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Capello: "Maldini e Baresi il bello del calcio. Cassano aveva un talento smisurato"

di Andrea Gonini

Fra gli ospiti di spicco al Festival dello Sport di Trento c'è anche Fabio Capello, allenatore che nel mondo del calcio ha vinto tutto quello che c'era da vincere sia da giocatore prima che in panchina successivamente. Capello ha raccontato i passaggi più significativi della sua carriera sportiva ed anche dei temi attuali emersi dalla prima parte di campionato: "Da allenatore parlavo chiaramente ai miei giocatori. Davo rispetto e pretendevo rispetto. Ma la cosa che più mi faceva arrabbiare e non accettavo era la mancanza di rispetto nei confronti dei componenti dello staff. Nessun calciatore in particolare mi ha mancato di rispetto. Chiaramente si poteva parlare e discutere, ma non avrei accettato altri comportamenti. Non sono un sergente di ferro, mi spiace che mi è stata data questa etichetta. Cosa è per me la bellezza nel calcio? Fare gol dopo 3 passaggi, ad esempio. La bellezza è anche ottenere il risultato anche in base ai calciatori che hai a disposizione. La bellezza sono anche le genialità improvvise dei calciatori come Messi, ad esempio. Due i giocatori che incarnano la bellezza: Paolo Maldini e Franco Baresi, perché trasformavano le difficoltà in cose facili. Avevano personalità e la trasmettevano al pubblico, riuscivano a dare la scossa. Erano simboli di una squadra, il Milan, che hanno incantato la bellezza.

Il talento? A volte viene confuso. Si parla di talento anche di calciatori che ne hanno poco. Il talento si intuisce, poi si deve coltivare. E chi lo possiede deve avere una grande voglia di emergere. Ci sono dei giocatori che hanno qualcosa di più e finiscono per fare la differenza. Permettono alla squadra di vincere, ed è davvero difficile raggiungere un obiettivo senza di loro. Cassano aveva un talento smisurato, negli ultimi 20 metri vedeva giocate che gli altri nemmeno pensavano. Ha dato il 50% perché si è accontentato. È stato un peccato non averlo visto al massimo. Però riusciva a compiere giocate uniche. Van Basten era un altro fenomeno. Mi accorgevo tuttavia che sbagliava il modo di calciare le punizioni. Glielo feci notate, riuscì a correggere il modo di batterli e migliorò anche in questo fondamentale. Anche Ibrahimovic si mise a disposizione con me per migliorare e migliorarsi. È una bella soddisfazione per un allenatore vedere che i suoi insegnamenti portano al miglioramento del calciatore".


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