.

Fenucci: "Borriello alla Juve? Determinante volontà dei giocatori. Stadio? Stiamo valutando"

di Luca Bartolucci
Fonte: Il Romanista

L'amministratore delegato della Roma, Claudio Fenucci, ha partecipato ad un forum organizzato da Il Romanista. Tante le domande, di cui Vocegiallorossa..it vi propone uno stralcio.

L’avvocato Cappelli in un’intervista al Romanista sottolineava l’importanza di aprire verso nuovi mercati, in particolare quelli asiatici. A che punto è la ricerca di nuovi soci o nuovi mercati e questo cosa può portare alla Roma nel breve o medio termine?
"La ricerca di nuovi partner riguarda in particolare gli azionisti. Per un club come il nostro che ambisce, seppur con molto lavoro da fare, a diventare un club di dimensioni globali, guardare a un mercato importante come quello asiatico è doveroso. Pensiamo al predominio della Premier League nel mercato asiatico. È una scelta che spetta agli azionisti, da non collegare in alcun modo all’aumento di capitale che è in previsione per gennaio".

Si è detto che gli americani non avrebbero le risorse per attuare questa ricapitalizzazione. E questa cosa non è stata smentita.
"Non riteniamo opportuno smentire ogni volta tutte queste notizie, anche perché gli americani si sono già espressi e hanno le risorse per fronteggiare questo aumento di capitale. Gennaio è arrivato e i fatti dimostreranno l’assoluta serietà di questa proprietà".

Parliamo di una cosa che ci sta molto a cuore: De Rossi.
"La trattativa ha avuto un grande risalto mediatico, vista l’importanza del giocatore. Ma è difficile trattare sui giornali. Vorremmo che rimanesse il più riservata possibile. Capendo anche le difficoltà che c’erano in passato, lui non sarebbe dovuto arrivare a scadenza e questo lo pensa anche lo stesso giocatore. L’operazione è complessa, lui al momento non credo abbia valutato altre proposte e sta pensando a rinnovare il contratto con la Roma a condizioni da giocatore di primissima fascia. Avevamo messo in budget le risorse per rinnovare il contratto, dovevamo fare un passo avanti per venire incontro alle richieste del giocatore e l’abbiamo fatto. Il giocatore sta valutando la nostra proposta. È difficile solo quantificare i tempi. La mia percezione è che il contratto lo faremo".

Dead line?
"Proprio per l’affetto che De Rossi nutre per la Roma, sono sicuro che non firmerà con nessuno prima di aver esplorato tutte le possibilità per rinnovare il contratto. La trattativa è in corso, stiamo parlando con l’agente. Ci rivedremo, perché le cose più importanti si fanno di persona, non al telefono, piano piano stiamo cercando di smussare tutti gli angoli che ci separano dalla conclusione della trattativa. Non c’è un prendere o lasciare. Ci si sta avvicinando a una soluzione. Stiamo facendo il massimo sforzo possibile, considerate le risorse a disposizione. Potremmo diventare meno ottimisti il giorno in cui, facendo il massimo sforzo, Daniele ci facesse sapere tramite il suo agente che non accetta la nostra offerta".

E lei si stupirebbe di questo?
"Sarà necessario vedersi ancora, ma crediamo che la distanza che ci separa possa essere colmata. Ma più teniamo la trattativa riservata e più facile diventa un eventuale esito positivo".

Per quello che è il piano futuro, la Roma potrà fare offerte ad altri calciatori che siano simili a quella fatta per De Rossi o già adesso si può dire che è un’eccezione?
"Uno degli elementi su cui si fonda l’allestimento di una squadra competitiva è la crescita dei ricavi. La Roma oggi ha un gap di ricavi con i "competitor", italiani e non, molto ampio. Siamo a meno della metà dei club che partecipano alla Champions. Attraverso il marketing e lo stadio, in futuro vogliamo accrescere i ricavi che poi ci consentiranno di stabilizzarci al livello dei top club. Fino a quel momento dovranno intervenire gli azionisti, che potrebbero colmare temporaneamente questa differenza per consentire alla società di crescere sportivamente. Anche perché i ricavi che devono crescere sono ovviamente legati ai successi sportivi: se analizziamo, in Italia il gap che ci separa da Milan, Inter e Juventurs deriva dai diritti tv solo per una parte, circa 20 milioni di euro. Il resto è dato dalla forza del marchio che i club hanno costruito attraverso le vittorie. Questo percorso va intrapreso e per farlo partire servono le risorse degli azionisti. Fatta questa premessa, per rispondere alla domanda, oggi il contratto di De Rossi sarebbe un caso unico, nel futuro speriamo di siglarne altri così perché significherebbe aver raggiunto quel livello di dimensione economica che ci consente di essere competitivi stabilmente nel tempo".

