.

Roma-Napoli 2-1 - Scacco Matto - Come Mancini ha cambiato la Roma, i palloni recuperati a la sofferenza a destra

di Alessandro Carducci

Importantissima vittoria della Roma che, all'Olimpico, batte il Napoli per 2-1 grazie ai gol di Zaniolo e Veretout.

LE SCELTE - Paulo Fonseca butta nella mischia Çetin dal primo minuto accanto a Smalling. Spinazzola terzino destro, Kolarov a sinistra e Mancini confermato a pieni voti a centrocampo, in coppia con Veretout. In avanti, Pastore dietro a Dzeko con Zaniolo e Kluivert trequartisti esterni.
Il Napoli risponde con il classico 4-4-2 con Manolas in coppia con Koulibaly. Di Lorenzo occupa la fascia destra e l'altro ex della gara, Mario Rui, gioca a sinistra. La linea mediana è formata da Callejon, Zielinski, Fabian Ruiz e Insigne. In avanti, spazio a Mertens e Milik.

ATTEGGIAMENTO – La Roma è scesa in campo con l’idea di fare subito la partita: squadra alta, pressing alto e i due terzini entrambi alti grazie al lavoro di Mancini, pronto ad abbassarsi tra i due centrali formando una linea a tre in fase di costruzione della manovra. Alla fine della partita, i giallorossi avranno recuperato più palloni del Napoli nell'ultimo terzo di campo, cioè la parte più vicina alla porta avversaria, a testimonianza di un pressing più alto da parte dei capitolini.

MANCINI – Togliergli il posto sarà molto difficile e non è un’eresia pensare che possa continuare stabilmente in mezzo al campo, lì dove sembra aver sempre giocato nella sua carriera per quanto si trovi a suo agio. Tatticamente intelligente, sa quando abbassarsi, quando andare in pressing, quando intervenire e quando scappare all’indietro. Come detto, si abbassa tra i due centrali e imposta con precisione. Se deve aggredire l’avversario lo fa con efficienza, essendo naturalmente portato a uscire in pressing e ha mostrato doti di rifinitura che erano invece rimaste un pochino più nascoste finora. Lo scavetto per Pastore, nel primo tempo, è degno di un numero dieci sia per l’idea che per l’esecuzione. Così come il lancio per Spinazzola, che serve l’assist per Zaniolo. Nessuno lo tolga più da lì. Per nessun motivo.

USCITA PALLA AL PIEDE – Roma brava a eludere il poco convinto pressing del Napoli, che rinuncia molto presto a prendere alta la Roma sia per il già citato Mancini che, abbassandosi, dà una soluzione in più liberando i due centrali da uno scomodo due contro due contro gli attaccanti del Napoli, e sia per il movimento a venire incontro di Pastore, che offre un’ulteriore possibilità al portatore palla avversario. I due terzini larghi completano l’opera, con Kluivert e Zaniolo molto stretti come di consueto.

SOFFERENZA – Il Napoli fa male soprattutto sulla propria fascia sinistra, quella destra romanista. Lì Spinazzola tenta spesso l’anticipo e spesso va a buon fine mentre in altre occasioni, sbagliando il tempo, lascia scoperta la sua mattonella mettendo Çetin  ancora più in difficoltà di quanto lo sia già per conto suo, visto l’esordio dal primo minuto e visto l’avversario da affrontare. I campani allora ammucchiano giocatori da quella parte, con Insigne, la sovrapposizione di Mario Rui e Mertens che, talvolta, si allarga per gravitare da quelle parti.

TESTA – Come spesso accade, è poi la mente a giocare un ruolo determinante. Il Napoli, debilitato da una situazione generale di sfiducia, rassegnazione e lamentela, sembra molto più stanco di una Roma alle prese con infortuni infiniti, costretta a fare poco turnover, ma molto più concentrata e motivata rispetto agli avversari.


Altre notizie
PUBBLICITÀ