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Emidio Oddi: "La vittoria con il Lecce può ridare un po' di vivacità alla Roma"

di Marco Rossi Mercanti

Emidio Oddi, ex calciatore della Roma, è intervenuto durante la trasmissione “Bar Forza Lupi” in onda su Centro Suono Sport 101.5.

Siamo reduci dalla vittoria contro il Lecce, che ha portato un po’ di calma nell’ambiente Roma. La stagione rischia comunque di essere deludente. Sei d’accordo?
"Sì, sembra proprio di sì. Ho letto anche sui giornali che mancavano giocatori importantissimi per la Roma, fondamentali per il gioco della squadra. L’annata potrebbe essere veramente compromessa. Ci possono essere momenti di crisi, ma una vittoria come quella contro il Lecce può ridare un po’ di vivacità ai giocatori. Dispiace perché, dopo aver indovinato l’attaccante, alcuni giocatori chiave non sono rimasti in campo: è un vero peccato".

Dal tuo punto di vista, quali sono le cause di questo crollo della Roma, sia in campionato che in Europa League?
"Guardando le ultime partite, sembra che in fase difensiva la squadra non sia pronta. Ndicka sembra l’unico che riesce ad essere efficace. Spesso ci troviamo in situazioni uno contro uno con gli avversari, il che è pericolosissimo. Bisogna una difesa preventiva: uno attacca e l’altro resta dietro a coprire. Prima c’era sempre un compagno che interveniva se l’avversario superava l’uomo, adesso no. Questo porta spesso a subire gol evitabili".

Tutti i gol subiti dalla Roma sembrano derivare da palle inattive, uscite sbagliate del portiere o marcature errate in area. Prima si prendeva un gol a partita, ora ne arrivano tre o quattro.

"Esatto. Gli avversari studiano bene la Roma e approfittano di queste situazioni. Il problema è la mancanza di un secondo uomo a supportare la marcatura sull’ultimo attaccante. Magari è un qualcosa tipico del mio calcio con allenatori come Liedlholm. Prima c’era sempre qualcuno pronto a intervenire, adesso la responsabilità ricade quasi tutta sul singolo difensore e sul portiere".

La Roma ha vinto contro il Lecce. Storicamente il Lecce è un avversario “facile” per la Roma? Una sola volta ha perso e avrebbe portato la Roma allo scudetto. 
"Sì ed ero presente io quel giorno. È stata una partita maledetta: il Lecce era già retrocesso, eppure abbiamo perso anche quella sfida. L’arbitro ha annullato un gol non si sa perché. Loro venivano in avanti e facevano gol. Durante la partita noi abbiamo anche parlato ai giocatori del Lecce e loro quasi quasi ci dicevano di andare a segnare, ma non il portiere, Negretti, che parò qualsiasi tiro. Abbiamo anche preso 3/4 pali".

Ai tuoi tempi sei mai stato vicino alla Nazionale?

"Sì, una volta mi hanno convocato per la nazionale olimpica. Poi, per un’amichevole contro il Portogallo a Genova, sono stato chiamato all’ultimo per sostituire un infortunato. Con gente come Cabrini, Scirea, Brio era quasi impensabile poter essere chiamato in Nazionale. È stata una grande soddisfazione, anche se sono rimasto in panchina senza giocare. Berzoat mi disse che mi stavano seguendo, ma c’erano esterni più forti, il blocco Juve era insuperabile”. 

Quali erano secondo te gli esterni più forti del tuo periodo?
"Sulla sinistra c’era Cabrini e sulla destra Gentile. Cabrini era più incisivo in attacco, mentre Nela era un difensore massiccio e potente, difficile da superare. Entrambi erano di livello simile, ma con caratteristiche diverse: Nela era fisicamente dominante in difesa, Cabrini più incisivo in fase offensiva. Ho un aneddoto su Nela. Una volta durante una partitina di allenamento mi ha preso in pieno sulla punta del mento: sono andato ko e non riuscivo a stare in piedi, ma poi mi sono ripreso e ho smesso l’allenamento".


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