Tovalieri: "Bergamo da sempre un campo difficile. Auguro a Castan di tornare presto"

22.11.2014 11:26 di  Claudio Lollobrigida  Twitter:    vedi letture
Fonte: ilcatenaccio.es
Tovalieri: "Bergamo da sempre un campo difficile. Auguro a Castan di tornare presto"

Doppio ex di Roma e Atalanta, Sandro Tovalieri ha parlato a ilcatenaccio.es, tra le altre cose, della gara di questo pomeriggio a Bergamo. Ecco le sue parole.

Dopo la sosta ecco Atalanta-Roma, quale sarà il pericolo numero uno per i giallorossi?
"Io mi aspetto una partita impegnativa perché Bergamo è da sempre un campo difficile. L’Atalanta costruisce in casa tutto il suo campionato ed è lì che fa i punti salvezza. Hanno un allenatore bravo, preparato che li motiva al massimo. Detto questo penso che la Roma abbia le carte in regola per andare a fare risultato e per imporre il suo gioco. Vincere è fondamentale per rimanere avvinghiato al vertice".

Una settimana, quella romanista, scossa dalle condizioni di Castan.
"Quando succedono cose così è sempre difficile esprimere un commento. Sono fatti che vanno al di là del calcio. Quello che spero è che possa risolvere il problema, e sono sicuro che lo farà. Gli auguro di tornare presto in campo perché è un grande giocatore ma adesso non conta nient’altro se non la salute. La vita calcistica viene dopo".

Lei nella sua carriera ha vestito molte maglie, tra cui anche quella dell’Atalanta. Che ricordi ha dell’esperienza a Bergamo?
"È stata una bellissima annata anche se venivo da stagioni ancora più esaltanti a Bari. Dopo tre anni in Puglia trasferirmi in un ambiente nuovo, passare dal caldo al freddo, è stata dura. Ci ho messo un po’ per ambientarmi. Comunque abbiamo fatto una grande stagione, io forse ho fatto meno gol rispetto alle attese anche perché davanti avevo Bobo Vieri e spesso giocavo da esterno, che non era il mio ruolo. Siamo arrivati in finale di Coppa Italia, poi persa contro la Fiorentina, e abbiamo raggiunto una salvezza tranquilla. Sicuramente è un ricordo piacevole quello che conservo".

 

Una vita per i giovani, prima nel settore della Roma adesso al Racing Club di Ardea. Il rinnovamento del calcio italiano passa proprio per i vivai e le scuole calcio.
"Io credo che sia fondamentale ridare slancio ai vivai, cosa che ultimamente fa solo la Roma e altre pochissime squadre. Bisogna valorizzarli perché se vengono campioni stranieri ben venga ma arrivano anche giocatori che potrebbero benissimo rimanere a casa. Ci sono giovani nelle categorie inferiori con grande qualità e fanno fatica a dimostrare il loro talento. Mi auguro un ritorno in auge delle scuole calcio altrimenti rischiamo una vera e propria fuga di talenti all’estero".

 

Proprio in quest’ottica, sarebbe un vantaggio far giocare le Primavere nelle serie minori come succede in Spagna?
"Secondo me sì, è la politica giusta per crescere. Lo fanno in Spagna non vedo perché non potremmo farlo noi. Real Madrid e Barcellona hanno sfornato così i loro gioielli. Nell’ultimo Memorial intitolato a mia moglie, (Memorial Laura Nardoni), mi hanno colpito i ragazzi dell’Ajax, categoria giovanissimi. In Olanda fanno un lavoro totalmente diverso dal nostro, li fanno giocare come gioca la prima squadra: prendono un sacco di reti ma nel giro di cinque anni quei giocatori sono in Eredivisie".

Dal 2005 al 2013 allenatore delle giovanili romaniste: esordienti, giovanissimi, allievi. Quale sarà il prossimo talento giallorosso ad uscire fuori?
"Ho avuto la fortuna di allenare tanti ragazzi eccezionali. Da Romagnoli, che ho cresciuto io da centrale, a Verre, ma ne potrei dire tanti. Tutti ragazzi con grandi prospettive. Se devo fare un nome in particolare dico Daniele Verde, centrocampista classe 1996 che sta facendo benissimo in Primavera e che se continua così lo vedremo presto in prima squadra. Ha grandi mezzi, dotato di un gran sinistro, è il gioiello del vivaio di oggi".

Non solo giovani ma anche calcio femminile. È stato nominato infatti presidente onorario della Res Roma.
"Sì, è un’avventura in un mondo a me del tutto nuovo. Una realtà sconosciuta che però sta diventando sempre più importante in Italia. Anche io lo conoscevo poco ma mi sono appassionato vedendo le partite e spero che lo facciano anche i tifosi italiani, così che questo settore cresca e si espanda sempre di più".

Torniamo alla sua carriera da calciatore. Da cosa nasce il soprannome il Cobra?
"Nasce alla mia prima stagione al Bari. Con alcuni compagni nello spogliatoio ci divertivamo ad accostare le nostre caratteristiche a quelle degli animali. E io ero velenoso in area di rigore…".

Da attaccante, un parere su Mattia Destro?
"Dobbiamo partire da un presupposto: quando chiamato in causa fa sempre gol. Poi dobbiamo considerare che è un ragazzo giovane, che ha subito infortuni importanti, che spesso parte dalla panchina. Forse ha bisogno di più fiducia ma ogni volta che entra in campo dà il suo contributo sotto porta. E ha numeri che considerando il minutaggio non sono da tutti".

Visto che siamo in tema, qual è stato il gol più importante della sua carriera?
"Di gol belli e importanti ne ho fatti molti. Come le 40 reti a Bari o il rigore decisivo calciato nello spareggio, nel 98, tra Perugia e Torino. Riportai il grifone in Serie A. Ma il più importante in assoluto è senz’altro il primo gol con la maglia della Roma, al San Paolo contro il Napoli. Finì 1 a 1, segnai io nel primo tempo e poi Maradona nel secondo su rigore. Come fai a dimenticare partite così?"