.

Scacco Matto - Milan-Roma 2-1

di Gabriele Chiocchio

La Roma esce ancora una volta sconfitta dallo Stadio Meazza, in una gara molto, troppo povera da ogni punto di vista, in cui i giallorossi sono stati incapaci di esprimere qualsivoglia qualità sul terreno di gioco.

Lo scenario e le ambizioni di classifica suggerirebbero un andamento di gara con la Roma a fare la partita e il Milan ad attendere il proprio momento. A inizio partita sono invece i rossoneri ad aggredire e proporre, lasciando però ripartenze invitanti agli attaccanti giallorossi; dopo circa 5 minuti Inzaghi dice quindi ai suoi di ritirarsi, con un 4-5-1 che chiude ogni spazio e conferisce superiorità numerica al centrocampo rossonero, non assorbita dai rientri delle punte esterne, molto più rari rispetto alle gare precedenti, specialmente quelli di Ibarbo. A quel punto sono i giallorossi, come da pronostico, a dover tenere il pallino in mano: la novità è che Doumbia torna a essere coinvolto nelle continue rotazioni delle tre punte, ma questo non fa gioco di una fase offensiva che resta molto povera, alimentata solo da rare iniziative personali e da un calcio piazzato, con il palo di Manolas. Un paio di scorribande in ripartenza dei padroni sulla corsia di Florenzi convincono gli ospiti che non sia il caso di scoprirsi troppo, ma, vista la passività rossonera, col passare dei minuti sono sempre più gli uomini di Garcia a dover giocare il pallone, che più che essere l’arma con cui offendere diventa una pericolosa patata bollente. Proprio sull’ennesimo possesso lento e mal giocato dalla Roma, già protagonista di diverse palle ingenuamente perse nella propria metà campo, arriva il gol di van Ginkel: Pjanic riceve in posizione scomoda e viene raddoppiato, la resistenza è futile e Honda può viaggiare sulla corsia destra, Nainggolan tenta disperatamente di seguire l’inserimento dell’olandese sul cross del giapponese ma non riesce a fermarlo.

A quel punto la Roma, che ha sostituito l’infortunato Gervinho con Ljajic, non ha più neanche l’opzione di sfruttare gli spazi ed è ulteriormente costretta a proseguire sul copione del primo tempo; il Milan ringrazia e raddoppia sfruttando sempre la corsia destra con Honda e la potenza di Mattia Destro, che di testa corregge in gol il traversone deviato del compagno. Garcia a quel punto deve modificare qualcosa: non serve più equilibrio ed entrano prima Iturbe per Ibarbo e poi Totti per Pjanic, per un 4-2-3-1 offensivo con cui i giallorossi però riescono solamente a viaggiare di inerzia e nervi. La novità rispetto al primo tempo è rappresentata proprio dall’argentino, che con la sua freschezza e velocità fa più per muovere la difesa del Milan rispetto a qualunque soluzione offensiva collettiva proposta dalla Roma nel resto della partita. Questo frutta - anche piuttosto casualmente - il rigore siglato da Totti che dimezza le distanze, ma non può ovviamente bastare a salvare gli ospiti dal tracollo. Il Milan si abbassa, ma non fa fatica a risalire il campo e per gli spazi lasciati dalla Roma, e per il lavoro del subentrato Pazzini che guadagna punizioni in serie contro Manolas, continuando a far scorrere la clessidra. La sabbia finisce presto senza che la Roma possa far nulla per cambiare le sorti di una partita che perde, ancora una volta, principalmente per l’assenza di contromisure a un piano-partita milanista leggibile e mai messo in pericolo una volta incanalatosi nella via giusta per Inzaghi.


Altre notizie
PUBBLICITÀ