.

Slideshow - Nela: "Un enorme piacere entrare nella Hall of Fame, sono entrato nel cuore del pubblico"

di Gabriele Chiocchio
Fonte: Roma TV

È Sebino Nela il protagonista dell'odierna puntata di Slideshow su Roma TV. Ecco le sue dichiarazioni: 

Da piccolo.
“Papà e Sebino Nela. Devo dire che la cosa più simpatica è il peso. Si intravedeva che il fisico sarebbe stato questo. È una foto a cui sono molto legato, ho perso il papà da poco, devo ringraziarlo. Grazie alla sua convinzione sono diventato calciatore”.

Col Genoa.
“Questo è il mio Grifone. Bella formazione, bellissimi ricordi, ottimi giocatori. Ho cominciato lì, da piccolino, a 9 anni e ho combattuto per entrare nel settore giovanile. Fui scartato perché troppo magro. Ci siamo tolti delle belle soddisfazioni, ho fatto la promozione dalla B alla A con Simoni”.

A Roma.
“Inizio anni ‘80, scapestrato, ci si vestiva così. È stata un’emozione straordinaria, essere catapultato da Genova in questa città enorme era un sogno. C’era la possibilità di finire da altre parti, poi le società si sono messe d’accordo anche sotto consiglio di Liedholm. A Roma ho giocato molti anni e mi sono fermato a vivere, la città mi è piaciuta subito. Dopo tanti anni mi sento anch’io un po’ romano. Ho ancora la cadenza genovese ma quando mi arrabbio esce tutto il mio romano”.

Con Viola.
“Il mio presidente. Sono soddisfatto, più avanti negli anni ho fatto delle scelte, c’era la possibilità di andar via, ho deciso di restare e non me ne sono pentito. Ho consolidato il rapporto con lui e la dirigenza, è stato un periodo della mia vita molto bello, il presidente è uomo capace e competente. Questa è una stretta di mano molto professionale, il rapporto era molto più intimo”.

Coi dirigenti.
“Fabri era unico, si occupava di tutto. Un personaggio simpaticissimo, eravamo molto legati. Giorgio Rossi aveva sempre tutto a qualunque ora, uno dei personaggi che non dovrebbero mai mancare a una squadra”.

In allenamento con la Roma.
“Un allenamento divertente, Liedholm a guardare, esercitazioni tecniche. Si lavorava moltissimo durante la settimana e anche qui ci sono rappresentati dei compagni. Con quasi tutti andavo d’accordo, con qualcun altro meno. Erano i tempi in cui anche i tifosi potevano assistere, ricordo allenamenti con qualche migliaio di persone. È stato il momento che si è verificato questo passaggio dalla Rometta a una squadra che ha cominciato a imporsi”.

Foto di squadra.
“Una delle formazioni nostre. Parto dal mio idolo: Ramon Turone. Ricordo che andavo a Marassi a vedere il Genoa con la mia bandiera e come altre decine di persone andavo pazzo per lui. Me lo sono ritrovato come compagno di squadra. Poi c’è Pruzzo, Chierico, Conti, Tancredi… con molti di loro ho rapporti, ci sentiamo. Fa piacere rivedere questa fotografia. Restano i capelli lunghi e qualche chilo di troppo, diciamo che rimaniamo sempre belli”.

Il gol di Pruzzo a Genova.
“Una giornata meravigliosa, per me, Pruzzo e Bruno Conti, ex rossoblu. Nella stessa giornata il Genoa si è salvato, una giornata indimenticabile. Il coronamento di una stagione giocata a grandi livelli, eravamo una squadra fortissima ma finché non arriva il 90’ che decreta la vittoria, nessuno ci crede. È successo ed è successo nello stadio in cui sognavamo potesse succedere”.

Il giorno dello scudetto.
“Una giornata speciale. Cominciammo a imporci e a vincere con questo squadrone, direi. Una giornata da ricordare, contento per me, per i compagni, per la società, che ha fatto sacrifici. Con una guida straordinaria come quella di Liedholm, tanti bravi giocatori e organizzazione societaria siamo arrivati a questo traguardo”.

La festa.
“Ancora oggi ho amici che non vivono a Roma, ma che erano lì in quei giorni. SI meravigliano di quello che è potuto succedere. Feste continue in tutti i quartieri, bello vedere immagini dell’epoca”.

Il medio al tecnico del Dundee.
“Mi sono anche un po’ vergognato, ma ci voleva. Era stato molto duro sui giornali dopo l’andata in Scozia, ma in casa eravamo inarrestabili. Tiravamo fuori prestazioni di grande livello, a fine partita non vedevamo l’ora insieme a Di Bartolomei e Oddi di andare a contatto con quest’uomo. Ci siam presi una bella soddisfazione”.

Ritiro a Cavalese.
“Tutti abbracciati e sorridenti, l’unico triste è il Bomber, come al solito. Non è andata bene, forse non abbiamo interpretato bene il ritiro prima della finale di Coppa dei Campioni. Rivedere persone che non ci sono più fa anche un po’ male, subito dopo tornano in mente ricordi molto belli”.

