La Roma non esce dal loop Coppa Italia
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Il freddo di gennaio, le maglie “strane”, diverse riserve in campo, una partita più complicata del preventivato: la Coppa Italia regala le stesse emozioni - non certo piacevoli - quasi tutti gli anni, con qualche eccezione dettata da gare contro avversari di livello talmente basso da non poter approfittare di quella che è ormai una psicosi per questa stramba competizione. E il Torino avversario di livello basso - a prescindere dalla sua classifica in campionato e vedendo la media delle squadre in trasferta a questo livello del torneo - non lo era, con in più il vantaggio di avere molto meno da perdere rispetto alla Roma, che ha ormai fatto diventare maggiorenne il periodo di assenza di vittorie della coppa, ma che è senz’altro più “obbligata” rispetto ai granata ad avanzare.
Al di là delle ovvie dichiarazioni della vigilia, Gasperini ha comunque mandato una formazione iniziale che certamente non faceva trasparire particolare interesse per la gara, salvo poi correggerla con sostituzioni che, alla fine, hanno solamente costretto i titolari subentrati a buttare energie inutilmente, in un secondo tempo in cui, al netto degli errori che sono costati l’eliminazione, si è comunque rivista una Roma dentro la partita, come quella che è riuscita a ottenere il risultato pieno contro Lecce e Sassuolo in campionato. Anche questo fa parte del solito loop da cui neanche il tecnico di Grugliasco è riuscito a fare uscire i giallorossi, in parte vittime della continua emergenza a livello di organico e in parte limitati dalla scarsa affidabilità delle seconde linee offensive, che fino adesso in campionato ed Europa League non sono state un fattore e che non lo sono state neanche oggi, quando su di loro pesava la piccola, grande responsabilità di tenere viva la Roma in Coppa Italia almeno per un turno. Responsabilità che si stava prendendo, quasi da solo, sulle spalle il giovanissimo Arena, prima del gol di Ilkhan che ha riportato la qualificazione sotto la Mole, dove è rimasta fino al triplice fischio di una gara, se non altro, divertente per gli appassionati terzi, resa tale anche da fin qui inedite difficoltà difensive mostrate dalla Roma.
Il quarto di finale in trasferta contro l’Inter, visto lo storico recente (ma neanche più tanto recente) alla voce “big match”, sarebbe probabilmente stato un muro molto (ma mai troppo) difficile da sfondare per cominciare a sentire odore di trofeo, non essere arrivati a giocarlo è comunque un fatto ascrivibile alla lista dei peccati stagionali, con gli ovvi controbilanciamenti del caso: la settimana libera a febbraio, specie se in Europa League si riuscisse ad arrivare tra le prime otto, sarebbe un quasi accettabile “premio di consolazione”, ottenuto, però, al prezzo della rinuncia, per l’ennesima volta, a uno dei tre obiettivi stagionali. E dovrà pur arrivare il momento in cui considerare tutte le competizioni con pari dignità, concentrazione e impegno: ancora una volta, non è stato questo.