.

Ettore Viola: "Mourinho ha accettato la Roma per rilanciarsi"

di Marco Rossi Mercanti

L'edizione odierna de Il Messaggero ha intervistato Ettore Viola, figlio di Dino presidente del secondo scudetto della Roma. Queste uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Ma che cosa scatenò suo papà?
«Già prima di prendere la Roma ha voluto rivaleggiare con gli Agnelli. Da imprenditore. Non nelle auto, nella meccanica. La sua Simmel, contro la Fiat. Da non crederci. Poi puntò tutto sulla squadra. Non voleva più la Rometta della dolce vita, ma la prima nemica dei più forti in Italia. Boniperti si trovò di mezzo e cominciò a dedicarsi a mio padre, accettando il piano deciso dalla proprietà».

Quale?
«La Roma è pericolosa. Non si deve rinforzare. Va ostacolata in ogni affare. E quando non è possibile, bisogna prendere il giocatore scelto da Viola».

Suo padre come si difese?
«Non fu semplice. Prese Benetti dalla Juventus proprio per far capire allo spogliatoio quale fosse la mentalità bianconera. Vincente e determinata. Ma cominciarono subito i dispetti. Con Boniek».

Lo prese la Juventus. Perché?
«Incontrammo Zibì in albergo a Roma. Papà poi si appoggiò addirittura alla Nunziatura Apostolica. Andai io a Varsavia, Boniek era già d’accordo. Il giorno dopo, a casa sua, mi disse: “Non posso dire di no alla Juventus”. Agnelli aveva chiamato in Polonia e mosso Boniperti».

Ettore Viola è anche intervenuto su Centro Suono Sport all'interno di "Bar Forza Lupi":

Un ricordo del compianto Boniperti?
“C’era una sana rivalità con la Roma di mio padre, ci siamo fatti rispettare sin dal primo anno, d’altronde all’inizio eravamo simpatici a tutti, poi appena abbiamo iniziato a vincere… Mio padre aveva la Juventus come squadra di riferimento, in quegli anni non c’erano Lazio, Milan e Inter. Qualche volta, un po’ di soddisfazioni ce le siamo tolti”.

Che avversario è stato Boniperti in quegli anni?
“In tutte le operazioni che facevamo, c’era lo zampino della Juventus che provava a far saltare le trattative. La Juventus, oltre a Boniek, ha provato a soffiarci Rizzitelli, mio padre è riuscito ad acquistarlo con le unghie. Ricordo che ero all’uscita di Settebagni in macchina, aspettavamo il direttore sportivo che non arrivava mai e pensavamo al peggio, invece poi tutto andò per il meglio. La Juventus ha provato a metterci sempre i bastoni tra le ruote. Mio padre aveva tanta stima per Boniperti, ci scherzava”.

Le parole di Fienga?
“Le considero poco giuste, non credo che i Friedkin abbiano bisogno di un portavoce. Se Mourinho ha accettato la Roma è perché è convinto di fare una squadra competitiva. Non viene a Roma per una vacanza, sarei un pochino più prudente nel lanciare messaggi prima del tempo. Non ci aspettiamo vinca subito lo scudetto o la Champions League, ma occorre evitare gli errori del passato e acquistare 2-3 calciatori buoni, rilanciare Zaniolo. Mourinho rimane il capo della comunicazione, non vedo come Costanzo possa interagire con lo Special One. Se Mourinho ha scelto la Roma, lo ha fatto per rilanciarsi e rilanciare la Roma”.

Perché la Roma di Dino Viola, pur con tanti italiani, aveva solo Bruno Conti in Nazionale?
“C’era un gruppo esageratamente forte della Juventus, erano ben amalgamati tra di loro e forse sarebbe stato controproducente inserire altri elementi. La Juventus e gli juventini erano fortissimi in quel periodo, poi i tempi cambiano e se un giovane si mette in evidenza con Mancini, può puntare a un posto in Nazionale senza raccomandazione”.


Altre notizie
PUBBLICITÀ