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AS Roma Podcast, Balbo: "A Roma è esplosa la mia carriera". Soulé: "Volevo venire qui da quando ero alla Juve". VIDEO!

di Gabriele Chiocchio

L’ex giallorosso Abel Balbo e l’attuale romanista Matias Soulé sono i protagonisti dell’odierno episodio di AS Roma Podcast. Ecco le loro parole.

Come state? Com’è andato l’allenamento?
Soulé: “Tutto bene. Un po’ stanco, ma…”.
Certo, con le sedute di Gasperini…

Abel, non giochi più a calcio ma mi dicevi prima che giochi a padel.
Balbo: “Sì, perché ormai ho raggiunto una certa età. Meno possibilità di farmi male!”.

Molti argentini giocano a padel, vero?
Balbo: “Il padel è enorme in Argentina. È iniziato già negli anni ’90, molto prima che in Italia”.

Venite da due zone diverse dell’Argentina. Mati, sei nato a Mar del Plata, quindi sul mare. Abel, tu vieni più dall’interno.
Balbo: “Dalle Pampas! Da Empalme Villa Constitución, un paese molto piccolo di 6.000 abitanti”.

Siete molto lontani tra voi. Mar del Plata dista circa 700-800 chilometri. Quanto dista da Buenos Aires?
Soulé: “250”.
Balbo: “Dal mio paese sono 500. È molto più bello dove è nato lui, soprattutto d’estate”.

Mar del Plata è una località turistica, giusto?
Soulé: “Sì, d’estate è piena di gente. Vanno lì per il mare oppure lungo la costa verso Buenos Aires”.

È importante avere un forte legame con le proprie radici e voi argentini avete un legame molto forte con la vostra terra.
Balbo: “Sì, è fortissimo. Lo vedi anche nei giocatori: tutti gli argentini, passati, presenti e futuri, hanno un legame profondo con la Nazionale. Giocare per la Nazionale è qualcosa di speciale e unico. Non c’è niente di simile. È un onore. Non c’è onore più grande per un calciatore che indossare la maglia dell’Argentina, soprattutto se hai la fortuna di giocare un Mondiale”.

Ne parleremo più avanti. Quanto spesso torni in Argentina?
Balbo: “Ogni volta che posso, quando ho una vacanza torno lì. L’Italia è molto simile all’Argentina, ma quando sei nato lì è diverso. Con la famiglia e gli altri legami che hai lì è un’altra cosa. Quando posso, torno sempre”.

Hai anche un legame molto forte con Roma. Dopo aver firmato, praticamente non sei più andato via.
Balbo: “No, non sono più andato via. Dipende molto da come ti trovi in un posto e da come vanno le cose. È importante anche questo. Se fai bene… Io ho sempre avuto un grande rapporto, a partire dal presidente, che era come un padre. Il presidente Sensi mi fece venire a prendere a casa. Ho sempre avuto un rapporto straordinario con i tifosi e questa città è sempre stata casa mia. Per questo sono rimasto a vivere qui”.

Roma è casa tua adesso, Mati, da un anno. In Italia hai visto Torino, Frosinone… ma non c’è niente come Roma!
Soulé: “Ne parlavamo prima. Roma è molto diversa. Come ho detto, è molto simile all’Argentina. Qui hai tutto. Il rapporto tra la Roma e gli argentini… forse è diverso rispetto ad altre nazionalità. Poi c’è anche il clima. Credo sia una delle città migliori del mondo”.

Parliamo delle vostre radici calcistiche. Abel, sei cresciuto nel settore giovanile del Newell’s Old Boys, a Rosario. In questa foto eri giovanissimo.
Balbo: “Sì, avevo 20 anni. Ero molto giovane”.

Matias invece è cresciuto nel settore giovanile del Vélez, vicino a Buenos Aires. Com’è crescere come calciatore in Argentina fin da bambini, come nelle vostre foto? Abel?
Balbo: “Erano tempi diversi. Sono sicuro che lui non abbia vissuto le stesse cose che ho vissuto io. Per fortuna sua! Lui è stato fortunato perché il Vélez ha un settore giovanile eccellente. Io ero in un club dove si lavorava molto bene con i giovani, soprattutto in quel periodo. È stato fondamentale per la mia crescita, non solo come calciatore ma anche come uomo. Giocavamo nella Liga Rosarina e a volte si sentivano spari. Quando l’arbitro fischiava contro la squadra di casa, sparavano in aria. Dovevi uscire in fretta, senza nemmeno andare in bagno. A volte dicevamo all’arbitro: ‘Fischia per l’altra squadra o non usciamo più da qui!’”.

