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Che fine ha fatto - Ivan Tomić

di Alessandro Pau
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Alessandro Pau
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È difficile comprendere cosa sia successo nel corso della sua carriera: probabilmente, come dimostrano i numeri e le sue esperienze post ritiro, la sua dimensione giusta è sempre stata quella di Belgrado, nel suo Partizan, città e società che lo hanno lanciato nel mondo del calcio da bambino, per riaccoglierlo poi da uomo dopo uno sfortunato viaggio tra l’Italia e la Spagna. Questo è il racconto di Ivan Tomić, protagonista odierno della rubrica Che fine ha fatto.

A soli 17 anni, nel 1993, un giovanissimo Ivan Tomić esordisce con la maglia del Partizan Belgrado, squadra della sua città natale, in Serbia, ma che fino all’anno precedente era la capitale della Jugoslavia. Con i bianconeri dei Balcani, Tomić si mostra all’Europa come un centrocampista completo, in grado di abbinare dinamismo, intelligenza tattica e anche un buon piede, che lo portano a segnare 24 reti in 82 match in 5 stagioni, in cui conquista anche 3 campionati e due Coppe di Jugoslavia. A 22 anni, quindi, ha la possibilità di lasciare il suo nido e mettersi in mostra in altre realtà europee.

Qualche mese prima del Mondiale di Francia ’98, in cui non viene convocato dalla sua Jugoslavia, eliminata agli ottavi di finale dall’Olanda, passa alla Roma per ben 18 miliardi di lire firmando un contratto che lo lega ai giallorossi per 5 anni. All’ombra del cupolone viene accolto con tanto entusiasmo da tutto l’ambiente, tanto che il maggiore quotidiano sportivo della Capitale, Il Corriere dello Sport, arriva a dedicargli una cassetta con tutte le sue migliori giocate con la maglia del Partizan Belgrado. Inoltre, con il suo acquisto la Roma risponde ai cugini della Lazio, che all’epoca avevano appena prelevato un certo Dejan Stankovic dalla Stella Rossa, acerrima rivale del Partizan, tanto che Tomic arriva ad affermare: “Non sono uno scarto, dimostrerò a tutti che non sono uno Stankovic di Serie B”. Dopo più di 20 anni, si può affermare senza paura di essere smentiti che siano stati i biancocelesti ad aver puntato sul serbo giusto.

In un’intervista a La Repubblica del 5 aprile del ’98, appena dopo la sua firma con i giallorossi, Ivan Tomić dichiara di aver preferito la Roma a tante altre big europee per un motivo particolare: “Ho preferito la Roma al Manchester, al Barcellona e all’Olympique Marsiglia, che mi avevano richiesto, perché sognavo un’esperienza nel calcio italiano e perché il gioco di Zeman è ideale per le mie caratteristiche”. Molti anni dopo il suo addio alla Roma, nel 2012, in occasione del ritorno di Zeman sulla panchina giallorossa, Tomić è tornato a parlare di lui e del suo modo di allenare a gazzettagiallorossa.it: “Il mio ricordo del boemo è buonissimo, sia a livello calcistico, sia a livello umano. Purtroppo ero un calciatore che non ha dimostrato quello che Zeman si aspettava da me, ma era stato lui che aveva parlato con i dirigenti e che mi aveva voluto in quel momento alla Roma. Si è creato un buonissimo rapporto. I suoi allenamenti? È vero, erano pesanti. Fin dal ritiro sono duri. Il boemo è un allenatore che insiste sulla velocità del gioco, per questo i giocatori devono essere ben preparati. In particolar modo la difesa, che con il 4-3-3 deve uscire alta. La preparazione con lui si basava molto sul livello tattico e sugli schemi, in fase difensiva e offensiva. Pregi e difetti? Di pregi ne ha veramente tantissimi: era un allenatore che vedeva il calcio in un altro modo e che nello spogliatoio si comportava diversamente dagli altri allenatori. Ha autorità, non ha paura di dire le cose che pensa, e soprattutto è una persona autentica. I difetti? Non li so e non mi permetto, si tratta di una persona unica ed eccezionale”.

Nonostante le premesse eccezionali, in giallorosso Tomić non rispetta minimamente le attese. Una strana coincidenza ha voluto che lui, alla Roma, fosse ricordato più per i momenti in cui si è fatto da parte, piuttosto che quelli in cui è stato protagonista in campo. La sua avventura in giallorosso, infatti, si divide in due bienni: il primo dal 1998 al 2000, il secondo dal 2001 al 2003, in cui, in totale, conquista 15 presenze in Serie A e qualche altra sporadica apparizione nelle coppe. E la stagione di mezzo? Basta un semplice calcolo per rendersi conto che non partecipa alla Roma del terzo Scudetto, quella del 2000/01. Questo perché nella prima estate del nuovo millennio Tomić viene spedito in prestito all’Alavès, società spagnola con la quale disputa un’ottima stagione, con 28 match e due gol, in cui raggiunge addirittura la finale di Coppa Uefa, in cui rimedia però una sconfitta contro il Liverpool. L’anno successivo resta a Roma, conquistando il secondo posto in Serie A. Ma l’unico grande avvenimento di quella stagione lo fa registrare il 30 ottobre del 2001, quando al 71’ di un Roma-Anderlecht di Champions League lascia il campo in favore di un giovanissimo Daniele De Rossi, al suo esordio assoluto in maglia giallorossa.

