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Roma-Juventus 1-1 - Top & Flop

di Luca d'Alessandro

 

TOP

SOSTITUZIONI – Florenzi e Iturbe specialmente (Nainggolan è parso abbastanza confusionario) hanno dato il giusto dinamismo, imprevedibilità che mancava a una Roma troppo apatica.

REAZIONE – Espulsione di Torosidis e gol sul calcio di punizione scaturito dal fallo del greco avrebbe affossato la maggior parte delle squadre. La Roma ne ha risentito, rischiando il tracollo. Ha retto l’onta juventina e poi si è riproposta di nervi, in inferiorità numerica, trovando il pari con Keita.

PUNTO GUADAGNATO SUL NAPOLI – Bisogna pensare a mettere in cassaforte prima il secondo posto per rimanere con un occhio anche alla vetta della classifica, se si vuole essere super ottimisti. In quest’ottica il pareggio strappato in 10 contro 11, in rimonta, contro la prima della classe è un punto d’oro per gli uomini di Garcia che allungano a +4 su un Napoli che, alla vigilia del turno, sarebbe potuto essere sopra i giallorossi.

KEITA – Nel marasma generale, soprattutto del reparto di mediana, emerge con tutta la sua esperienza il suo senso della posizione e la sua qualità, in campo e fuori. Non a caso è lui a segnare il gol del pareggio romanista.

FLOP

VOGLIA DI VINCERE – La gara che poteva riaprire i sogni scudetto della Roma e ridare linfa vitale, soprattutto di fiducia, viene affrontata in maniera molle, dove il primo tiro in porta arriva a metà del secondo tempo. Finché non c’è l’episodio che scuote il match, a vincere è l’apatia.

NERVOSISMO – Ok la tensione del big match, ok il momento negativo, ma la lite che è andata in scena tra Manolas e De Sanctis è il segno che lo spogliatoio è disunito. Il tutto inizia a fine primo tempo, in campo, quando il portiere dice un qualcosa al greco che lo fa letteralmente infuriare. Negli spogliatoi la situazione ha rischiato di degenerare, con Manolas tenuto a bada da più persone e le urla l’hanno fatta da padrone.

CONFUSIONE TATTICA – Il centrocampo, da sempre il reparto nevralgico del campo, non va: nessun pressing per far filtro e proteggere la difesa (Manolas, Yanga-Mbiwa addirittura vanno a tentare l’anticipo, rischiando molto, l’avversario, nella propria metà campo), nessuna costruzione di gioco se non quando si abbassano Totti o Ljajic. L’immagine di Keita che va a spiegare, dare consigli sulla tattica al mister… Si commenta da sola.

PJANIC – Si potrebbe dire nomen-omen. In campo cammina, si attiva solo con la palla al piede, senza qualità nelle giocate, e sui contrasti va col freno a mano tirato. In questo momento è un lusso, a centrocampo, che la Roma non si può permettere. Meglio nel finale, quando ha soltanto compiti offensivi.

DE ROSSI – Dopo un paio di minuti fa un intervento da cartellino arancione e Orsato lo grazia non estraendo neanche il giallo. Alla mezz’ora, dopo molte scivolate in mezzo al campo viene ammonito e si capisce che la partita in modo o in un altro non l’avrebbe terminata. Più di una volta De Sanctis, preferisce giocare palla su Manolas e Yanga-Mbiwa che a lui mentre si abbassava per impostare l’azione.

SCORAMENTO – È il sentimento che avvolge l’Olimpico di fede giallorossa al termine della partita. I pochi fischi rivolti alla squadra, lasciano spazio a un silenzio che sa di rassegnazione verso una squadra che non riesce più a vincere in casa, arrivando a sei pareggi consecutivi in Serie A, mai successo prima d’ora.


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