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Scacco Matto - Bologna-Roma 1-1, senza creatività e ritmo ci pensano i singoli a salvare un punto

di Gabriele Chiocchio
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio

Falsa ripartenza per la Roma dopo la sosta: al Dall’Ara Pulgar e Džeko fissano il risultato su un 1-1 che vale un punto per parte.

LE SCELTE - Pur col Barcellona alle porte, le rotazioni di Di Francesco sono ridottissime e limitate al solo reparto d’attacco, in cui Cengiz Ünder è fuori per infortunio: il tridente è composto da Stephan El Shaarawy da un lato, Diego Perotti dall’altro e Patrik Schick al centro, con Edin Džeko che siede in panchina. Il resto della formazione è quello dell’once de gala, con Alessandro Florenzi, Konstantinos Manōlas, Federico Fazio e Aleksandar Kolarov davanti ad Alisson e Radja Nainggolan, Daniele De Rossi e Kevin Strootman a centrocampo. Dopo alcune partite giocate con il 3-5-1-1, anche Donadoni sceglie il 4-3-3, con Simone Verdi, Rodrigo Palacio e Federico Di Francesco davanti.

 

 

 

CALO DI POTENZA - La Roma inizia a ritmo altissimo, giocando un calcio estremamente verticale, basato sullo sfruttamento delle due catene per far arrivare uno dei due intermedi alle spalle del centravanti. Il motore, però, perde potenza dopo pochi minuti, perché Radja Nainggolan subisce un colpo e si fa male: il belga prova a rimanere in campo ma questo fa sì che i giallorossi non riescano più a sviluppare lo stesso ritmo dei primissimi minuti, prima di arrendersi, sostituito da Gérson. Con meno cavalli a disposizione, la Roma fatica a riorganizzarsi e subisce il gol dell’1-0 di Erick Pulgar, che conclude contro una difesa giallorossa schiacciata dal buon numero di giocatori del Bologna coinvolti nell’azione offensiva.

LA MANCANZA DI EDIN - In vantaggio per 1-0, il Bologna, chiaramente, si abbassa, chiudendo gli spazi nella sua trequarti e aprendoli nella metà campo, dove la Roma può impostare con i due difensori centrali: i rossoblu fanno spesso in modo che il pallone arrivi a Manōlas, che dei due è ovviamente il meno dotato, inibendo ancora ritmo alla manovra giallorossa. L’alternativa è il lancio lungo di cui De Rossi fa largo uso, ma davanti non c’è Džeko, che potrebbe lottare maggiormente rispetto a Schick sui palloni alti, oltre a venir meglio fuori del ceco a prendersi palla.

TENTATIVO DI IDEA - Dopo l’intervallo la Roma esce dagli spogliatoi con gli stessi giocatori, ma disposti diversamente: il modulo diventa 4-2-3-1, con Gérson spostato a destra e quindi sollevato da responsabilità creative che ricadono sulle spalle di Perotti, vertice alto del triangolo di centrocampo con De Rossi e Strootman alla base. Il ritmo però non si alza e Di Francesco è costretto, dopo circa un quarto d’ora del secondo tempo, a inserire Edin Džeko, richiamando Stephan El Shaarawy e passando al 4-2-4, con Perotti spostato a sinistra.

SCIALUPPA MANCINA - Niente da fare, la situazione cambia poco, e senza creatività e ritmo servono i singoli: a emergere è la catena di sinistra, con una combinazione di Kolarov e Perotti che manda sul fondo il Monito, che serve a Džeko il pallone che vale il pari, un minuto dopo l’ingresso di Grégoire Defrel per Strootman che ha già sbilanciato la Roma. Nel Bologna, invece, è già entrato Riccardo Orsolini per Di Francesco, e dopo la rete Ibrahima Mbayé sostituisce Vasilis Torosidīs, vittima di problemi fisici.

CREPA NON BATTUTA - La stanchezza fisica del Bologna viene ora accompagnata da un fisiologico calo mentale, che apre spazi e permette alla Roma di spingere maggiormente alla ricerca del gol vincente, ora anche con un possibile apporto a destra di un ispirato Defrel, che scombina il lato sinistro difensivo del Bologna più di quanto stesse facendo Gérson; il tempo però è poco e la crepa non viene sfruttata, con il cambio finale di Donadoni (Ladislav Krejci per Verdi) che restituisce un po’ di fiato ai suoi e che, di fatto, chiude il match. Con poca creatività, la Roma ha perso ritmo a causa della sostituzione di Nainggolan; la variazione tattica dopo l’intervallo non ha dato i frutti sperati e i giallorossi si sono dovuti affidare alla qualità dei propri singoli, che sono riusciti quantomeno a confezionare il gol che vale un punto.


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