Fonseca: "Sogno di vincere trofei importanti come la Champions League o il campionato. La Roma è il cuore della città, sarà difficile giocare senza la Curva Sud"

07.06.2020 07:56 di  Ludovica De Angelis  Twitter:    vedi letture
Fonseca: "Sogno di vincere trofei importanti come la Champions League o il campionato. La Roma è il cuore della città, sarà difficile giocare senza la Curva Sud"
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Paulo Fonseca ha rilasciato un’intervista a Roma Tv parlando degli obiettivi che ha raggiunto nella sua carriera e cosa si aspetta per il futuro. Di seguito le sue dichiarazioni:

Come sei stato accolto a Roma?
"Nella maniera migliore, fin dai primi giorni l’accoglienza da parte del club e della città mi ha sorpreso. Le persone sono sempre state simpatiche con me. Ho la libertà di conoscere Roma. Sono uno a cui piace girare per la città, qualche giorno fa sono stato in centro fare delle foto. Le persone sono sempre simpatiche, mi piace vivere il centro per assaporare la cultura. Poter uscire per me è importante. Incontro sempre persone molto simpatiche. Tutti mi hanno fatto un’ottima impressione, trattandomi bene. Questo mi ha fatto amare Roma ancora di più".

C’è un luogo di Roma che ti rappresenta, a parte il supermercato?
"La fontana di Trevi è un posto in cui mi sento molto bene. Devo dire che prima di venire a Roma ho tirato una moneta nella fontana per gioco, ho espresso un sogno e si è avverato. Mi piace il Colosseo, Castel Sant’Angelo, Piazza di Spagna. Mi piace passeggiare per Via del Corso, camminare con la famiglia a Villa Borghese. E io vivo vicinissimo a Villa Pamphili".

Il 21 aprile, nel Natale di Roma, hai vinto il premio per la miglior interpretazione dell’inno. 
"Ho cantato molto male, ma penso di averlo fatto con sentimento. È una delle poche volte in cui ho cantato, ma penso di non doverlo rifare. Molti pensano che io suoni bene la batteria, ma non è così. Alla festa dello Shakhtar mi diedero una batteria, io ho sempre sognato di suonare uno strumento e potevo partire da lì. Ho iniziato a seguire corsi online, ma non riesco ad accompagnare una canzone. Spero di imparare altro quando ci sarà tempo. Al momento non sono abbastanza bravo per accompagnare una canzone".

La storia della città.
"Penso che Roma rappresenti la storia. Non c’è bisogno di entrare in un museo perché la città è carica di storia, è unica al mondo. Non possiamo dissociare la storia di Roma da ciò che è Roma. È un qualcosa presente in tutti noi, specialmente per chi arriva da fuori come me. Si rimane sbalorditi di fronte alla storia e alla bellezza di questa città. Una volta arrivati è impossibile non voler scoprire di più di questi monumenti e della storia. Mi sono informato su ciò che rappresenta ogni momento e più scopro, più mi interesso della sua storia. Penso non esistano città come Roma".

La cucina italiana.
"Mi piace la pasta, non ne sono ossessionato ma mi piace molto. Amo la cacio e pepe ma devo confessare di avere un debole per il pesce, è il mio piatto preferito. Oppure in casa, sono anche un bravo cuoco. So anche stirare".

Cosa ti manca del Portogallo?
"Roma ha attenuato la nostalgia che ho del Portogallo. Perché il clima è molto simile. Ovviamente mi mancano gli amici, la famiglia, le spiagge, anche la cucina portoghese. Ma la vita qui a Roma mi ricorda molto la vita lì".

Differenza con l’Ucraina?
"Culturalmente sono agli antipodi. Lì la cultura è influenzata dal passato. Le persone sono molto diverse, i latini sono influenzati dal passato. Ho amato molto l’Ucraina e le sue persone, grandi lavoratrici. Però c’è una differenza enorme. Vivere in Ucraina è stato unico. Il clima è molto freddo, nevica spesso. L’adattamento non è stato facile, ma col tempo mi sono abituato. Kiev è fantastica, ho ricevuto molto affetto. Lì ho conosciuto mia moglie e ho avuto mio figlio più piccolo. L’Ucraina è parte della mia vita".

Hai realizzato i tuoi sogni?
"Ho sempre avuto la fortuna di essere ciò che desideravo. Da ragazzo sognavo di essere calciatore e lo sono stato, poi ho sognato di fare l’allenatore e lo sono diventato, sognavo di allenare un grande club europeo e lo alleno. A livello professionale mi sento molto realizzato. Adesso sogno di vincere trofei importanti, la Champions League o il campionato, uno dei principali campionati europei, come quello italiano. Più in generale sogno di essere felice ogni giorno, vivere la vita in modo tranquillo. Per me la felicità è essere felici anche fuori dal mondo del calcio”.

Come hai vissuto l'emergenza Coronavirus?
"Prima di tutto con molta tristezza per chi è scomparso e chi ha perso qualcuno, poi con apprensione per tutti noi, abbiamo affrontato qualcosa di sconosciuto e che non eravamo capaci di controllare. Ho vissuto questo periodo anche con positività. Lasciami dire che, per quanto mi riguarda e senza essere banale, ho vissuto il periodo con la mia famiglia. È un periodo certamente tragico che supereremo prima o poi ma è un periodo che ci può insegnare molto. La verità è da questo periodo dobbiamo imparare cio che è veramente importante nella nostra vita".

Le iniziative della Roma?
"È stata un'esperienza molto gratificante, in questo momento tragico la Roma ha trovato diversi modi di aiutare le persone. È la prova che la Roma non è solo un club come dice l'inno: la Roma è il cuore della città. Sono stato orgoglioso di ciò che ha fatto la Roma e di averne fatto parte". 

Cosa è cambiato alla ripresa degli allenamenti?
"Tante cose, dalla preparazione al modo di vivere lo spogliatoio, così importante per noi. È tutto diverso. La Roma è stata veramente esemplare in questa situazione, seguendo tutte le indicazioni del protocollo, dalla divisione nelle rispettive stanze al mangiare separati, praticamente stiamo insieme solo in campo per allenarci, si fa attenzione a tutto. Immagina cosa vuol dire non abbracciarsi durante una partita, sono cose che in certi momenti ti rafforzano, hanno un'importanza emotiva. Tutto questo non ci sarà, sono curioso di vivere questo momento di maggiore distanza, una distanza che è difficile mantenere nel calcio, è molto difficile non avere contatti, non abbracciarsi, non festeggiare insieme, non complimentarsi con avversari o arbitri. Mi è già capitato di giocare senza pubblico, è terribile non avere i tifosi, è una cosa che cambia una partita, la rende più triste e meno emotiva, a maggior ragione qui a Roma, dove c'è la Curva Sud che ci sostiene in modo così caloroso, dando un sostegno importante alla squadra. Non potremo contare sulla forza che ci danno nei momenti complicati, ovviamente sarà difficile vivere questo periodo lontano dai nostri tifosi che vivono la squadra con tanta passione".