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Di Chiara: "Nessuno sa spiegare cosa successe in quel Roma-Lecce del 1986"

di Alessandro Pau

L'ex giallorosso Alberto Di Chiara ha parlato nel Match Program in vista di Roma-Lecce. Ecco le sue parole:

Sul debutto a 16 anni e 330 giorni
«Pensare che quando debuttai, non militavo nemmeno in Primavera. Ero negli Allievi».

Iniziamo dalla sua prima volta?
«L’esordio è sempre un momento bello. Il mio fu davvero particolare perché successe tutto molto velocemente. Io giocavo negli Allievi. Facemmo una partita d’allenamento del giovedì contro la prima squadra, in cui mi misi particolarmente in luce. Dato che era un momento particolare, con tanti calciatori influenzati o non disponibili, Liedholm decise di aggregarmi alla prima squadra per la partita della domenica».

Roma-Bologna 1-1 del 22 febbraio 1981.
«Subentrai all’inizio della ripresa. Mi scaldai durante tutto l’intervallo insieme a Francesco Rocca. Io presi il posto di Pruzzo, che non era al meglio fisicamente. Il Barone gli chiese: “Facciamo entrare il ragazzino, che dici?”. E lui acconsentì».

Quella fu una partita storica anche per un altro motivo. Il primo gol in Serie A, con la Roma, di Falçao.
«Non lo ricordavo, ma ho in mente ancora cosa mi disse lui stesso quando entrai sul terreno di gioco. "Gioca come sai, senza pensare”. Sembrava facile… Però, non andò male. Anzi».

Nella stessa stagione, contribuì fattivamente anche alla conquista della Coppa Italia.
«Segnai nei quarti di finale contro la Fiorentina, all’andata, a Firenze. Un destino strano, visto che in viola ho vissuto forse il miglior momento della carriera».

Ce l’aveva come vizio, insomma. Quello di lasciare il segno nelle partite contro squadre a lei particolarmente vicine…
“Ho già capito dove vuole arrivare…».

Roma-Lecce 2-3, 20 aprile 1986.
«Ancora oggi è difficile spiegare o capire cosa sia successo quel pomeriggio. Era nella normalità che la Roma avrebbe potuto e dovuto vincere. Noi eravamo già retrocessi, ci presentammo all’Olimpico desiderosi di fare una bella figura consapevoli di avere gli occhi di tutta l’Italia addosso. Probabilmente, la squadra di Eriksson entrò in campo un po’ nervosa e poi non fu aiutata da tutta una serie di piccoli episodi».

Ovvero?
«La Roma andò in vantaggio con Graziani. Sembrava il gol che potesse spianare loro la strada. In realtà, pareggiammo quasi subito. Pareggiai io, come è noto. E la cosa ci poteva stare. La partita proseguì fino al 2-1 nostro, in chiusura di primo tempo. Tra di noi del Lecce pensavamo che nella ripresa ci avrebbero segnato quasi subito per poi fare loro il risultato. Non andò così. Segnammo pure il terzo gol in apertura di frazione e da lì la Roma accusò il colpo. Pruzzo fece il 3-2, però non bastò».

Cosa vi dicevano, se dicevano qualcosa, i giocatori della Roma in campo durante la partita?
«Beh, è normale che ci fosse frustrazione tra loro. Parlavano, esclamavano cose del tipo: “Ma basta, che volete fare ancora?”. Certo, mica potevamo buttarci il pallone dentro da soli. Sono cose da campo, di calcio, e partite di questo tipo capitano. Poche volte nella vita, ma capitano. E restano difficilmente spiegabili».

Il Lecce andò in B nel 1986, ma lei passò alla Fiorentina restando in Serie A.
«Sì, e furono cinque anni molto belli a Firenze. Con Lazzaroni allenatore cambiai anche ruolo diventando esterno a tutta fascia, partendo dal basso. Come i terzini brasiliani. Quella svolta tattica mi portò anche in Nazionale, oltre che al trasferimento al Parma di Tanzi e Nevio Scala. Con Benarrivo dall’altra parte – a destra – eravamo tra i migliori esterni del campionato. Sono stato bene pure a Perugia dove ho chiuso la carriera e lì ho iniziato un percorso dirigenziale con la famiglia Gaucci».

A proposito, oggi di cosa si occupa?
«Sono su più fronti. Vivo a Firenze, lavoro nell’ambito editoriale come direttore del magazine “Info spettacoli” e conduco una trasmissione di attualità e non solo su Italia 7. Ho preso il tesserino da giornalista pubblicista grazie ad alcuni editoriali scritti per “La Nazione”. Credo di essere l’unico calciatore professionista ad aver intrapreso questo tipo di carriera dopo».

In realtà, a Roma TV conduce il pre e post partita Stefano Impallomeni. Un altro che debuttò molto presto con la maglia della Roma. E poi ha intrapreso il mestiere il cronista anni dopo.
«Giusto, non ci pensavo. Stefano è stato il precursore avendo lavorato per anni anche con Sky. Io ho seguito le sue orme».

Accennava ad essere presente su più fronti. C’è ancora il pallone nella sua vita?
«Ho da pochi giorni aperto una scuola calcio a Scandicci, vicino Firenze, “Alberto Di Chiara Academy”. Sono venuti pure Iachini e Antonioni all’inaugurazione. Mi ha fatto piacere, tengo molto a questo progetto. Se ho avuto tanto dalla vita lo devo al calcio. E pure alla Roma, che mi fece esordire quasi quarant’anni fa ormai».


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