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Mkhitaryan, l'uomo giusto al posto giusto

di Danilo Budite
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Danilo Budite
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È finalmente arrivata la notizia che Fonseca e i tifosi aspettavano: Henrikh Mkhitaryan resterà fino al termine della stagione. Non solo, c'è anche un accordo preliminare per la permanenza dell'armeno per il prossimo anno. Una benedizione per il tecnico portoghese, che ha più volte ribadito l'auspicio che il numero 77 rimanesse in giallorosso e finalmente è stato accontentato. Una conferma meritata sul campo per Mkhitaryan che, al netto di qualche infortunio di troppo, quando chiamato in causa ha sempre risposto presente. Una conferma dovuta, anche perché quando un allenatore si espone come ha fatto Fonseca per un giocatore vuol dire che quel giocatore è davvero considerato una pedina importante. Un tassello che era da confermare, su cui il mister può contare per questo finale di stagione e per costruire le basi per la prossima.

PUPILLO - Paulo Fonseca ha più volte ribadito la sua stima per Mkhitaryan. Questo è l'assunto di base da cui partire per comprendere l'importanza della conferma dell'armeno. Quando l'ha avuto a disposizione, il portoghese l'ha praticamente sempre schierato, come esemplificano al meglio le ultime due partite, in cui Mkhitaryan è stato l'unico tra gli esterni a partire titolare in entrambi i match. D'altronde tatticamente il numero 77 è il giocatore perfetto per il credo tattico di Fonseca. Esterno più tecnico che veloce, portato quindi per caratteristiche ad attaccare la profondità oltre che a giocare maggiormente dentro al campo, incarna perfettamente ciò che il portoghese chiede ai suoi attaccanti. Tagli dentro al campo, movimenti centrali a favorire l'inserimento dei terzini, vivacità sulla trequarti, qualità per verticalizzare e imbucare. Tutte doti naturali per Mkhitaryan, che unite a una duttilità preziosissima lo rendono una pedina fondamentale. L'armeno può giocare infatti indifferentemente a destra e sinistra, può fungere anche da trequartista centrale. Un vantaggio non da poco, soprattutto in una squadra con la Roma che troppo spesso si è trovata a fare i conti con emergenze infortuni e penuria di uomini da schierare. 

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Come si diceva, quando è stato bene Mkhitaryan è praticamente sempre sceso in campo, da subentrante quando non partiva titolare. 90 minuti in panchina solo nel match di Europa League all'Olimpico col Basaksehir, per il resto sempre in campo almeno per una manciata di minuti. L'amore tra Miki e la Roma è sbocciato subito, con quel gol all'esordio col Sassuolo in casa. Peccato per gli infortuni, che lo hanno limitato, ma i numeri della sua prima stagione in giallorosso sono impressionanti: 22 presenze, con 6 gol e 4 assist, ma un totale di 1174 minuti giocati, che a conti fatti sarebbero circa 13 partite. Alla luce di ciò i 6 gol e 4 assist assumono un valore ancora superiore, visto che l'armeno partecipa in media quasi a un gol a partita. Numeri che spiegano bene l'insistenza di Fonseca per la conferma di Mkhitaryan, che esemplificano al meglio come, anche con relativamente poche partite, l'armeno sia diventato un pupillo del mister.

ESPERIENZA E QUALITÀ - Al di là del gradimento di Fonseca, Mkhitaryan ha dimostrato di essere uno di quei giocatori sopra la media, in grado davvero di imprimere una marcia in più alla squadra. D'altro canto il curriculum dell'armeno parla da solo, le maglie prestigiose di Borussia Dortmund, Manchester United e Arsenal, i trionfi con lo Shakhtar e con i Red Devils. Miki è un giocatore abituato a certi palcoscenici, a determinate pressioni. È un giocatore d'esperienza, in grado di prendere per mano la squadra, capace di costituire lo zoccolo duro della leadership squadra con giocatori come Dzeko e Kolarov. Un profilo europeo, molto in voga nella Roma degli ultimi tempi, come testimonia anche la trattativa in stato avanzato per Pedro. La linea dettata dagli ultimi movimenti di mercato è quella di costruire un giusto mix tra giovani promettenti e calciatori di esperienza assicurata, capaci di guidare quei giovani e in tal senso Mkhitaryan è davvero una pedina fondamentale. 

Dietro la grande esperienza, c'è poi l'immensa qualità dell'armeno. Fonseca ha più volte ribadito la sua propensione a prediligere la tattica sulla trequarti offensiva, come dimostrano la centralità di Pellegrini, la fiducia a Pastore, l'imprescindibilità di Dzeko. L'armeno è un calciatore che si sposa alla perfezione con le caratteristiche della rosa, sia con quei giocatori di estrema qualità come i sopracitati, che con i profili più rapidi e fulminei come Kluivert e Carles Perez. Scambi stretti con i primi, inserimenti con i secondi, Mkhitaryan è l'assistente perfetto per i compagni di reparto. Ma oltre alla rifinitura, l'armeno anche è molto bravo nell'inserirsi con i tempi giusti, potendo anche contare su un discreto fiuto del gol, come testimoniano i 6 gol messi a segno. Per caratteristiche tecniche, tattiche e umane quindi Mkhitaryan è davvero l'uomo giusto al posto giusto. L'unica grande incognita è l'integrità fisica: gli infortuni quest'anno hanno tolto all'armeno ben 16 partite, decisamente troppe per una pedina così importante. Al netto dunque di una condizione da tenere sott'occhio con grande attenzione, la permanenza di Mkhitaryan è una grande notizia per la Roma.

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