bove a Sky Sport: «In futuro non so cosa accadrà ma il Watford non è un piano B: era già un mio obiettivo giocare in Inghilterra e il club vuole tornare in Premier. Non vedo l'ora di iniziare e di vivere l'emozione di tornare in campo». Poi ha raccontato il modo curioso in cui è nata la trattativa: «L'ultima giornata della scorsa stagione: con la Fiorentina giocavamo a Udine, una partita pesantissima per entrare in Conference. Atterro a Trieste, ma non trovo un taxi per raggiungere la squadra a Udine. Poi mi sento toccare alle spalle e un uomo in giacca e cravatta si presenta: "Sono Luca Nani, il direttore di Udinese e Watford. Se vuoi ti diamo un passaggio fino a Udine".  Non lo conoscevo ma era vestito come un direttore quindi ho pensato: "Va bene, fidiamoci, al massimo conosciamo una nuova persona".

Durante il tragitto mi propone di andare a giocare con loro. lo in quel periodo nemmeno pensavo a tornare a giocare perché ancora non avevo neanche finito i controlli, ma per me quello fu un segno del destino. Ho voluto pensare che dovesse andare così. Sono davvero felice di aver preso questa scelta e quel volo».


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