.

Prandelli: "Mi auguro una finale di Champions ed Europa League tutta italiana". AUDIO!

di Marco Rossi Mercanti

L'allenatore Cesare Prandelli si è collegato in diretta nel corso di Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio: "Quando decidi di fare questo lavoro, devi renderti conto che non dici sempre la verità: non c'è nessuna Bibbia, tutti possono avere le proprie opinioni, alle quali poi darai le tue risposte. Qualche domanda può fare arrabbiare, ma fa parte del gioco: c'è molto di peggio nella vita".

Le sembrano normali le discussioni su Sarri e Conte?
"I risultati dovrebbero avere sempre un peso, vincere non è mai facile, così come avere miglior attacco e miglior difesa: è tutto complicato negli ultimi tempi, e per fortuna lo è. La stagione non è ancora finita: Inter e Juventus hanno impegni europei, quindi se vincessero le rispettive competizioni cambieremmo tutti gli aggettivi. Aspettiamo qualche giorno, ma per me l'Inter ha fatto una stagione importante: è l'unica che in questo momento può competere con la Juventus. Probabilmente Conte voleva stimolare la società a tenere quel passo. Forse hanno illuso tutti all'inizio dell'anno: sembravano poter reggere e invece hanno avuto una flessione forte. Bravo anche Sarri a capire ed accettare che la sua proposta di calcio non poteva essere messa dentro al 100%, lasciando più libertà a chi aveva fantasia".

Il Genoa ha rischiato anche quest'anno di retrocedere.
"Sono stagioni sempre simili e andrebbe capito perché cambiando tanti allenatori certe situazioni rimangano. Sono contento per loro, ma molto dispiaciuto per il Lecce di Liverani: non avrebbe meritato di retrocedere per come giocava un calcio propositivo. Non aveva però un terminale che facesse tanti gol per salvarsi".

Più che altro è sembrato mancare qualcosa dietro.
"I gol subiti sono tanti, ma se vuoi un calcio propositivo devi metterli in preventivo. La controprova nel calcio non esiste, e per me la mentalità di Liverani è vincente: molte partite il Lecce le ha perse non meritando, in quanto a qualità avrebbero meritato di salvarsi".

Quale è stata secondo lei la difficoltà più grande nell'esprimere il suo potenziale a Genova lo scorso anno?
"Cercando di essere chiaro, alla terzultima sbagliammo un rigore di Sanabria con la Roma: avessimo vinto lì, non ci sarebbero stati gli ultimi secondi dell'ultima gara. Le difficoltà di Juric le ho trovate pure io: problemi nel fare un gioco fisico, fatto di ripartenze collettive. Secondo me un presidente dovrebbe sentire molto di più il suo allenatore e non tutte le persone che gli ruotano intorno. Devi assecondare l'allenatore per fare un certo tipo di gioco".

Pioli si è riguadagnato la conferma al Milan. Meritata?
"La considerazione di Stefano è quella che ho avuto fin dall'inizio: anche quando non trovava certi equilibri, ero convinto delle sue capacità e del buonsenso. Sa mettere i giocatori nei ruoli giusti: troppe volte gli allenatori si concentrano sul sistema di gioco, che però è un concetto vecchio. Si deve sviluppare un gioco collettivo puntando sulle individualità: spesso certi tecnici, per poco, non vanno in difficoltà. C'era il problema di Suso all'inizio, e non puoi condizionare il progetto per un giocatore solo. Lui ha capito chi aveva a disposizione, cercando di valorizzarli".

In Italia il 3-5-2, o 5-3-2, appare un dogma. Perché?
"Non esiste un sistema perfetto. In questo momento quel modulo permette di coprirsi e stringere gli spazi in momenti di difficoltà. Tutte le volte che una squadra deve recuperare lo svantaggio con questo sistema, toglie uno dei difensori centrali e si mette a quattro. Le squadre che usano il 3-5-2 devono essere molto, ma molto aggressive. Non serve l'estetica ma la pratica: deve essere quasi sempre uno-contro-uno. Guardate l'Atalanta, in nove corrono e Ilicic e Gomez danno loro i tempi".

Si vedeva che Liverani avrebbe fatto l'allenatore?
"Lo capisci da come leggono il gioco e certe situazioni, certi giocatori. Poi magari fanno altro per scelta, ma di calciatori che diano valutazioni obiettive, ce ne sono. Pensiamo al possesso palla, che oggi è diventato di moda: se è nella metà campo avversaria allora ok, ma nella propria non ha molto senso".

Che dire di Balotelli?
"Mario è un bravo ragazzo, in certi momenti gli è mancato quel qualcosa in più, la voglia di stare al passo. Ha mostrato colpi ma mai continuità... Starà a lui decidere, ancora è relativamente giovane e se vuole crescere deve allenarsi come tutti, con maggiore intensità".

Possiamo sognare tre squadre ai quarti di Champions?
"Ce lo auguriamo, e ce lo meriteremmo perché abbiamo sofferto molto come nazione, facendo le cose per bene. Sarebbe una rivincita per il calcio italiano. Ci auguriamo Juventus-Atalanta in finale di Champions e altrettanto, una finale italiana, in Europa League".

Il Napoli può farcela col Barcellona?
"In questo momento la condizione fisica dà qualche vantaggio in più alla tecnica: con intensità e convinzione possono mettere in difficoltà il Barcellona".

Che ne pensa della sfuriata di Lotito su Ventura e delle squadre B?
"Quando hai in mente un progetto, parola sulla quale fare qualche scongiuro nel calcio, serve anche il lato tecnico: le seconde squadre non servono per vincere, ma per far crescere i giocatori. Ventura, dati alla mano, ha proposto giocatori interessanti e fatto crescere una mentalità di riferimento per tante altre società: Lotito si sbaglia".

Alla fine Iachini è stato confermato.
"Se l'è meritata sul campo e mi auguro che possa cominciare il campionato con una squadra in grado veramente di alzare l'asticella: Firenze non si accontenta, le aspettative sono alte, e la Fiorentina deve reggere alle pressioni. Per tornare in alto come dicono, serve una struttura, altrimenti sono complimenti ma senza raggiungere l'obiettivo".


Cesare Prandelli intervistato da Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
Altre notizie
PUBBLICITÀ