Slideshow - Delvecchio: "Devo molto a Mazzone e Sensi. Batistuta come un fratello"

31.10.2014 19:30 di  Gabriele Chiocchio  Twitter:    vedi letture
Fonte: Twitter AS Roma - Roma TV
Slideshow - Delvecchio: "Devo molto a Mazzone e Sensi. Batistuta come un fratello"
© foto di Twitter AS Roma

Come comunicato dalla Roma attraverso il proprio profilo Twitter, sarà Marco Delvecchio il protagonista di Slideshow, in onda alle ore 19.00 su Roma TV.

Il duomo di Milano.
“Non la conosco questa costruzione! (ride, ndr). Milano è una cittadina ridente, dove sono nato. Ho pochissimi ricordi legati a Milano, ero in periferia, la città vera e propria non l’ho mai vissuta prima di giocare con l’Inter”.

L’Inter.
“Assomiglio tanto a mio figlio Nicolas. Questa è la prima maglia da titolare in A con l’Inter nel ‘94. Ero tornato da Udine dove non avevo mai giocato e l’Inter mi aveva detto che sarei potuto andare in C o la B a ottobre, decisi di giocarmela fino a ottobre e giocai sempre titolare”.

Mazzone.
“Il mio primo allenatore qui a Roma, colui che mi ha lanciato. Mi ricordo che la prima volta che arrivai al Cicerone mi disse che i titolari erano Balbo e Fonseca più un ragazzino promettente come Totti e che mi sarei dovuto guadagnare il posto. Alla fine mi ha sempre fatto giocare titolare al ritorno. Gli devo molto per la mia esperienza qui a Roma”.

Il ritiro con Zeman.
“Kapfenberg, o sbaglio? Con due ragazzotti come Tommasi e Di Francesco, che ora è allenatore. Davanti c’è Bordacconi e poi ci sono io. Le prime fatiche dopo l’anno con Mazzone. Bei ricordi, quei ritiri sono sempre belli da ricordare. Si fvede il torrente ghiacciato dove alla fine della seduta freddavamo le gambe”.

La prima doppietta.
“Contro la Fiorentina, vincemmo 1-4. Uno su assist di Giannini, l’altro su assist di Di Biagio, mi guadagnai anche un rigore che tirò Balbo, meglio così perché sbagliavo sempre. Facevo anche il militare, dovevo tenere i capelli ancora più corti. Davanti usavo molto gel per appiattirli”.

Foto di squadra del 1997.
“L’anno di Zeman, il primo. Un anno in cui ho giocato e non giocato, mi faceva fare il centravanti e davanti a me c’era Balbo. Metodo di lavoro duro e nuovo per me, ma ha sempre pagato, durante l’anno andavi al doppio. Con tutti ho avuto un bel ricordo. C’è anche Tempestilli là sopra!”

Zeman.
“Un allenatore molto simpatico e di compagnia, sembrava burbero ma è tutt’altro. Ricordo Di Biagio che ci scherzava, era il suo figlioccio. Lui stava allo scherzo, era molto divertente. Sul lavoro era molto esigente, faceva provare e riprovare gli schemi, poi c’era quella dose di lavoro atletico che ti levava la voglia di fare altro”.

L’esultanza con le orecchie.
“Questo è il gesto che è nato un po’ per sfida verso i tifosi, perché non apprezzavano il fatto che giocassi al posto dell’ipotetica punta che doveva arrivare. I fischi mi sembravano ingiusti, non era colpa mia se non era arrivato nessuno. Poi dopo un chiarimento con i tifosi a Trigoria è diventato il simbolo della mia esultanza, non più per sentire i fischi ma la gioia dei tifosi”.

L’Under 21.
“Ametrano, Cannavaro, Pecchia e io. Insieme a Scarchilli ho avuto una grande esperienza, abbiamo vinto due europei e molti sono passati in Nazionale A”.

Atlanta ‘96.
“Ho fatto una bruttissima Olimpiade, l’aria condizionata degli alberghi e l’eccessivo caldo mi provocarono un’influenza, rimasi a letto con Pagliuca che mi sfotteva. Giocai pochissime partite, non mi ricordo nient’altro. Talmente veloce che non me ne sono neanche accorto”.

Il derby del 4-1.
“21 novembre 1999, dopo mezz’ora eravamo 4-0, c’era gente incredula, non si era mai visto contro una Lazio fortissima. Rientrammo negli spogliatoi, esultavamo e Capello ci urlava che non era finita. Un derby veramente entusiasmante. Montella era straordinario, tecnicamente fortissimo, faceva la differenza. Appena capitava mezza palla buona faceva gol, non si poteva dir nulla. Ho avuto un buonissimo rapporto, poi abbiamo vissuto insieme tante altre esperienze”.

Con Capello.
“Capello è stato l’allenatore che mi ha cambiato nel modo di giocare. Già dal suo primo anno ha voluto cambiare la mia posizione, quando arrivò giocai con Totti e Montella, ma già a metà stagione mi mise sulla fascia pensando all’anno dopo. Ti faceva tirare fuori il 110%, la sua più grande dote. Trattava tutti allo stesso modo, non c’erano giocatori di nome o altri, i regolamenti erano uguali”.

L’anno dello scudetto.
“Con Bati ho avuto un grandissimo rapporto, eravamo sempre insieme anche fuori dal campo. Era come un fratello. Un anno spettacolare, il più bello della mia carriera. Vincere lo scudetto a Roma non è mai facile, motivo di grande soddifazione. Non eravamo un gruppo unitissimo, c’erano vari gruppetti, ma in campo eravamo tutti dalla stessa parte”.