Siete rimasti stupiti dall’appoggio della gente che anche nei momenti più difficili vi è sempre stata accanto?
"Pensiamo allo striscione "Mai schiavi del risultato". Siamo rimasti sorpresi in positivo da questa grande maturità sia dopo l’eliminazione dall’Europa League sia dopo le prime partite quando i risultati non erano positivi. Oltre alla percezione che comunque si stava costruendo qualcosa, ci sono state azioni conseguenti perché comunque la Roma ha investito sul mercato e ha preso giocatori giovani e di prospettiva che poi si stanno rivelando anche di grande qualità. Non è stata solo una percezione, ci sono stati anche i fatti".

Stadio: a che punto siamo?
"E’ un discorso a medio-lungo termine, anche se noi vorremmo accelerare i tempi pur rispettando tutte le procedure. Attualmente abbiamo incaricato una società per la valutazione economica e logistica delle possibili aree e sulla base di queste valutazioni, d’accordo anche con le istituzioni competenti, inizieremo a scegliere le varie opzioni".

C’è stata una scrematura?
"Non ancora. Penso che sarebbe opportuno che il Parlamento approvasse la legge perché questo faciliterebbe l’iter amministrativo".

La legge vi sta bene così com’è?
"Sì, perché dà la possibilità di aprire con le istituzioni un dialogo che potrebbe portare risultati in tempi brevi. Il problema del progetto stadio presenta un’ulteriore complicazione che dovrà essere bypassata con un’operazione economica di grande validità e solidità: quando in Italia abbiamo iniziato a parlare di nuovi stadi, con grande ritardo, la situazione del mercato dei capitali era diversa da quella odierna sia sotto il profilo del reperimento di risorse con un vincolo a lungo termine sia sotto il profilo dell’indebitamento perché i tassi di interesse erano molto più bassi di quelli attuali. Oggi costruire uno stadio è un’operazione molto più costosa in cui la ricerca di capitali può essere anche più difficile. Quindi è molto importante costruire un progetto economico che possa attrarre gli investitori con dei ritorni certi".

Avete pensato già a un modello?
"Non c’è un modello architettonico. Dovremo arrivare a una struttura che abbia caratteristiche di solidità ed equilibrio a lungo termine, perché se l’idea complessiva ha un suo equilibrio economico i ricavi aggiuntivi che genera lo stadio vanno solo a beneficio della competitività sportiva del club. Se il progetto ha necessità dei ricavi aggiuntivi dello stadio, la Roma non ne trae benefici a livello sportivo. Il discorso immobiliare va poi affrontato con le istituzioni locali".

La priorità è sfoltire la rosa?
"Sì, perché è quello che vuole Luis Enrique e perché è giusto che chi ha poco spazio abbia la possibilità di giocare. Poi cercheremo di completarla opportunamente".

Prestiti?
"E’ difficile dirlo adesso, però se arriverà qualcuno in prestito lo farà con il diritto di riscatto".

Il piazzamento Champions quanto potrebbe cambiare?
"Sarebbe importantissimo, ma al momento non possiamo calcolarlo. Un’altra cosa su cui dobbiamo lavorare, d’accordo sempre con le istituzioni calcistiche, è il Fair play finanziario".

A lei il Fair play non piace molto.
"No, perché cristallizza i rapporti di forza tra i club lasciando liberi solo gli investimenti per giovani e strutture. Una proposta che si potrebbe fare è quella di spostare il controllo operativo, lasciando libera la parte sugli investimenti per i calciatori, in modo da poter così consentire una crescita dei club. Il controllo lo faccio su ricavi e costi della gestione corrente, ma ti lascio liberi gli investimenti. Se invece si controlla solo la voce finale si rendono stabili i rapporti di forza tra i club e prima di poterli modificare ci potrebbe volere tanto tempo. E diventerebbe un circolo vizioso, perché se tu non mi permetti di investire, non posso essere vincente e quindi non posso aumentare i ricavi e sarò sempre costretto a un ruolo subordinato".

Molti tifosi si lamentano del fatto che lo stesso Borriello, Vucinic e forse anche Pizarro possano andare a rafforzare una squadra come la Juventus.
"La situazione economica generale influenza anche questo. Tranne qualche trasferimento eclatante, fare transazioni è molto più difficile e questo ti obbliga a privilegiare l’aspetto economico rispetto al nome del club dove va il calciatore. Senza considerare che poi sono i giocatori ad avere l’ultima parola. La loro volontà è spesso determinante. Per Borriello, la Roma ha avuto diverse richieste economicamente allineate, quindi poi la scelta è stata in gran parte del calciatore".

Lei che lo conosceva dai tempi di Lecce, si aspettava un’esplosione così di Osvaldo?
"(Ride) Osvaldo è fortissimo. Lo era già a Lecce, per me era l’erede naturale di Vucinic e insieme a lui e Chevanton credo che sia stato il miglior giocatore che il Lecce abbia avuto in attacco almeno negli anni in cui ci sono stato io. Già allora dava dei segnali importanti di crescita e faceva pensare che sarebbe potuto diventare un campione. Ed è su quella strada. Ha un carattere generoso. Molto sensibile. Anche sotto il profilo umano è una persona che si fa apprezzare".