Spero che le cose siano cambiate nel corso degli anni…
Balbo: “Forse sono peggiorate…”.

Mati, tu vivevi nel convitto, giusto?
Soulé: “Sì, nel convitto. Essendo di Mar del Plata, quando ero al Vélez, a Buenos Aires, ho vissuto nel convitto per quattro anni. Come diceva lui, cresci come calciatore ma soprattutto come uomo. Sono andato via di casa a 11 anni, da solo, senza la mia famiglia, fino a quando mi sono trasferito in Italia a 16 anni. Lì è cambiato tutto. Ero uno dei più giovani. C’erano ragazzi due anni più grandi di me che non riuscivano a stare lontani dai genitori. Io non so se fossi più determinato o cosa fosse, ma ero più giovane e sono rimasto. Alcuni ragazzi più grandi di me sono tornati a casa. Non era una cosa durissima, ma è stato un sacrificio, non solo per me ma anche per la mia famiglia, andare via così presto”.
Balbo: “Non c’è dubbio che queste esperienze ti aiutino a crescere. Devi superare certi ostacoli per arrivare. Il talento da solo non basta, perché di talenti ce ne sono tanti. Servono carattere, volontà, desiderio di farcela e fame. Devi capire che è un’opportunità che ti cambia la vita. Quando vivi in convitto da piccolo devi lottare per sopravvivere, perché niente ti viene regalato. Ti forma come uomo”.

Abel, sei arrivato alla Roma nell’estate del 1993, a 27 anni. Mati invece è arrivato a 21. In momenti diversi delle vostre carriere. Perché la Roma è stata o è così speciale nel vostro percorso?
Balbo: “È stata speciale perché alla Roma la mia carriera è esplosa davvero. Volevo giocare in una grande squadra italiana e negli anni ’90 il campionato italiano era il massimo. I migliori del mondo giocavano lì. Era difficile trasferirsi per via delle restrizioni sugli extracomunitari. Io volevo arrivare in una grande squadra e la Roma era perfetta. Ero felicissimo quando ho firmato. Avevo già quattro stagioni all’Udinese in Serie A e avevo giocato il Mondiale. Ero più maturo. Però devo dire che Mati mi piace molto: ha grande personalità. A 21 anni giocare all’Olimpico, chiedere sempre la palla, rischiare, saltare l’uomo e riprovarci anche dopo un errore… questo dice tanto. Gli errori sono permessi quando sei giovane, conta come reagisci. E lui continua sempre”.

Mati, perché la Roma è così importante per te?
Soulé: “Quando ero alla Juventus volevo venire qui. È stata una scelta fantastica. Come dice Abel, è un grande club e una grande squadra. Speriamo di regalare tante gioie ai tifosi”.

Abel, com’era la Roma che hai vissuto tu?
Balbo: “Ogni stagione era diversa. La prima fu di ricostruzione: la Roma era quasi fallita. Dovevamo ricostruire dalle fondamenta. Non avevamo grandi ambizioni e non giocavamo le coppe. Nell’ultimo periodo invece abbiamo vinto lo Scudetto, con una squadra piena di campioni. Periodi molto diversi, ma sempre con la stessa passione. Ho vissuto momenti durissimi e momenti di festa incredibili. Vincere lo Scudetto con la Roma è qualcosa di unico. Spero che un giorno anche Mati possa provarlo”.

La passione dei tifosi della Roma è unica. Che ricordi hai del tuo rapporto con loro?
Balbo: “Ti racconto questo: avevo lasciato l’Udinese per andare in vacanza in Argentina, a fine stagione, tra giugno e luglio. Non avevo ancora firmato con la Roma. Nel mio piccolo paese mi chiamò un tifoso della Roma per dirmi di andare lì. In quel momento ho capito che tipo di club fosse. I tifosi della Roma sono come quelli argentini. Sono simili. Un po’ pazzi, si può dire, ma incredibilmente appassionati. La passione è quasi la stessa”.

