Tommasi: "Concetti sacrosanti di Pallotta, rapporti tifo-squadre da normalizzare"

18.04.2015 09:03 di  Claudio Lollobrigida  Twitter:    vedi letture
Fonte: La Gazzetta dello Sport - Iaria
Tommasi: "Concetti sacrosanti di Pallotta, rapporti tifo-squadre da normalizzare"
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© foto di Federico De Luca

Damiano Tommasi, ex giocatore romanista e attuale presidente dell'Aic, parla a La Gazzetta dello Sport. Ecco uo stralcio delle sue dichiarazioni.

Cosa va fatto per evitare scene pietose come la gogna sotto la curva sud dell’Olimpico dopo Roma- Fiorentina?
«Intanto si sta discutendo di una nuova norma da inserire nel codice di giustizia sportiva per vietare questo tipo di comportamenti. Siamo favorevoli perché una cosa è avere una simbiosi tra squadra e tifosi, un’altra dover rendere conto a qualcuno del proprio lavoro.Tra multa e squalifica ai tesserati io opterei per la seconda, che è più disincentivante. Ma l’aspetto sanzionatorio non basta».

Cioè?
«Bisogna rendere i calciatori consapevoli del loro ruolo. Certi gesti, come quello dei giocatori del Padova di lasciare le maglie agli ultrà dopo una sconfitta, sono devastanti, hanno un effetto boomerang sull’opinione pubblica. Vanno evitati. Ecco, i calciatori devono acquisire una responsabilizzazione diversa: vanno informati, tutelati».

Qual è la sua ricetta?
«I rapporti tra i tifosi e le squadre devono essere normalizzati, all’estero nessuno si sognerebbe di fare ciò che si fa in Italia. È ovvio che i calciatori da soli non possono far nulla. Ognuno deve fare la sua parte: le società, chi gestisce l’ordine pubblico. Non mi arrendo all’idea che da noi vengano considerati fisiologici comportamenti che altrove non hanno cittadinanza».

Parla come Pallotta.
«Ha espresso concetti sacrosanti. Chi come lui non vive il calcio italiano da tanti anni, non è ancora assuefatto a questi fenomeni ed è portato a reagire così. È come la persona che entra in una stanza, sente l’aria viziata e chiede di aprire la finestra: chi sta dentro non ne ha percezione. All’estero il tifo si vive in maniera completamente diversa, da noi lo stadio diventa il luogo dove perseguire altre finalità che non sono quelle del tifo e della festa. Comunque non bisogna personalizzare la battaglia di Pallotta contro il tifo violento».