CSKA Sofia, Beltrame: "Nel club si respira tradizione e passione"

29.10.2020 11:17 di  Luca d'Alessandro  Twitter:    vedi letture
CSKA Sofia, Beltrame: "Nel club si respira tradizione e passione"
Vocegiallorossa.it
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Questa sera all'Olimpico la Roma ospita i bulgari del CSKA Sofia. Squadra di grande blasone, che in passato ha avuto giocatori del calibro di Hristo Stoichkov che condusse i suoi (all'epoca chiamati Stredets) in semifinale di Coppa delle Coppe. Squadra che detiene il record di campionati bulgari vinti (31) e anche di coppe nazionali (20). Squadra che ha saputo rialzarsi dal fallimento nel 2015, che l'ha costretta a ripartire dalla terza divisione. Oggi è di nuovo nell'élite del calcio bulgaro ed è tornata a giocare una fase a gironi di Europa League dopo nove anni. E in squadra c'è un giocatore italiano: Stefano Beltrame. 27 anni, maglia numero 10 sulle spalle, è a Sofia dell'inizio del 2020 dopo tre anni trascorsi in Olanda con le maglie di Den Bosch e Go Ahead Eagles. Ai microfoni di Tuttomercatoweb ci racconta la sua storia:

Stefano Beltrame, la prima domanda è: cosa ci fa un calciatore italiano in Bulgaria?
"Avevo fatto tre anni in Olanda, che considero importanti perché sono stati molto belli a livello umano e calcistico. Mi hanno insegnato e dato tanto. In estate c'erano diverse offerte, ad esempio in Polonia (Lechia Danzica) e Portogallo (Maritimo) ma il CSKA Sofia per blasone e ambizioni è stata l'offerta per me più convincente".

Un club fra i più importanti di Bulgaria
"C'è un attaccamento alla maglia da parte dei tifosi che è qualcosa di incredibile. È un club di grande tradizione anche se negli ultimi anni in Bulgaria si è assistito al dominio del Ludogorets. Ma il CSKA si sta attrezzando per tornare a vincere".

In Bulgaria, caso curioso, ci sono due CSKA Sofia
"Sì, è salito quest'anno il CSKA 1948 ma per noi c'è solo un CSKA (ride, ndr). Ora abbiamo un derby in più anche se quello più sentito è col Levski. Si gioca nello stadio della Nazionale e ho avuto la possibilità di disputarlo prima della pandemia. Una partita incredibile per quanto è 'calda' e sentita dai tifosi".

Come ti stati trovando a Sofia?
"Molto bene, mi sono ambientato con i compagni e i tifosi sono affettuosi. C'è un attaccamento, come detto, che fa venire i brividi. Certo, il bulgaro è una lingua complicata ma me la cavo con l'inglese dove per fortuna in molti lo parlano".

Capitolo Covid-19: qual è attualmente la situazione in Bulgaria?
"Per adesso durante il campionato i tifosi possono entrare. Ovviamente non è consentito riempire lo stadio, ma una piccola percentuale è ammessa. In generale in Bulgaria non ci sono le restrizioni che ci sono in Italia, ad esempio non c'è l'obbligo di mascherina e puoi andare per bar e ristoranti. Certo, anche qui i numeri stanno aumentando, iniziano a superare i 2000 casi giornalieri e dobbiamo stare attenti".

Il CSKA Sofia, avversario della Roma, ha da poco esonerato l'allenatore
"Sono scelte che si prendono, gli esoneri sono cose che succedono ovunque".

Che squadra è la vostra?
"In campionato potrebbe andare meglio, veniamo da tanti pareggi. Ma in Europa ci siamo già tolti la soddisfazione di entrare nella fase a gironi di Europa League, eliminando il Basilea. Puntiamo a giocare un buon calcio e abbiamo tanta corsa. La Roma è nettamente di un altro livello, è la prima volta che affronteremo una squadra del genere. Non partiamo battuti, il pallone è rotondo".

Quali giocatori sono da tenere d'occhio del CSKA?
"Per età e prospettiva dico Valentin Antov, un difensore centrale classe 2000 molto bravo. Intelligente tatticamente, sta al posto giusto ed è bravo anche con i piedi. È un giocatore molto interessante. Ma in generale siamo un bel gruppo".

Obiettivi futuri?
"Sono arrivato lo scorso gennaio e ho firmato per un anno e mezzo con opzione per altre due stagioni. Vedremo più avanti. Per ora punto a fare un bel campionato e a centrare gli obiettivi di squadra, tra cui passare il turno di Europa League. Il girone non è impossibile, potevamo trovare di molto peggio".

Arrivi a titolo definitivo dopo una lunghissima sequenza di prestiti dalla Juventus. Un vantaggio o una cosa che ti ha limitato la carriera?
"Sicuramente avere la Juve dietro è una gran forza. È una delle top 5 squadre al mondo e non posso che avere gratitudine nei confronti del club. Le mie esperienze sono merito loro che hanno conoscenze da tutte le parti. Poi sta anche al giocatore accettarle o meno. Io ho preferito tenermi aperte tante porte".

Tra le tue esperienze, una a Bari con la squadra fallita. Ma che quasi avevate portato in Serie A
"L'anno a Bari lo ricordo benissimo, è stato indimenticabile perché noi fallimmo quell'annata e da società fallita ci trovammo alla semifinale playoff per andare in A. Ricordo l'affetto della gente che mi scrive tutt'oggi. È incredibile come una volta falliti ci compattammo, facemmo ancora più gruppo sfiorando il miracolo. Nessuno si aspettava che arrivassimo ai playoff. Esperienza che porterò sempre nel cuore".

La precarietà dei livelli inferiori alla Serie A consiglia l'esperienza all'estero, come hai fatto tu
"Dipende dalla situazione. Parlo per la mia esperienza e dico che aprire per sé stesso più orizzonti e possibilità è la cosa migliore da fare. Ti insegna tanto a livello umano perché andare all'estero in giovane età non è facile ma ti fa crescere umanamente e calcisticamente. Ai giovani dico di non fossilizzarsi sull'Italia perché all'estero, anche se magari giochi in un torneo minore, hai comunque la possibilità di giocare in un massimo campionato. Con la possibilità anche di giocare le coppe europee".