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Giorgio Rossi: "Garcia è come una chioccia per la squadra"

di Marco Rossi Mercanti
Fonte: Il Romanista - Izzi

Giorgio Rossi, ex storico massaggiatore della Roma, ha parlato il giorno del suo compleanno per commentare l'incredibile avvio di campionato della squadra giallorossa. Ecco uno stralcio della sua intervista rilasciata a Il Romanista:

Giorgio, questa tua ricorrenza, con il numero magico 83, arriva in un periodo favoloso della Roma, l’hai mai seguita all’Olimpico?
"È un momento bello, talmente tanto bello che da scaramantico incallito mi sono detto di lasciarlo stare così per non rompere l'incanto. Sono scaramantico come ti ho detto. Che poi, a dire il vero, all’inizio non ero così, questo vezzo me l’ha attaccato Ernesto Alicicco che aveva tutta una serie di rituali. Il più buffo forse, quando si vinceva e pretendeva che rientrando in campo dopo l’intervallo si camminasse piano, piano. Poi ti dava una spintarella e la procedura era terminata. Va bene,ma il maestro estremo della scaramanzia era Liedholm. Confermo. Una volta ad Avellino gli fecero trovare 20 mazzi di fiori dentro lo spogliatoio. Il Barone li odiava. Mi chiamarono di fretta e furia e mi chiesero di farli sparire. Mi chiusi nel gabinetto e li feci a pezzi. Poveri fiori". 

Ti è mai capitato, a livello giovanile, di vedere una striscia vincente così fenomenale come quella che stiamo vivendo in questa stagione?
"No, neanche a livello giovanile …. no, aspetta, capitò con la grande Primavera dell’inizio degli anni 70, quella di Piacenti, Sandreani e Di Bartolomei per intenderci. L’allenatore era Giorgio Bravi. Fecero un filotto favoloso, perdemmo solo una partita a Perugia. Quella era una squadra impressionante, con Francesco Rocca che andava come un treno e alla fine del primo tempo gli allenatori avversari erano costretti a sostituire il suo avversario diretto, perché aveva la lingua di fuori. Una volta arrivato in prima squadra la musica, per Francesco, non cambiò. Cordova una volta, scherzando gli disse che doveva correre di meno, perché altrimenti nessuno poteva raggiungere i suoi cross".

Quale pensi sia il segreto della Roma di Garcia?
"Vedendola dall’esterno, credo che il mister sia stato molto bravo a prendere bene i ragazzi dal punto di vista caratteriale. È come una chioccia per la squadra, i suoi giocatori si sono sentiti protetti. Poi parla poco e fa i fatti. Un pregio che nel calcio non ha prezzo".

Dei nuovi chi ti ha colpito di più?
"Tutti, però non ti nascondo che Maicon fisicamente è in una condizione che mi ha ricordato Sebino Nela, mentre De Sanctis è stato eccezionale. Un portiere con una grande grinta che in area sa farsi rispettare. Per me un grande portiere". 

Quale regalo vorresti dalla Roma?
"Lo scudetto".

 


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