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TRIGORIA - Spalletti: "Problemi per Manolas, da valutare. Bravi a lavorare per l'impossibile". FOTO!

di Gabriele Chiocchio
Fonte: Dagli inviati Alessandro Carducci e Claudio Lollobrigida

Il tecnico della Roma Luciano Spalletti ha presentato ai media la gara contro il Chievo, in programma domani alle 12:30 allo Stadio Olimpico. 

"Keita è fermo a causa della caviglia sinistra, l'abbiamo ringraziato perché nell'ultima partita si era messo a disposizione anche se non stava bene, questa settimana ne abbiamo dovuto tenere conto, per cui probabilmente non sarà a disposizione. Poi c'è Manolas, che ha preso questa botta al piede, gli riaffiora dolore ogni tanto, va gestito e ci sta anche di non vederlo dentro le immagini, è una valutazione nostra. Rientrano Torosidis, Florenzi, Falque, Uçan che ha avuto un problema respiratorio. Gyömbér ha fatto tutta la settimana, è a disposizione. Si rifanno i complimenti a Ranieri, ha fatto veramente un'impresa, come ho già detto, non ricordo un'impresa di questa portata, se vado a pensare indietro. Ha dimostrato di essere uno dei migliori ed è giusto che goda di questo successo. Tutto meritato, nessuno gli ha regalato niente, ha fatto un grandissimo lavoro, bravissimo".

Durante la stagione, il Chievo ha dimostrato di essre difficile da battere e non ha mai mollato. Si aspetta un Chievo aperto o una squadra pronta a difendersi?
"Intanto c'è da dire che hanno calciatori specialisti per salvezze sicure, tranquille, adatti al campionato, esperti per lavorare in tranquillità, sei sicuro che di loro puoi fidarti. Poi c'è una storia che parte da Malesani in Serie B, me lo ricordo quando ci giocavo contro, una squadra bellissima sotto l'aspetto dell'intensità, della tattica, poi c'è stato Delneri col suo 4-4-2, poi Corini che mi è piaciuto, anche se in alcuni tratti non ha fatto benissimo, Maran che ha modificato qualcosa ma ha mantenuto il 4-4-2 a rombo. Si giocheranno la partita, gli piace far così contro chiunque, è un timbro, difficilissimo riuscire a batterli, il fatto che siano tranquilli e che abbiamo fatto vedere a tutti il valore del loro carattere gli dà qualcosa in più. Per noi è stato così anche altre volte, a noi non ci cambia molto".

Strootman è tornato in campo per 90 minuti, può essere un'arma in più? Dal punto di vista emotivo come l'ha visto?
"È una macchina, è sempre uguale. Dal primo giorno. Si allena sempre allo stesso modo, anche se tu vuoi fare diventare un allenamento meno intenso lui cerca sempre il massimo, ha bisogno di toccare quel livello lì per essere nella figura che gli piace essere. Il leader, il campione, il giocatore che vuol sempre impegnarsi al massimo. Quando è tornato, dentro se stesso ha avuto un aiuto, un segno, un segnale che poi aveva lavorato bene, è stata una conferma di quanto fatto, un merito per il suo impegno. Quando inizialmente gli avevo detto che era dentro la Champions e poi non c'era più si è allenato allo stesso modo. Magari ti dispiace e vai dentro la settimana pensando che sia disturbato da questo, lì ti rendi conto con chi hai a che fare. Ha giocato una partita veramente importante, da campione qual è, considerando che ce ne sono altri che hanno giocato al livello come il suo, ci sono altri calciatori forti in questo reparto, è difficile poterlo dire adesso, potrebbe anche sminuire la qualità di qualcun altro dire se c'è o se non c'è. La formazione si fa domani".

C'è un fatto nuovo, il ritorno del grande pubblico. Cosa significa per voi?
"Per noi significa molto, avevamo nostalgia, ci chiedevamo quanti spettatori ci sarebbero stati. Significa ritrovare un grandissimo amico che per un periodo ti aveva aiutato moltissimo in tutto quello che era il modo di lavorare, di stare in vita. Poi per un periodo non ha potuto più aiutarti, ora lo ritrovi, è un ricominciare con una forza maggiore e quando si ha una curva bellissima diventa tutto più facile, se si lavora nella stessa direzione".