La finale di Coppa dei Campioni.
“Che dire di questa partita… arrivammo forse troppo carichi e nervosi, vincere la Coppa dei Campioni sarebbe stato straordinario. Non è andata bene, ma abbiamo poco da recriminare, se non che all’ultimo ci vennero a mancare due rigoristi. Non ho mai digerito che Falcao non abbia voluto tirare il rigore. Si vive di momenti e di situazioni. Tolto questo, non ho pensato neanche per un attimo che avrebbe potuto sbagliare, non l’ha voluto tirare, amen. Sono uscito dall’Olimpico dimenticandomi i genitori, pensavo a tutto meno che a quello. Fu una cosa anche piuttosto divertente, ci pensò qualcun altro ad accompagnarli. Ero arrabbiato, uscendo passai al Circo Massimo per tornare a casa e mi trovai questo fiume di persone con queste bandiere. Fu un momento meraviglioso, avevamo perso ma dalle sconfitte ho sempre capito cosa significhi essere tifoso della Roma. Ho tratto soddisfazioni da Roma-Lecce e da Roma-Liverpool a vedere gente così vicina a noi, ho capito che essere tifosi della Roma significa qualcosa in più”.

Di Bartolomei.
“Il mio Capitano, all’opera su punizione. È stato un punto di riferimento. A distanza di anni si parla e ci si confronta, a lui ho sempre detto che è stato un grande giocatore e una grande persona, un riferimento perché lui era vicino a noi giovani, che venivamo da fuori. Era prodigo di consigli per tutti, ci ha fatto capire cos’è quest’ambiente, cosa significasse indossare questa maglia. Abbiamo perso un grande compagno di squadra, un grande giocatore. Anche Bruno Conti, che aveva un carattere diverso, ha fatto la storia come lui”.

Aldo Maldera.
“Anche questa una perdita incredibili. Una delle migliori persone incontrate nel mondo del calcio, un ragazzo che mi voleva un bene dell’anima, non c’era giorno che non facesse complimenti o che non dicesse qualcosa di carino. Vedeva in me un giocatore con un potenziale incredibile. Mi diceva che avrei potuto fare quello che volevo, un ragazzo educato, discreto, che si è innamorato di questa maglia”.

Il gol nel derby.
“Si sta molto bene quando segni nel derby, puoi vivere di rendita per qualche mese. Bellissima giornata, divertente. Giocavo a destra, ho segnato dopo due minuti. Ero posizionato aspettando il fischio iniziale, vicino alla Tevere. C’erano moltissimi tifosi laziali, che hanno cominciato a inveire, da professionista mi sono girato solo per guardare, vedevo questa gente avvelenata. Non ho mai risposto, il caso volle che dopo pochissimo segnai. Mi riposizionai, mi girai per primo e notai con soddisfazione che queste persone si triplicarono”.

Il “Ti Amo”.
“Da nessun’altra parte abbiamo visto cose simili. I tifosi della Roma hanno giocato d’anticipo, erano avanti anni luce. Questo certifica ciò che da sempre è il rapporto tra il pubblico e la squadra. Questa scritta rimarrà per sempre vicino a questa società”.

Con i genitori.
“Quando vedi queste foto, si parla di un giocatore della mia generazione, bisogna tornare a quello che si era. Due persone che hanno fatto sacrifici per farmi giocare a calcio, mio padre fino all’ultimo mi è sempre stato vicino, non si perdeva mai una cosa. Tanto lo devo a loro, erano anni difficili quelli a Genova, parliamo degli anni ‘70, grazie anche a loro sono riuscito a fare quello che volevo. Da solo non ce l’avrei mai fatta”.

Il matrimonio.
“Posso dirlo tranquillamente, questa è la mia vita. Una donna forte, che mi ha aiutato in una fase della mia vita molto delicata. Con queste persone vicino è più facile combattere e vincere, se non le hai il tutto si complica. A volte da soli non si va molto lontano”.

Le figlie.
“Io le chiamo cipolle, Virginia e Ludovica. Anche loro, insieme alla mamma, hanno messo le loro energie a mia disposizione per la mia malattia. Ora sono grandi e splendide, due ragazze bellissime. Si vive anche per loro, per i figli. Sono una cosa meravigliosa, mi ritengo molto fortunato ad avere una moglie e due figlie così, detto questo le sto accompagnando per un cammino sereno e spero possa essere così per loro, per la mamma”.

L’infortunio.
“Brutto giorno, ma veramente brutto. Mi sono rotto un ginocchio contro la Sampdoria. Correndo correndo, come dice una famosa canzone, mi sono rotto ‘sto maledetto ginocchio. Era il 1986, non siamo nel 2014, sono stato fermo un anno. È stata molto lunga, con la paura di non poter tornare a giocare. In quegli anni non era da sottovalutare neanche questa ipotesi, ma è andato tutto bene. Ricordo questo dolore terribile a questo maledetto ginocchio, fa parte del nostro mestiere”.

Correndo Correndo di Antonello Venditti.
“Ascolto almeno una volta al giorno questa canzone, è una cosa molto bella che a un cantante possa venire in mente di dedicarti una canzone. Posso solo ringraziare Antonello per questo regalo”.

La Hall of Fame.
“Mi ha fatto enormemente piacere. Credo di aver fatto un pezzetto di storia di questa società, ho dato quasi 12 anni della mia carriera a questa maglia, sembrerebbe un giusto riconoscimento ma non è così. È una votazione, devi essere entrato nel cuore del pubblico, ci sono riuscito. Mi sento legato ancora di più a questa maglia perché dietro c’è un gruppo di persone che vuol fare molto bene e c’è la voglia di portare questo club all’altezza di altri club europei. Ci si sta impegnando molto, non avrei mai immaginato di passare una serata così, nonostante un po’ di pioggia. Questa immagine è un altro momento bellissimo della mia storia in giallorosso”.


Altre notizie
PUBBLICITÀ