Uno dei momenti più attesi dai tifosi è il derby. Avete segnato entrambi nel derby. Mati, partiamo dal tuo gol della scorsa stagione.
Soulé: “Eravamo sotto nel punteggio, quindi è stato ancora più incredibile. È stato il mio primo gol all’Olimpico. Giocavamo in trasferta, ma i nostri tifosi erano lì. Non immaginavo un’emozione così. Non sapevo nemmeno se fosse entrata. Quando ha colpito la traversa ho pensato che non fosse gol. Poi ho visto il segnale dell’arbitro e ho iniziato a esultare”.

Un gol sotto la Curva Sud.
Soulé: “Sì”.

Come il tuo, Abel, nel derby del 1994/95, finito 3-0.
Balbo: “Sì, era l’1-0. Un grande cross, ho fatto un bel movimento e ho messo la testa. Il difensore alzò la gamba e io infilai la testa lo stesso. Finì che andai in ospedale due volte dopo aver perso conoscenza. Due partite, due colpi in faccia. Ma da centravanti sai che può succedere. Fa parte del mestiere. Segnare sotto la Curva Sud in un derby è la sensazione più bella che puoi provare. Quel giorno tornai a casa e non riuscivo neanche a entrare: c’erano regali ovunque, torte, champagne. È stata una giornata indimenticabile”.

Siete anche molto bravi sulle punizioni.
Balbo: “Per segnare su punizione serve grandissima qualità. È difficilissimo quando sei vicino all’area e devi scavalcare la barriera. Serve un tocco che hanno in pochi. I grandi giocatori ce l’hanno”.

Le tue erano più potenti.
Balbo: “Sì, questa era a Reggio Emilia, Reggiana-Roma. Punizione indiretta, destro potente, il portiere rimase fermo. Una bella punizione”.
Soulé: “Diversa dalle mie, sì. Era da oltre 30 metri. Non è un gol normale”.

Su Fonseca.
Balbo: “Fonseca. Il mio compagno ideale d’attacco. Mancino, fortissimo nell’uno contro uno, grande visione, tecnica straordinaria. Faceva assist e gol. Mi ricorda molto lui”.

Hai giocato con Paulo Dybala. Com’è?
Soulé: “Incredibile. Lo conoscevo già prima di arrivare qui, ma qui siamo diventati più amici. Siamo sempre insieme. In campo sappiamo tutti cosa può fare, ma fuori dal campo è una persona straordinaria. È questo che conta di più nella vita. È grande dentro e fuori dal campo”.

Tu invece hai giocato con Batistuta.
Balbo: “Ci conosciamo da quando eravamo bambini al Newell’s. Abbiamo giocato insieme in Nazionale, due Mondiali, alla Fiorentina, alla Roma. Mi ingannò con il Parma: mi disse di andare al Parma e che sarebbe andato anche lui. Io andai, lui no. Sto ancora aspettando! Vincere lo Scudetto e la Supercoppa a Roma è qualcosa di unico. Ti emozioni per due o tre vittorie di fila, immagina vincere uno Scudetto. È indimenticabile. Spero che anche Mati possa provarlo”.

La Nazionale argentina. Mati, sei stato convocato nel 2021 da Scaloni ma non hai ancora esordito.
Balbo: “È qualcosa di speciale, indimenticabile. Il nostro rapporto con la maglia è diverso, è difficile da spiegare. Solo un argentino può capirlo. Sono esperienze meravigliose. Avrà la sua occasione perché ha talento. Troverà il suo spazio in Argentina”.

Pensi al Mondiale?
Soulé: “Sì, mi piacerebbe tantissimo giocarlo. Per noi argentini rappresentare la Nazionale è qualcosa di magico. Non ho ancora esordito con la maggiore, ma ho già giocato alcune partite e sono state esperienze speciali. Non riesco nemmeno a immaginare cosa significhi debuttare con la prima squadra”.
Balbo: “Hai tempo. Sei giovane, hai 21 anni. Io ho esordito a 24, al Mondiale. Ne ho giocati tre. Hai tutto il tempo del mondo”.

C’è tempo, parola di Abel. Grazie.


AS Roma Podcast con Balbo e Soulé


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