Totti può giocare titolare?
"Secondo me Totti sta facendo perfettamente quella che era la figura che speravo diventasse. Perché, in termini di presenza dentro la squadra, dentro il gruppo, in termine di condizione fisica, di intensità e di qualità dentro gli allenamento, di scatti dentro gli allenamenti sta facendo perfettamente quello che volevo. Sono molto soddisfatto del suo contributo".

Nelle ultime sette partite Dzeko è stato titolare solo una volta. Questo accade perché la squadra ha un equilibrio senza di lui o manca qualcosa al giocatore?
"Qual è l'obiettivo di questa domanda? I gol o perché ti sta simpatico un giocatore? L'obiettivo saranno sempre i gol. In 17 partite... io parlo sempre di squadra, ognuno può essere parente di chi gli pare, per me conta la squadra, mi sembra che in 17 partite si sia fatto una quarantina di gol. Dzeko l'ho fatto giocare poco, è colpa mia, altrimenti poteva dare di più. Io valuto in condizione dei gol, dei numeri che fa la squadra. Io devo vincere le partite e fare gol, se la squadra vince le partite e fa gol sono a dama, quella è la nostra ricerca. È chiaro che ha caratteristiche che altri non hanno e che se le facciamo funzionare sono possibilità in più. La prima cosa sono gli obiettivi, vincere le partite e fare numeri che le facciano vincere, e quelli ci sono. Con Dzeko, avendo quella fisicità, mantenendo le stesse caratteristiche che la squadra evidenzia, possiamo metterci qualcosa in più. Poi ci vuole il lungo periodo. Dentro questi numeri che ho citato c'è, ha fatto il suo, l'ho usato poco e non l'ho fatto sentire così comodo, però è sempre stata una scelta da quanto determinato durante gli allenamenti. Sembrerò noioso, ma bisogna dire le stesse cose che ho detto all'inizio. Per me sono importanti gli atteggiamenti, i segnali che mi danno la possibilità di arrivare al risultato per la Roma. Dentro la squadra non ho parenti, io lavoro in funzione dei risultati per la Roma. Qualcuno di voi lavora anche per qualcos'altro. Faccio tutto in funzione di quello. Ci posso riuscire o non riuscire, ma vedrai che si faranno gli stessi discorsi, riprendendo le prime interviste e si troverà una coerenza che è sempre la stessa".

Lei ribadisce l'importanza del secondo posto...
"Ho detto il terzo posto, il secondo è un miraggio, il terzo era quasi impossibile da raggiungere per come eravamo partiti. Ai calciatori va dato il grandissimo merito di aver portato a casa un risultato che in quel momento lì era quasi impossibile".

Sabatini è sembrato un po' preoccupato sul futuro, non ha dato la certezza della contemporanea permanenza di due giocatori importanti. Ha avuto rassicurazione?
"Il gatto maculato è intrigantissimo (ride, ndr). A me è sembrato che abbia detto che Radja e Pjanic rimangono, ma è un esercizio, un dialogo che non voglio avere finché non finisce il campionato. Poi farei quello che non chiedo di fare ai miei calciatori. Abbiamo lavorato sempre per l'impossibile. Perché se ti abitui a lavorare per l'impossibile alzi l'asta della qualità del modo di lavorare. Ci siamo creati l'opportunità che possa avvenire, non posso far guardare in un'altra direzione a questi ragazzi. Tutti fanno i loro interessi, ma mi sembra che dentro la squadra ci sia una ricerca unica, un obiettivo unico, sono la partecipazione quando rimangono fuori. Ho visto delle cose nella partita di Genova, degli atteggiamenti nell'andare a fare il prosieguo della barriera, quando ha calciato la punizione Totti, son segnali che si cerca un pelo per dare un contributo, è una goduria. Sono tutti sintonizzati per questa partita, questa è quella che ci fa raccogliere tutti i frutti degli sforzi precedenti. Bisogna che rimanga dentro questa attenzione, la indicano da soli la strada e vanno tutti per quella strada lì e l'impossibile a volte succede. Noi siamo stati bravi a lavorare per l'impossibile, ci siamo creati l'opportunità che passa verso la vittoria di domani, tutto il resto, come dice il Califfo, è noia". 