Franco Sensi.
“Ho sempre detto che è stato il mio presidente. Nel senso che mi ha cambiato la vita. Mi ha subito voluto bene, tutto quello che ho lo devo a lui oltre che a me stesso. È stato un presidente molto importante, mi ha fatto togliere tante soddisfazioni e lo ringrazierò per tutta la vita, mi ha permesso di fare la vita che sto facendo e di realizzare il sogno dello scudetto”.

La festa.
“Era appena finita la partita col Parma, venivamo dal pareggio col Napoli che rinviò la festa. La Juve incalzava, dovevamo vincere col Parma. Eravamo stati tutto l’anno primi in classifica e non poteva finire altrimenti. Grande soddisfazione dopo un’annata faticosa, nelle nostre facce c’è tutta l’emozione di quella vittoria”.

L’invasione.
“C’è stato un attimo di preoccupazione, la partita non era finita. Si fece fatica a rimettere a posto le cose, qualcuno giocava con una maglia che non era la sua, temevamo l’annullamento della gara. Poi si ricompose la situazione e la festa è continuata per tutta l’estate”.

La Supercoppa Italiana.
“Ad agosto contro la Fiorentina, vincemmo 3-1. La chiusura del cerchio dell’annata precedente, con giocatori nuovi come Fuser. Un’altra soddisfazione, con quella squadra ce ne siamo tolte fin troppe poche”.

Il gol nel derby nel 2001.
“Entrai nel secondo tempo al posto di Batistuta, dopo 4 minuti gancio su Nesta e destro sul secondo palo. Una delle nove grandi emozioni. È sempre stata una partita che mi faceva dare qualcosa in più, i tifosi mi dicevano che era la partita più importante dell’anno, me la sono presa a cuore. Si vede anche alle spalle, prima allo stadio non c’era un posto libero. Fare gol in uno stadio così pieno è spettacolare”.

La vittoria a Madrid.
“Eravamo nel girone di Champions, dopo quella vittoria ci bastava un pari con l’AEK Atene. Questo è il gol di Totti, fui il primo ad abbracciarlo. Era una squadra che aveva Figo, Raul, Zidane, Ronaldo, eppure facemmo la partita perfetta e riuscimmo ad espugnare il Bernabeu, c’era riuscita solo l’Inter”..

L’ultimo gol nel derby.
“Periodo difficile, dopo i mondiali del 2002 ebbi una fascite plantare, rimasi 4 mesi fermo. Durante la settimana del derby riuscii a fare due allenamenti e Capello mi convocò. Totti chiese se fosse matto, gli dissi che magari era per farmi stare col gruppo. Alle 18.30 Capello diede la formazione ed ero titolare. Totti si girò e mi chiese ancora se fosse impazzito. Giocai quella partita con un po’ di dolore e poco allenamento, destino volle che segnassi il gol del pareggio dopo quattro mesi che non giocavo. Doppia emozione, tornare a giocare, fare gol al derby. Totti non ci credeva, ma anche Batistuta corse ad abbracciarmi dalla panchina. Con Totti avevo un rapporto bellissimo, è sempre stato un giocatore che ha mostrato a tutti gli altri la sua professionalità, sapeva gestirsi bene, se non faceva differenziato era sempre in testa al gruppo. Ho condiviso 10 anni di Roma e di Nazionale, è sempre un piacere rivederlo”.

La finale di Euro 2000.
“Questa è la bella ma sfortunata finale di Rotterdam. Fu la prima partita da titolare che feci, fino alla semifinale non avevo mai giocato, giocai secondo tempo e supplementari. Zoff mi vide in forma e mi fece giocare al posto di Inzaghi, Montella e Del Piero. A volte è destino, se dovessimo rigiocare quel minuto finale staremmo parlando di un’altra conclusione. Ogni volta che lo racconto mi vengono i brividi, sono successe troppe cose in quel rinvio, bastava qualcosa di diverso e avremmo vinto”.

Con Vieri.
“Bobo e Marco i re del ballo, Milly Carlucci volle fare con noi un programma in giro per il mondo sui vari balli, una bella esperienza. Bobo è molto diverso, è un orsacchiotto. Risulta burbero se non sei suo amico, ma non è affatto così. Un ragazzo buono, a volte dovevo consolarlo perché aveva paura di tutto. Gli sudavano le mani, non sapevo come consolarlo. Una grande esperienza, siamo stati 10 anni tra Under 21 e Nazionale in ritiro e poi ci siamo ritrovati”.

Ballando con le Stelle.
“Siamo arrivati secondi, ma ingiustamente. In quel programma c’è una componente che non capisco, alla fase finale si dovrebbe premiare chi balla meglio e non il televoto, che premia il personaggio. Quell’anno vinse Andres GIl che faceva telenovela per le ragazzine, che lo votavano. Peccato, nonostante tutto una grande esperienza”.

Il gol da ex con l’Ascoli.
“Questo è quello che succede quando torna l’ex. Ti capita quella palla che non puoi fare a meno di spingere in porta, successe sotto quella Curva sotto cui ho esultato spesso, l’unica volta in cui sono riuscito a godere appieno di un gol. Non si poteva tirarsi indietro, mi sarebbe piaciuto farlo un’altra volta con la maglia giallorossa”.

A fine partita.
“Finì 2-2, andai a salutare i tifosi che mi avevano perdonato, mi chiamarono sotto la curva per darmi il bentornato. Momento emozionante, ci andai con la maglia di un’altra squadra”.