La rivoluzione culturale finalmente riuscita

21.06.2022 11:48 di  Alessandro Carducci  Twitter:    vedi letture
La rivoluzione culturale finalmente riuscita
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Nuovo appuntamento con i podcast di VoceGialloRossa.it: ogni giorno, dal lunedì al venerdì, approfondiremo con le voci dei nostri redattori uno dei temi più importanti della giornata.

Vi ricordate la famigerata rivoluzione culturale che voleva operare Walter Sabatini nel 2011? Quando, 5 anni dopo, l’ex DS giallorosso lasciò la Roma disse le seguenti parole: "Quando arrivai alla Roma parlai di rivoluzione culturale. Intendevo dire trasformare il concetto di vittoria da una possibilità a una necessità: e questa mancata rivoluzione è il mio più grande fallimento".
Oggi il dirigente, fresco di divorzio dalla Salernitana, è tornato su quel concetto, dando merito a Mourinho di “aver trasformato la vittoria da possibilità a necessità”. Proprio ciò che Sabatini non era riuscito a fare a Roma e, in più in generale, proprio ciò che pochissimi nella storia hanno fatto nella Capitale, forse Capello l’ultimo che vi riuscì (e infatti vinse lo scudetto).
Se ci pensate, José Mourinho ha accettato la Roma in un momento non splendente della sua carriera, almeno risultati alla mano, soprattutto dopo l’esperienza al Tottenham e soprattutto per uno abituato a vincere e che ha abituato i tifosi ad avere aspettative altissime con lui in panchina.
Ha voluto ricominciare dalla Roma, un club che ha vinto ora una coppa dopo l’ultima alzata ben 14 anni fa, tra mille pressioni, polemiche e frustrazioni di chi vorrebbe vincere ma non riesce. Potenzialmente, non la situazione ideale per chi, per storia e dna, è costretto a vincere ogni volta, pena il farsi dare del bollito e del pensionato. Mourinho ha raccolto una sfida pazzesca, difficilissima e dall’altissima probabilità di fallire.
Ha accettato, è arrivato, ha visto e ha vinto, come un novello Giulio Cesare. Il problema, se così si può chiamare, è l’aver alzato anche qui le aspettative. Per carità, nessuno pretenderà lo scudetto il prossimo anno ma adesso migliorare significherà fare un lavoro straordinario. E chi, se non lo Special One, è l’uomo adatto a portare a termine missioni speciali e, sulla carta, quasi impossibili.