Come, più che quanto

di Gabriele Chiocchio
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
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È stato indubbiamente un mese e mezzo difficile quello che ha aperto il 2019 romanista. E la cosa paradossale è che i risultati c’entrano fino a un certo punto: scorrendo freddamente le gare giocate, l’unico segno in schedina che stona è quello di Firenze in Coppa Italia, con gli altri punteggi ottenuti dal 1° gennaio in poi senz’altro accettabili ex ante, probabilmente anche ex post. Il problema sorge andando a vedere il come: rimonta subita col Torino, altra rimonta subita contro l’Atalanta, cappotto storico a Firenze; aggiungi un mercato che prima era inevitabile e che invece è stato evitato, un paio di episodi di nervosismo ed ecco il mix perfetto per generare un malumore diffuso, esternato finanche a Verona (con modi, a dire il vero, abbastanza incomprensibili) dove la squadra ha invece convinto, pur con un avversario morbidissimo. Avversario morbidissimo che invece non sarà il Porto, probabilmente favorito ma comunque alla portata della migliore Roma, un po’ come fu lo Shakhtar Donetsk un anno fa. Dal doppio confronto con gli ucraini i giallorossi iniziarono un crescendo non solo in Champions League, ma anche in campionato dove una marcia incerta in inverno diventò sicura - seppur non da vertice - in primavera, con il terzo posto blindato con relativa agilità. La stessa cosa ha il compito di fare questa Roma, posto che in un doppio confronto di Champions League tutto può sempre accadere e, come già detto in precedenza, non si può basare un giudizio solamente sul punteggio: il come conterà tanto, sia a livello tattico, che - soprattutto - a livello mentale. E se in campionato la continua pressione fa sì che quest’ultimo aspetto possa essere ampiamente condizionato, in Europa si può giocare più liberi, anche perché il più - finanziariamente parlando - per questo bilancio è stato già fatto, con le cessioni di Alisson e Strootman e le prestazioni fornite nella prima fase. Martedì si scende in campo per mantenere vivo un sogno (a tutti gli effetti, visto che un anno fa si è toccato con mano come realtà), per incamerare altro denaro e per scacciare quel malumore che nasce dal come. Non dal quanto.


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