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Nel 2003 lascia la Roma per tornare sei mesi all’Alavès, in cui segna un gol in 10 partite, prima di militare per una stagione tra le fila del Rayo Vallecano. La sua avventura in giallorosso non può di certo essere ricordata positivamente, e di questo se ne rende conto anche lui stesso, tanto che in un’intervista recente ha dichiarato: “Quando sono arrivato a Roma non ero pronto e mi è dispiaciuto moltissimo perché mi è sempre pesato aver fallito. Ogni volta che vengo a Roma ci penso e ci sto male. Perché la società aveva puntato molto su di me ma io sono mancato all'appuntamento. Quando ho iniziato a fare il direttore sportivo del Partizan ho sempre cercato di dare qualche buon giocatore alla Roma”.

Infatti, chiusa anche la parentesi spagnola, Tomić torna a casa sua, nel suo Partizan, restandoci per tre stagioni, dal 2004 al 2007. Nel triennio con i bianconeri ottiene buoni numeri, vince un Campionato di Serbia e Montenegro e si ritira a soli 31 anni dal calcio giocato, diventando immediatamente direttore sportivo del club. Sostituisce Nenad Bjeković, direttore sportivo del Partizan per circa 20 anni, e per due anni e mezzo ricopre questa carica, provando a portare diversi giovani serbi in Italia, con la Roma spesso interessata ma che mai ha affondato il colpo. Nella sua breve parentesi da dirigente del club riesce a portare al Partizan diversi elementi di spicco, gettando le basi per il vincente ciclo dei bianconeri, che da quel momento vinceranno 7 dei successivi 9 campionati. Dopo qualche anno lontano dal campo, nel 2014 inizia la sua breve carriera da allenatore.

Il primo incarico di Ivan Tomić in panchina è quello di vice di Ljubinko Drulović, tecnico della nazionale maggiore della Serbia, che ricopre per qualche mese. La prima vera panchina affidatagli, però, è quella della selezione U19 della Serbia, su cui resta dal 6 agosto del 2014 fino al 30 giugno dell'anno successivo, fallendo la qualificazione agli Europei di categoria in programma nel 2015. Il 13 ottobre dello stesso anno gli viene affidata invece la panchina del Teleoptik, società di Belgrado che partecipa alla Srpska Liga, terza divisione nazionale. Storicamente, il Teleoptik è conosciuto per essere una squadra satellite del Partizan, in cui vengono spediti i giovani per crescere e fare esperienza. Resta solo per due mesi alla guida del club, e il giorno di Natale viene nominato quale nuovo allenatore del Partizan Belgrado.

Arriva nel club con il campionato già virtualmente chiuso in favore della Stella Rossa, riuscendo quindi a raggiungere solo il secondo posto in classifica. Nonostante questo, strappa un trofeo dalle mani degli acerrimi rivali, alzando al cielo la Coppa Nazionale. La stagione successiva non parte col piede giusto, col Partizan che nelle prime tre uscite ottiene tre 0-0: due nei preliminari di Europa League con lo Zaglebie, contro il quale perde poi ai tiri di rigore, e il terzo contro il Bačkaa Novi Saad alla gara d’esordio in campionato. Alla seconda giornata invece rimedia una sconfitta per 2-1 contro il Napredak Kruševac: al termine del match, Tomić rassegna le dimissioni dal ruolo di tecnico dopo 23 panchine totali.

Ivan Tomić è sempre rimasto legato alla Roma, tanto che nel 2018 in occasione della semifinale di Champions League, in un’intervista a tuttomercatoweb.com ha elogiato mister Di Francesco, parlando anche della piazza: "Di Francesco ha fatto in modo che i giocatori credessero nei loro mezzi e loro sono stati bravi a recuperare. Hanno compiuto un'impresa che a tutto il mondo pareva impossibile. Questo è un grande miracolo del calcio degli ultimi anni. È uno sport dove non si sa mai cosa può succedere. E questo è ciò che ci ha fatto attaccare e appassionare al calcio. Con l'appoggio dei tifosi che sono stati straordinari è stato realizzato un capolavoro. Complimenti a tutti: società, calciatori, tifosi, allenatore. I giocatori, con un modulo diverso, hanno dimostrato di essere ugualmente forti, hanno strameritato la semifinale".

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