Paredes, Sanabria e Iturbe: chi studierà con più attenzione?
"Involontariamente è un mettere in discussione tre calciatori che domani ci possono servire. A volte si passa un periodo più bello dove ci riesce tutto e uno più carico di difficoltà, però sono calciatori di valore. Verranno presi in considerazione. Abbiamo uno specialista in fatto di mercato che è Sabatini, sa fare il suo lavoro. Voglio vedere questo gatto maculato, io sono esperto di animali e lo facciamo fare a lui, è giusto che parli di mercato, che faccia le sue prove. Sono dentro un'altra situazione, che è quella del campo, di riuscire a far funzionare questi ragazzi e questa squadra, perché sono loro che determinano il risultato. Poi vanno fatti funzionare tutti insieme e diventa un'addizione importante".

Alla Roma manca più un discorso tecnico o più un discorso di mentalità per riprendere la Juventus?
"Mentalità e carattere son belle parole, i calciatori devono avere spessore di gioco con la palla, allo stesso tempo il carattere completa tutto. Noi sotto l'aspetto caratteriale qualche passo in avanti lo dobbiamo fare, abbiamo riacquisito l'apporto di calciatori che possono dare tanto. Sta migliorando anche Castan, è uno che se sta bene negli allenamenti già ti fa avvertire di quello che ci vuole per andargli contro e il livello di qualità caratteriale sale per tutti. Strootman, poi c'è De Rossi che ha fatto bene e che ha questa qualità qui. Pjanic è un giocatore che le responsabilità se le prende, sa essere leader di un gruppo. Questo, forse, è quello che dobbiamo ancora migliorare, quando si va a guardare loro. Poi il numero dei calciatori che hanno, tutti dello stesso livello, durante l'annata c'è bisogno di cambiare qualcosa, Allegri è stato bravissimo a cambiare anche schema tattico, hanno giocato a tre e a quattro, i giocatori sanno mettere in pratica quello che lui chiede in un attimo, secondo me ci sono tante squadre da cui doversi guardare e confrontare. Il Napoli è un'altra squadra forte, Inter e Milan secondo me sono forti. Non è solo quella che arriva davanti, queste 5-6 squadre son tutte forti. Poi bisogna trovare la chiave per riuscire a far funzionare, a prendere il meglio dalla squadra, e chiunque può arrivarti davanti. Dipende dal clima che riesci a far avere intorno, da una professionalità usata in maniera continuativa, anche dopo le partite, nel terzo tempo, anche a casa. Quando sono tutti coinvolti come in questo momento qui la nostra squadra, che è bellissima in questo momento, ci sta di passare avanti a chiunque, ma non è detto che tu sia più o meno forte".

L'impressione è che Florenzi venga schierato più dove serve che dove può rendere al meglio. Sarà questa la sua veste anche l'anno prossimo? Si immagina un ruolo definito per Florenzi?
"Non lo so dov'è il suo ruolo migliore. Esterno alto? Può darsi, ma ora andrebbe al posto di El Shaarawy o Salah. È una posizione dove ha fatto vedere di saper stare, quando lo usi basso sotto l'aspetto difensivo non è un difensore vero e proprio ma costringe l'altro a fare le cose a cui non è abituato, lui dà qualche numero in più a quello che fa Salah, arrivano in due da quella parte lì. Può giocare da molte parti, per me è un merito, va tenuto conto di dove serve alla squadra, bisogna cercare di far quadrare la forza di squadra, se riesci a far essere più forte un undici che non undici singoli calciatori, si arriva più in là. Di strada ne abbiamo fatta, i fatti dicono che tantissimo non abbiamo sbagliato. Poi ci può stare di fare ancora meglio, ma Florenzi, per me, non perché non è bravo in questo o in quell'altro, per quello che sa fare bene qui è uno da tenere in considerazione per tre ruoli. Perché li sa fare in maniera eccellente tutti e tre. Basso, alto e centrocampista".


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