A proposito di Lecce: analogie tra Luis Enrique e Zeman?
"Poche. Zeman è un grande allenatore, Luis lo sta diventando. Hanno due filosofie diverse, basate entrambe sul lavoro. Però, mentre Zeman ha una visione del gioco più dogmatica, Luis tenta di portare un’idea che lascia i calciatori liberi di interpretare questo sistema di gioco e quindi richiede più partecipazione e coinvolgimento dei giocatori stessi".

È cambiato l’atteggiamento della cosiddetta vecchia guardia?
"Abbiamo sempre detto che la forza della Roma era quella di aver investito su dei giovani di prospettiva
lasciando però in rosa giocatori più esperti. Da questo mix sarebbe potuto nascere un club che avrebbe potuto ottenere risultati in prospettiva essendo però competitivo già da subito. Piano piano, dopo un periodo iniziale
di assestamento, credo che questo amalgama tra vecchio e nuovo si sia creato. E comunque devo ringraziare tutti i giocatori per come si sono messi a disposizione, con grandissima professionalità. E poi c’è una cosa notata da pochi: noi abbiamo 11 giocatori nuovi e serviva, anche per loro, un periodo di adattamento al calcio italiano. Era prevedibile che nel periodo iniziale ci fossero delle difficoltà".

Che 2012 sarà?
"Spero che sia un anno di crescita, anche economica per il Paese. Per la Roma, spero che ci si migliori in tutti i sensi, sia sotto il profilo sportivo sia sotto quello organizzativo e societario. Dal punto di vista dei risultati, ho già detto che se dovessimo arrivare in Champions sarebbe un grande successo con una squadra così profondamente rinnovata. L’obiettivo è continuare su questa strada e vedere continuamente dei progressi, pur sapendo che magari, con così tanti giovani, gli alti e bassi possono essere naturali. Questo significherebbe che stai costruendo qualcosa di importante e che con dei tasselli giusti puoi essere sempre competitivo ad alti livelli. Questo è importante anche per quanto riguarda le coppe europee e i posti che vengono assegnati all’Italia, anche se credo che sarà comunque necessaria una riforma delle competizioni perché è impensabile che un paese come l’Italia corra ancora il rischio di vedere diminuite le presenze in Champions dei prossimi anni nonostante il contributo economico che il paese dà alla Champions. Nel 2015, quando scadranno gli attuali contratti televisivi che bloccano il format, sarebbe auspicabile una revisione da parte della Uefa con una fusione delle due competizioni in un unico torneo".

La Tessera del tifoso.
"La Lega è intervenuta ufficialmente e ha scritto una lettera all’Osservatorio in cui ha manifestato apprezzamento per il progetto della Roma con la volontà di farlo condividere anche gli altri club. Quindi stiamo aspettando che l’Osservatorio ne prenda atto e tenga conto della volontà della Lega di consentire l’emissione di voucher di biglietti e quindi poi partiremo. Penso che se l’Osservatorio risponderà in tempi rapidi, potremmo partire per il girone di ritorno".

Allenamenti a porte aperte?
"C’è la volontà di aprire Trigoria. È importante anche per i calciatori sentire il grande calore dei tifosi. Ci sono ancora piccole cose strutturali e logistiche da fare prima di consentire l’accesso ai tifosi e poi potremo aprire le porte, perché è una cosa che vogliamo fare assolutamente. Si potrebbe ipotizzare una partecipazione più attiva di tifosi e sponsor alla vita di Trigoria. Alcuni spazi potrebbero essere aperti a sponsor e tifosi".

Pjanic l’avete preso in due giorni: è vero che Sabatini l’ha chiamata di notte per chiudere?
"C’era stato il plotone mattutino... (ride, ndr) Walter aveva messo in piedi l’operazione ma non aveva mai stretto, poi negli ultimi due giorni l’abbiamo conclusa. Credo che ne sia valsa la pena. Come per Osvaldo: se ne parlava male, invece mi pare abbia fatto bene. Diciamo che dei nuovi acquisti nessuno ha reso in misura minore alle aspettative, anche Gago e Stekelenburg. E Lamela".

Cosa pensa del calcioscommesse?
"Fa tristezza, soprattutto per quello che sta emergendo. Detto questo, è difficile farsi un’idea finché il lavoro dei magistrati non sarà completo. Credo che questo problema non riguardi solo l’Italia e che dallo sport americano i calciatori debbano imparare il modo in cui ci si pone nei confronti del club, specie sotto il profilo commerciale. C’è una disponibilità culturale che qui non c’è. Un calciatore è parte integrante di un club non solo quando si allena".


Altre notizie
PUBBLICITÀ